Professione: funambolo. Un giorno ha teso una corda di canapa tra due alberi nel cortile della casa a Cuorgne (To), in cui abitava. Poi ha iniziato a cadere e cadere per circa un mese. “Una volta – racconta – mentre ero lì che lottavo con la corda, qualcuno, dall’alto, mi ha suggerito di provare con un ombrello. Non ho mai saputo chi mi avesse dato quel consiglio, ma fu decisivo”.

E da quel momento Andrea Loreni, torinese, classe ’75, non ha più smesso di passeggiare in cielo. https://vimeo.com/250236837?utm_source=email&utm_medium=vimeo-cliptranscode-201504&utm_campaign=28749

Come è nata questa passione?
Sin da ragazzino mi era più chiaro cosa non volessi fare – e cioè, andare a lavorare annoiato e stanco tuti i giorni, come alcune delle persone che vedo intorno a me. È stato un richiamo, un’attrazione, che la strada di acciaio ha esercitato su di me. Nel ’95 o ’96, non ricordo bene, vidi uno spettacolo di strada alla fiera degli Obej Obej a Milano e fui folgorato dalla rivoluzione che quell’evento rappresentava. Se l’artista di strada si denuda, anche il pubblico tende a spogliarsi e le barriere sociali cadono in fretta, le distanze tra le persone si accorciano, anche se solo per pochi attimi e nello spazio magico, che è il cerchio dell’artista di strada. Inoltre fare cappello a fine spettacolo responsabilizza sia l’artista che il pubblico. L’artista dà quello che vuole durante lo spettacolo e chi assiste rende a sua volta, dopo lo spettacolo, quello che crede opportuno, senza alcuna pressione, in modo spontaneo. Ecco, quella mi sembrò una strada molto più interessante per vivere.

Come hai cominciato?
Tendendo una corda di canapa tra due alberi nel cortile della casa, in cui abitavo a Cuorgne. Passai dopo qualche tempo al cavo di acciaio – che usai per qualche anno come filferrista – ossia un cavo alto due metri, lungo sei e senza bilanciere. Nel 2006 feci la mia prima grande camminata attraversando il Po vicino a Chivasso, lunga 120 metri, per una altezza di 12. Per tutta la settimana precedente l’evento e quella successiva fui elettrizzato dalla novità, dalla sfida, dal territorio nuovo in cui mi apprestavo a camminare e che riuscii ad attraversare. Non sono mai caduto da grandi altezze, anche se in prova, dal cavo basso, sono volato molte volte.

La camminata più tosta?
La più alta a 160 metri, sulla Rocca Sbarua, a Pinerolo, in provincia di Torino. La più lunga, 250 metri, alta 90, a Pennabilli, inprovincia di  Rimini, in occasione di Artisti in piazza 2011. La camminata più inclinata a Lodi con 26 gradi di pendenza. La più lunga sull’acqua, quella sull’Adda, di 220 metri. L’esperienza più intensa   è stata quella a Pennabilli per l’allestimento, oltreché per la traversata in sé.  Abbiamo lavorato in cinque per nove giorni e steso oltre al cavo principale, 3000 metri di cavetti di acciaio per le corde di stabilizzazione laterale.

Il cavo più sottile su cui hai passeggiato?
Uno di 14 millimetri.

Non hai paura?
Sono undici anni che cammino sul cavo e sono undici anni che ho paura. Mi sono abituato ad avere paura. Nonostante questo, faccio ogni volta il primo passo sul cavo e mi sospendo. Oltre la paura, oltre la solitudine, ho scoperto la libertà da ogni costrizione, da ogni sovrastruttura e infine da me stesso.

Come ti prepari ad una camminata?
Se la camminata è particolarmente impegnativa, inizio qualche tempo prima a prendere confidenza col suo vuoto, facendo delle visualizzazioni, tenendomela nella pancia, senza pensarci troppo, mantenendola al limite del mio orizzonte. La mia preparazione principale rimane la meditazione zen, che pratico tutti i giorni, anche se non ci sono traversate specifiche in programma.

Come ti vesti nelle tue traversate?
Cerco di vestire in modo elegante. Gli abiti devono piacermi e rendere l’idea della sacralità del momento. Da questo anno mi vesto da Born In Berlin, un piccolo negozio indipendente di Torino.

Hai un portafortuna, segui rituali scaramantici prima di iniziare?
Non ho un portafortuna. Spesso riporto alcuni gesti, come, per esempio, girare le viti del bilanciere, tutte e due nello stesso verso. Poco prima di iniziare faccio ventuno respiri.

Cosa c’è dietro la voglia di una sfida così grande?
L’insoddisfazione per il piccolo, il relativo. La ricerca dell’assoluto. Fin da bambino avevo intuito che non è tutto qui, che c’è dell’altro, e l’ho trovato sul cavo, anche se poi ho capito che è dappertutto. Sul cavo è solo più facile incontrarlo.  Tra i due punti – che io cerco di unire nel corso di una traversata – ci sono molte strade e sicuramente una che non oso neanche pensare. Forse la più scomoda, la più spaventosa, difficile da immaginare. Eppure è proprio lì che trovo la mia autenticità. Forse tutto nasce dalla insoddisfazione. Non mi bastava la realtà che vedevo, non mi convincevano i bisogna fare così, così mi sono messo alla ricerca, prima con la filosofia – che ha rinforzato il mio spirito critico e allenato al dubbio – poi con l’arte di strada. Ma è sul cavo che vivo quell’assoluto, quello che avevo intuito fin da bambino.

Vivi facendo il funambolo?
Sì, e da due anni faccio anche il formatore, sia in ambito aziendale che privato. Cerco di trasmettere il mio modo di affrontare il cambiamento, le difficoltà, di gestire la paura e lavorare sotto stress.

Per il futuro?
Mi sto preparando per cercare di battere il record mondo di camminata su cavo inclinato, per ora stabilito in 39 gradi di pendenza. E poi vorrei completare il documentario relativo alla mia camminata al tempio Sogen-ji ad Okayama in Giappone, e all’attraversamento del fiume Meuse a Venlo  in Olanda, dialogando con istallazioni di luci laser.

E quando smetterai di camminare in aria, cosa farai?
Non ci penso. Ma spero di smettere quando lo deciderò io.

Chi sostiene le tue camminate dal punto di vista economico?
Per ora le sostiene chi le commissiona, per esempio, i Comuni o i loro partner commerciali, oppure enti privati, società, come Tim, che ha sponsorizzato la mia ultima traversata sul Tevere. La camminata in Giappone l’ho sostenuta io. Ho fatto una campagna di crowdfunding per girare e montare il documentario. Sono sempre alla ricerca di sponsor.

Prossimo è anche un tuo spettacolo a Matera. Ci anticipi qualcosa?
Quando ho visto per la prima volta Matera, lo scenario lunare ha esercitato subito una forte attrattiva sulla mia fantasia. Nel 2019, per Matera Capitale Europea della Cultura, vorrei stendere un cavo sui Sassi e camminare sopra tanta bellezza. Sono in contatto con il Comune e la Fondazione per organizzare l’evento.

Ti senti un tipo tosto?
Non ho paura di avere paura. Non so se questo faccia di me un tipo tosto, però!

Cinzia Ficco

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