Ha sempre avuto paura di allontanarsi dalla sua casa e perdere gli affetti più importanti. L’idea di dover attraversare la linea d’ombra e arrivare all’età della maturità, l’ha sempre bloccato. Tanto che ne ha scritto un libro, dal titolo Non succederà più, in uscita a luglio prossimo in Portogallo, Brasile, Angola e Capo Verde.  Oggi, però, le cose sono cambiate e gli unici momenti di benessere li prova quando è lontano dall’Italia per aiutare bambini poveri. Merito di un’esperienza di sei mesi in Brasile, fatta per quella che chiama “strana coincidenza”.

Questa è la storia di Cosimo Scarano, nato nel 1988 a Mottola, in provincia di Taranto, una Laurea Magistrale in Finanza, conseguita a Trento ed una certezza: “Oggi – afferma – so cosa mi rende felice. Ho abbandonato i numeri, un pezzo di carta che ho conseguito solo per convenienza e con tanti sacrifici e ho iniziato a scrivere e viaggiare. Non ho più paura di uscire dal mio guscio. Anzi, vivere in Paesi tanto distanti dal mio, e soprattutto, aiutare persone povere, mi rendono più sicuro. Ho dato finalmente un senso alla mia vita. Devo tanto all’esperienza che ho fatto con l’Aiesec in Brasile e che mi è stata proposta per caso vicino all’Università lo stesso giorno in cui un mio prof ci annunciava che si poteva preparare una tesi nella sua materia sull’economia brasiliana. Ho preso questa strana coincidenza come un segno che avrei dovuto seguire. Così sono partito. Sono arrivato a Recife, città del nord-est, non molto conosciuta, ma davvero immensa per un ragazzo proveniente da un piccolo comune. Una città di due milioni e mezzo di abitanti, di cui non conoscevo né la storia, né la lingua. Per fortuna, l’associazione mi ha supportato. Sono stato ospite di una famiglia straordinaria che adesso è la mia famiglia brasiliana”. 

A Recife Cosimo ha lavorato in una scuola con un centinaio di bambini tra gli 8 e i 12 anni. “Con loro – racconta – ho parlato di droghe, violenza, diritti umani e di rispetto per l’ambiente. E’ stato uno shock vedere come vivono questi bambini, sapere che con l’abuso di droghe fanno i conti quasi tutti i giorni. Per strada spesso si accoltellano per procurarsi piccole dosi. Ed è stato questo a farmi maturare, mi sono sentito coinvolto, ho sentito che dovevo fare qualcosa per loro. E non ho avuto paura. Per otto settimane sono stati questi bambini a farmi affrontare con maggiore serenità i problemi della metropoli. Mi svegliavo ogni mattina alle sei, andavo a prendere un autobus scassato e strapieno, attraversavo mezza città, quaranta minuti di traffico sotto il sole tropicale per poi arrivare a piedi nel quartiere disastrato in cui si trovava la scuola. Non posso certo dire che sia stato tutto facile. In Brasile anche quello che sembra facile richiede pazienza, tanta pazienza. Un esempio? Prendere un autobus è sempre un terno al lotto: non sai se passerà, non sai quando passerà, non sai se passerà e si fermerà, perché magari se è strapieno, non ti fanno nemmeno salire. Ma soprattutto, non è sicuro aspettarlo quell’autobus, lì alla fermata, perché potresti essere affiancato-minacciato-rapinato-accoltellato in qualsiasi momento. In realtà non ci sono quartieri totalmente sicuri e con questo devi fare i conti sempre. Però ho seguito delle semplici regole - no cellulare in mano per strada, no bracciali, no orologi, soldi nascosti in posti inverosimili, abbigliamento poco appariscente, stare lontano dalle favelas più violente, non uscire mai da soli di sera e rientrare di notte sempre con un taxi – e non mi è successo niente”.  

Ma i tuoi genitori come hanno preso la tua decisione? “Eccola l’altra nota dolente: i genitori – risponde - Per una madre e un padre che hanno lavorato duro per permetterti di studiare e concludere una carriera universitaria, vedere il proprio figlio andarsene in un Paese poverissimo e poco sicuro, è un colpo. All’inizio sono rimasti male. Poi hanno compreso. Oggi sono loro ad incoraggiarmi perché mi vedono felice”.

