Sei sfide su bici, una più tosta dell’altra, per far crescere in Italia il numero dei donatori di sangue. La prima, il primo giugno scorso, a Valloire nella Savoia francese. La seconda domani e dopodomani.  Le altre a luglio. Quasi 27mila metri di salita, tre volte l'Everest.

“Molte persone – afferma Dario Cotugno – si dichiarano disponibili a donare, ma in effetti non lo fanno mai. Io voglio fare qualcosa di concreto. E se riuscirò a salvare anche una sola vita con le mie prove, mi riterrò soddisfatto”. 

Nato a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, nel 1989, Dario sta completando gli studi per prendere la laurea in Ingegneria energetica   presso il Politecnico di Torino. Ha terminato la triennale alla Sapienza di Roma. E’ donatore di sangue da quando aveva 18 anni e di midollo da quasi quattro. Ha una grande passione: la bici.

“Dopo aver scalato su due ruote lo Stelvio l'anno scorso – racconta - mi è venuto un desiderio forte di raggiungere quote sempre più elevate sui pedali.  Matteo Troiano, un amico, il rappresentate legale della start up di Sponsor-me http://www.sponsor-me.it/ mi ha proposto di supportarmi nelle gare ciclistiche che facevo. E’ nata così l'idea di mettere insieme sei sfide, di difficoltà sempre crescente”.

Di quali prove si tratta?

La prima consisteva, perché l’ho già superata, in una salita molto molto ripida. La seconda prova, che farò già da domani, è la Valtellina Extreme Randonné. Il rapporto dislivello/km da percorrere è uno dei più elevati di tutte le manifestazioni ciclistiche del 2014.  Sono 454 km e più di 12 mila  metri di ascesa. Cercherò di percorrerla senza fare la pausa – sonno, ma tutto dipenderà dalle condizioni meteo che incontrerò.

La terza e la quarta?

La terza è la salita alla batteria dello Chaberton, a 3130 metri di quota. Quest'anno salirò con una mtb 29 molto più pesante di quella utilizzata l'anno scorso. Questo potrebbe crearmi qualche difficoltà nella respirazione, soprattutto nella parte finale dell'ascesa. La quarta prova è la scalata al Rocciamelone, oltre 3500 di quota. Non ho mai affrontato questa salita, né questa vetta, ma so che ci sono dei tratti da percorrere su un ghiacciaio e altri in cui c'è una corda fissa per supportare la salita. Percorrerli con una bici sarà una bella sfida, anche perché nei tratti a corda fissa dovrò portare la bici in spalla. E poi c’è l’ascesa al Monte Rosa, quinta tappa, oltre 4600 metri di quota, seconda vetta d'Europa. Qui è il problema della rarefazione dell’aria, che mi preoccupa. L'ascesa dovrebbe essere in due tappe, la prima dal Courmayeur al rifugio Mantova a 3500 metri. Il giorno seguente verso la cima, con una guida alpina. Poi è prevista la discesa. Anche questa prova la farò in bici. L'ultima è la salita al Monte Bianco, prima vetta d'Europa con i suoi 4810 metri di quota.  

Ma questa l’affronterai senza bici, giusto?

Sì. Perché è impossibile salire con una bici.
In totale quasi 27 mila metri di salita.

Sì. A settembre avevo fatto qualcosa di simile in bici, però lo spirito era diverso. In quell’occasione avevo deciso di attraversare l'Italia da Torino al Gargano. E viaggiare in bici è stata una delle esperienze più belle mai fatte. Ora ho deciso di sfidarmi. Voglio conoscere i miei limiti fisici e la mia determinazione.

In quanto tempo ti sei preparato?

E' dalla scorsa estate che mi sto preparando. Però, per crescere dal punto di vista ciclistico, ci sono voluti alcuni anni. Quando inizi a sentire nausea, mal di testa, i muscoli che diventano molli, non è semplice andare avanti. Sono sensazioni che impari a gestire con il tempo.  Non avendo un personal trainer, mi sono allenato tra piscina e bici, seguendo i consigli di due mie amiche. Nessun integratore alimentare. Solo frutta, miele e qualche panino con marmellata. 

Quale sarà la difficoltà più grande?

Beh, ho sempre paura di non farcela, di avere un crollo mentale in un momento di particolare stanchezza, che mi costringerebbe a fermarmi. Un peggioramento delle condizioni meteo. Una pioggia battente a oltre 2000 metri, di notte, mi farebbe consumare molte più energie per il freddo. Alla stessa maniera il caldo torrido di giorno potrebbe stremarmi. Durante la prima prova, nonostante sia partito pianissimo e abbia cercato di gestirmi al meglio sulla lunga salita del Galibier sono arrivato stremato e negli ultimi quattro o cinque chilometri ho sentito la necessità di fermarmi e mettere il piede a terra almeno una quindicina di volte. Ma che succedeva? Tutte le volte che cercavo di staccare il piede dal pedale, pensavo a Fiorenzo Magni, che correva con una clavicola rotta e un pezzo di camera d'aria, stretto tra i denti per il dolore. E ancora, pensavo a quello che un giorno Gino Bartali raccontò ad un bambino, incontrato durante la sua degenza in ospedale. Gli disse che l'unico segreto per andare forte in salita era convincersi di fare un'altra pedalata quando si è allo stremo. Alla fine la voglia di salire torna da sé. E poi mi veniva in mente l'immagine della 17enne Samia Omar, che corse alle Olimpiadi di Pechino. Le sue avversarie erano arrivate al traguardo con largo anticipo, ma lei continuò a correre per portare a termine la sua gara. Ero un po’ teso prima della gara a Valloire. Ma ho promesso a me stesso che, anche se dovessi andare fuori tempo massimo per ottenere il brevetto (40 ore), continuerò a pedalare fino a che non avrò portato a termine il mio percorso

Cosa ti porti dietro?

Nulla di particolare, se non la voglia di vivermi ogni metro di strada, di consumare ogni goccia e d energia del mio corpo prima di arrendermi. Mi fermerò solo se non riuscirò a stare più in piedi.  Di scommesse sportive se ne fanno tante, perché questa dovrebbe avere meno importanza? Se io finisco tutte le 6 prove, tu donerai sangue e midollo?

Ma in fondo perché tanti sacrifici?

Fare qualcosa che sembra impossibile regala una sensazione di libertà assoluta, difficile da descrivere. La stessa magnifica sensazione la si prova salendo a 3000metri.  A volte anche il battito del cuore sembra rumoroso. Tutto ciò che è terreno sembra dissolversi. Si entra in una dimensione in cui si è solo ospiti. Si impara ad amare in modo più profondo la natura. E questo molte volte fa cambiare la percezione di tante cose.

A chi dedichi queste sei sfide?

A Marco Pantani, Patrick de Gayardon e Samia Omar 

Ti senti un tipo tosto?

Un po’. Da uno a dieci,7. Se riuscissi a finire tutte le prove, potrei azzardare un 8.

Ha altri progetti?

Un viaggio in bici partendo da Torino per arrivare a Santiago e Fisterre, attraversando le Alpi meridionali fino a Marsiglia e deviando per visitare Montserrat. Il sogno nel cassetto è ripercorrere in bici l'antica via della seta, fino a Pechino, attraversando tutti i Paesi del Medio Oriente. Lì è nata la civiltà umana e sono sicuro che sono luoghi splendidi da visitare. Però, vorrei fare una piccola deviazione rispetto al tragitto storico per attraversare il Passo del Kahrdung La, che con i suoi 5300 metri è il più alto al mondo.

                                                                                                                                    Cinzia Ficco

 

 

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