“In  questa  regione  la  nomenclatura  politica continua,  come  se  niente  fosse,  ad  elargire denaro a piene mani alla casta dei burocrati regionali,  come  dimostra  il  milione  di  euro in  premi  di  produttività  pagati,  a  fine  2013, ai 64 dirigenti il cui stipendio viaggia su una media di 96 mila e 679 euro annui, con punte massime  di  138 mila euro.  In  quante  regioni può  accadere  che  un  ex  dipendente  di  un Comune percepisca una pensione di 637 mila  euro  l’anno,  cioè  il  doppio  dello  stipendio del  presidente  degli  Stati  Uniti?  A  Perugia succede.  Il  beneficiario  è   l’ex  avvocato  del  Comune,  Mario  Cartasegna,  che,  ancora  oggi, utilizza l’auto blu comunale per recarsi  in  tribunale  a  rappresentare  il Comune, dal  momento  che  dopo  il  pensionamento,  continua a collaborare con l’ente”.

A scriverlo è Claudio Lattanzi, giornalista, nel suo quinto libro inchiesta, dedicato questa volta alla due volte presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti e intitolato “La Zarina”, edizioni Intermedia. Così in Umbria chiamano l’ex donna di ferro.

 Si tratta di una biografia non autorizzata, di poco più di 300 pagine, che descrivono la parabola della Lorenzetti, cresciuta sotto l’ala protettrice di D’Alema, deputato per quattro legislature, messa alla guida di Italferr da Berlusconi, ai vertici della Regione per due mandati consecutivi (2000-2010).

Una donna tenace, schietta, determinata, che  ha saputo cavalcare la ricostruzione post sisma del ’97, assicurando alla sua terra 5 miliardi e 300 milioni di euro, oltre ad ingenti finanziamenti europei e risorse destinate al Giubileo. Tutto questo ha fatto in modo che l’ex governatrice creasse intorno a sé una fitta trama di potere, a cui le opposizioni, gli imprenditori, le associazioni di categoria, la stampa, dicessero sempre sì.

Nel 2013, però, l’inchiesta fiorentina sullo scandalo Tav scoperchia un verminaio di corruzione. Si ipotizza il reato di associazione a delinquere, finalizzato a favorire le cooperative rosse in cambio di favori personali.

Ma chiediamo a Claudio, autore di altri libri inchiesta (“La mafia in Umbria”, “I Padrini dell’Umbria”, “Scacco al monsignore” e “Orvietopoli”), perché ha voluto interessarsi alla Lorenzetti, detta un tempo Mozzarella.

La biografia politica di Maria Rita Lorenzetti consente di leggere in filigrana la storia recente dell’Umbria e capire come e quando  è iniziata quella fase degenerativa in cui la regione si trova ormai da anni. Oltre a questo, l’inchiesta condotta dalla Procura di Firenze sui presunti, gravi casi di corruzione e associazione a delinquere relativi alla realizzazione dell’Alta Velocità ferroviaria tra Bologna e Firenze apre uno squarcio sul sistema di funzionamento delle grandi aziende di Stato che, così come le società partecipate, rappresentano il ventre molle della corruzione italiana. Mi è sembrato che la vicenda della Zarina da Foligno contenesse molti elementi di interesse per non essere indagata un po’ meglio.

Perchè?

Oltre a ricostruire la storia recente dell’Umbria, questo libro indaga infatti anche il funzionamento della corruzione nel post Tangentopoli.

Perché la vicenda Italferr (società di progettazione delle Ferrovie che ha appaltato i lavori dell’Alta velocità) è significativa da questo punto di vista?

Perché, facendo salvo il principio di presunzione d’innocenza, è esemplificativa di come funziona quel sistema di corruzione che è profondamente diverso dal cosiddetto “rito Ambrosiano”, che è stato l’architrave di Tangentopoli. Il “Rito Ambrosiano” è quello classico di tangentopoli in cui esiste un politico corrotto che incassa una tangente dall’imprenditore in cambio di un appalto. In questo caso, politica e sistema delle imprese sono su piani distinti. C’è poi il “Rito Emiliano”, che è il più evoluto, mai intaccato dalle inchieste di tangentopoli che si caratterizza da una sovrapposizione tra politica ed affari e che vede nel partito il soggetto impegnato a garantire il ritorno economico alla cooperativa o all’azienda legata alla politica. In quest’ultimo modello che è presente nelle regioni dell’Italia centrale, assumono un ruolo centrale le società municipalizzate o comunque partecipate dalle Regioni e da altri enti pubblici. É questa la galassia in cui si annida oggi il germe corruttivo che nessuno sembra voler davvero scoperchiare. In quelle “tangenti legalizzate” degli affidamenti diretti, concessi dalle ventimila società partecipate dagli enti pubblici i cui vertici vengono nominati dai partiti, si annida il cuore di una tangentopoli che aspetta ancora di essere compresa prima ancora che aggredita. Il risultato di questo stato di cose è che mentre la Tav sulla Parigi-Lione costa 10,2 milione al chilometro, quella sulla Tokyo-Osaka 9,3 milioni, la Bologna- Firenze costa 84 milioni ed 800 mila euro al chilometro. Una bella differenza eh?

Dici che il project financing, che è alla base di queste opere pubbliche, è una truffa. Ci spieghi perché?