Ti hanno aiutato per pagare il viaggio? “Di tasca mia – dice - ho pagato il volo, tutte e tre le volte in cui sono andato in Brasile, l’ho fatto con i miei risparmi e i soldi guadagnati lavorando nell’attività di famiglia. Non ho mai chiesto soldi ai miei genitori per questi viaggi, ho sempre cercato di farcela con le mie forze e ho quindi imparato come viaggiare e sopravvivere in un paese straniero, facendo tutto in economia”.

Cosimo ha sempre viaggiato con amici. Il 17 giugno partirà solo. “Arriverò a San Paolo – annuncia - dove mi ospiterà un amico, di lì partirò per il Sud del Brasile, con l’obiettivo di visitare anche l’Uruguay ed arrivare fino in Argentina. Non ho un percorso pianificato a tavolino, ma andrò in posti in cui rivedrò amici conosciuti durante i viaggi precedenti. Tutto quello che c’è tra una tappa e l’altra rimane un mistero anche per me. Sarà un’avventura ed è questa la cosa che più mi fa paura, e nello stesso tempo, mi carica. Prima avevo il terrore di allontanarmi troppo dai miei affetti e perderli per questo motivo. Ora so come affrontare la vita. Del resto, non sono mai solo. Ho sempre i miei nuovi fratelli”.

Per il futuro? Cosimo non ha ancora un’idea precisa. “Ho capito quello che voglio fare nella vita – conclude - scrivere, viaggiare, esplorare, scoprire, conoscere e meravigliarmi: è una droga. Sto cercando di conciliare le mie due anime di scrittore e viaggiatore in un unico luogo, il blog di viaggi che ho aperto da poco (www.dreamove.it) e che vorrei fosse una fonte di ispirazione e sogni per molti. Vorrei che, leggendo le mie storie, in tanti riuscissero a provare ad abbandonare il porto sicuro per iniziare una navigazione verso l’ignoto. La mia vita è un susseguirsi di sorprese, desidererei che nessuno si negasse la possibilità di provare le stesse emozioni che provo io per un motivo inesistente o facilmente superabile. Noi siamo davvero fortunati, abbiamo un mare di possibilità. Mi fa rabbia vedere ragazzi della mia età che si lamentano della propria vita, come se questa avesse ormai una direzione unica e non modificabile. Non è così! Possiamo sempre cambiare tutto, fermarci e ricominciare: basta avere un sogno ed inseguirlo, tutto qui.  Grazie ai miei viaggi ho trovato, per pure caso, una casa editrice a Lisbona, la più grande del mondo in lingua portoghese ed a luglio il mio libro uscirà in Portogallo, Brasile, Angola e Capo Verde. Per merito di persone conosciute durante i miei viaggi ho trovato il mio editore italiano (Algra Editore, una piccola casa editrice indipendente di Catania) ed in autunno il mio libro arriverà anche nelle librerie italiane. Il libro si intitola “Non succederà più” e non parla di viaggi, ma di un ragazzo che ha difficoltà a crescere,  maturare, e quando arriva il momento di fare il passo decisivo, entrare nel mondo degli adulti, quello delle responsabilità e delle scelte, prende decisioni le cui conseguenze lo perseguiteranno per anni. Viaggiare ha cambiato me e mia la vita, mi sta permettendo di realizzare un sogno che ho sempre avuto, anche quando studiavo economia e materie finanziarie. Se un giorno rispolvererò la mia laurea? Ci penso spesso, e magari alla fine lo farò, ma forse per trovare un lavoro all’estero, chissà, in Brasile, o comunque per poter viaggiare ancora tante e tante volte.

Mi sento un tipo tosto perché ho visto ragazzi arrivare in Brasile, soli e disorientati come me e gettare la spugna dopo appena una settimana. Io no, ho resistito, lottato nelle situazioni difficili, cercato di lasciare un segno nelle vite di persone senza speranza.

Ho provato a regalare ai bambini con cui ho lavorato una visione del mondo che andasse oltre le strade piene di delinquenti in cui sono cresciuti ed ho avuto la prova di esserci riuscito quando, durante l’ultimo giorno di lezione, ho chiesto loro cosa sognassero di fare da grandi. Calciatore, parrucchiera, medico, autista, veterinario, tutte professioni a cui questi bambini aspirano e che a me paiono assolutamente realizzabili. Certo, servirà un aiuto, ma io sono abbastanza tosto anche per questo. Forse in estate tornerò da loro, voglio continuare ad aiutarli per quello che posso, affinché anche i loro sogni diventino splendide realtà, splendide proprio come i sorrisi con cui mi hanno accolto in classe, ogni giorno”. 

                                                                                                                                                                                               Cinzia Ficco

 

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