Le numerose modifiche apportate alla legge Merloni in materia di contratto di concessione, l’emanazione della Legge Obiettivo sulle grandi opere ed altri interventi legislativi hanno stravolto il panorama preesistente, creando un sistema in cui il committente pubblico affida in concessione ad un soggetto privato la progettazione, la costruzione e la gestione dell’opera, ma i rischi e gli oneri restano sempre in capo al soggetto pubblico. Queste società di diritto privato e capitale pubblico, come, ad esempio la Tav spa, la Quadrilatero spa tanto per rimanere in Umbria o la Stretto di Messina spa, sono i soggetti su cui grava il rischio della gestione del project financing, ma le società per azioni pubbliche servono soprattutto a garantire il pagamento dei costi di progettazione e costruzione all’unico soggetto privato vero e proprio di tutta questa filiera, che è il contraente generale (general contractor). Le società di diritto privato e capitale pubblico si accollano i rischi della gestione sotto forma di debiti scaricati sulle spalle dei cittadini. Tutto ciò avviene perchè la modifica legislativa del contratto di concessione consente in realtà di sostituire il “diritto di gestione” dell’opera pubblica con un prezzo garantito dal committente pubblico. É stato insomma stravolto il concetto tipico del project financing, secondo il quale il privato si accolla il rischio di realizzare un’opera, remunerando l’investimento con la gestione della stessa opera.

Il tuo precedente libro, I padrini dell’Umbria, ha venduto 13.800 copie solo nella tua regione. In genere l’opinione pubblica come accoglie le tue inchieste? Ti sembra cominci ad essere reattiva?

La società umbra è una strana realtà, con forti caratteri di arretratezza. L’inconsistenza di una vera e propria opinione pubblica, determinata dall’irrilevanza di un diffuso ceto borghese, fa sì che il concetto di libertà personale qui assuma un significato molto attenuato. Spesso si ha l’impressione che gli umbri siano sempre alla ricerca di un “padrone” e ciò è sicuramente l’eredità di un passato che ha visto queste terre soggiogate ad un potere oscurantista come quello dello Stato pontificio che trova la sua continuità storica nell’egemonia comunista, perfezionata e consolidata con la nascita della Regione nel ‘70. Il controllo partitocratrico che il Pci-Pd continua ad esercitare sulle risorse pubbliche si è sovrapposto alla debolezza dell’economia privata, finendo per assumere i tratti di un regime soft la cui vera specificità è rappresentata dal fatto che qui anche il sistema delle imprese dipende dall’onnipotente sinistra.

Il regime della Lorenzetti ha contribuito a creare questa gigantesca palude?

Il modello di società che i dieci anni della Lorenzetti hanno lasciato come pesante eredità alla comunità regionale ruota tutto intorno alla spesa pubblica intesa come faro illuminante di ogni politica. Quasi tutti i vertici del Pd (dalla governatrice Marini, al sindaco di Perugia, alla Cgil, agli amministratori locali) sono l’ultima espressione della federazione giovanile comunista e il loro imprinting ideologico fatica ad adeguarsi ad una idea di società moderna.

Che ruolo hanno gli imprenditori?

Gli amministratori della cosa pubblica li concepiscono come soggetti con i quali instaurare rapporti di forza, possibilmente assoggettandoli ad una forma di controllo o con cui scendere a patti, ma non come protagonisti autonomi nella costruzione di una società aperta e veramente liberale.

Anche la stampa è assoggettata. Allora il contropotere è rappresentato solo da  certi libri?

I libri che tentano di descrivere questa realtà suscitano interesse perché svolgono la stessa funzione del bambino che diceva il “Re è nudo” nella favole di Andersen e perché assecondano un certo voyeurismo rancoroso verso i potenti. Ci sono anche molte persone che si indignano e vorrebbero cambiare le cose, ma il mainstream sociale è ancora quello di una subordinazione generalizzata a questo ceto politico parassitario e furbesco.

Chi speri che a livello politico possa far tesoro delle tue inchieste, soprattutto in vista delle amministrative?

La consapevolezza di vivere ristretti in un recinto asfittico che si allontana sempre di più dal modello dell’Umbria felix di un tempo dovrebbe essere condivisa da tutti anche se non credo che la sinistra umbra possieda le risorse culturali per cambiare paradigma mentale.

Quindi nessuna speranza per questa regione che con 825 mila abitanti conta 50 mila dipendenti pubblici, quattro Asl, due aziende ospedaliere, nove comunità montane, due Province, due Università ? L’Umbria è destinata a collassare?

Cambiare una classe politica per rimanere con le stesse idee di sempre incentrate sul primato dei soldi pubblici sarebbe la beffa più grande.

Nei tuoi libri parli di potenti, gente che gode anche dei sostegni della cosiddetta super loggia massonica. Hai mai avuto minacce, qualcuno ti ha consigliato di smettere di scrivere?

Ci sono state delle pressioni indirette affinché mi occupassi d'altro, piccoli effetti collaterali.

                                                                                                                                                                                        Cinzia Ficco

 

Se ti interessa approfondire, vedi  anche http://www.huffingtonpost.it/cinzia-ficco/lattanzi-e-i-padrini-dellumbria_b_3020804.html

http://www.agoravox.it/Claudio-Lattanzi-ci-parla-della.html

 

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