Il buon jazz degli anni Trenta e Sessanta in giro per l’Italia e tra breve anche all’estero, grazie a quaranta musicisti che suonano a titolo gratuito.

Sono quelli della Perugia Big Bandla più longeva orchestra italiana del genere jazz classico, che quest’anno compie quarantatré anni ed è costituita da musicisti quasi tutti umbri.

A dirigerla dal 1986, Ferdinando Nando Roselletti, perugino, classe ’44, uno dei padri fondatori, bravo arrangiatore, oltreché esperto chitarrista, che ci spiega: “Dal ’99 al 2013 siamo stati quasi inattivi. Quattro anni fa abbiamo ritrovato l’entusiasmo e ci siamo organizzati in Associazione No Profit. La nostra orchestra rievoca le atmosfere swing delle grandi orchestre americane degli anni Trenta e Sessanta, sublimate dall’esecuzione dei grandi standard internazionali. Il nostro repertorio spazia dal jazz cantato al sans vocal più ritmato”.

La prima performance, nel cuore di Perugia, risale al 30 dicembre 1973, nella sala dei Notari. All’epoca la direzione era affidata al Maestro Alfio Galigani. Quell’anno nacque anche Umbria Jazz .

Chi ebbe l’idea della Perugia Big Band? “Dopo l’ascolto all’Altro Mondo di Rimini della Big Band di Angel Pocho Gatti con il meglio del jazz italiano di allora, nell’estate del 1973 – racconta Roselletti – Vinicio Pagliacci, sassofonista nelle orchestre locali fino ai primi anni Sessanta, si mise in testa di formare una vera big band, complice l’aria che Umbria Jazz faceva respirare. Il jazz era musica da concerto, e nel mondo ormai era considerato l’altra forma d’arte musicale, tipica del Novecento. Pagliacci contattò Ledo Lazzerini,sassofonista e jazzista, gestore del celebre negozio perugino di musica, Ceccherini, intorno a cui ruotavano i musicisti locali. L’entusiasmo fu subito contagioso, e i colleghi di quindici – venti anni prima, appassionati del jazz classico, ripresero gli strumenti messi da parte dopo il cambio di musica generazionale degli anni Sessanta.”

La Perugia Big Band è un’orchestra jazz che vive grazie alla passione di oltre quaranta musicisti umbri e delle regioni vicine, innamorati della musica. Il gruppo stabile è composto da venti elementi oltre al bandleader. La formazione è quella della classiche stage band americane, suddivise in un ensemble di strumenti a fiato e una sezione ritmica. Fra gli strumenti ad ancia si contano cinque sax fra tenori, contralti e baritono – a volte sostituiti da clarinetti o flauti- cui si sommano gli ottoni: quattro trombe e quattro tromboni. Poi batteria, contrabbasso, piano, tastiere e percussioni, oltre alle due voci, maschile e femminile dei cantanti.

“I musicisti – in realtà, solo alcuni sono professionisti che vivono della propria musica – non percepiscono compensi, né gettoni di presenza – continua il Maestro – possono contare solo sul rimborso spese per le trasferte richieste dalle sessioni di prova e dai concerti. L’attività si regge grazie ad una passione autentica, uno spirito positivo di tutti i componenti. Tanti anni fa si facevano più di venti concerti in Umbria e fuori regione. E nessuna band stava a questi ritmi. Neanche le più blasonate. Oggi si va avanti con fatica. Speriamo in tempi migliori”.

A sentire il direttore, la PBB ha fatto da ambasciatrice musicale dell’immagine della città e della Regione anche con varie tournée in Romania, Germania, e nella ex Cecoslovacchia. L’8 giugno 2016 presso il Teatro Morlacchi di Perugia l’orchestra ha allietato una platea internazionale di 200 scienziati e ricercatori, arrivati in città per il prestigioso CIMTEC(Conferences Internationales Materiaux et Technologies). Non avete mai trovato sponsor? “Ci è capitato più volte di organizzare e partecipare a varie iniziative di fundrising per cause benefiche – replica- prendendo anche parte ad eventi culturali sostenuti da sponsor privati e patrocinati da enti pubblici. Non abbiamo mai ricercato, né ci siamo legati a uno sponsor in particolare. Siamo, comunque, soddisfatti di tutti i progetti artistici costruiti grazie al supporto di privati. Su tutti ci piace citare il cartellone Food&Jazz dal Vino, di cui abbiamo curato la direzione artistica e che ci ha permesso di portare a Perugia, con una formula inedita, nomi famosi del panorama jazz nazionale”.

Che valore ha per Perugia la PBB e quanto viene sostenuta da Umbria Jazz? Nel 2013 la Perugia Big Band si è costituita in associazione culturale No profit con la voglia di valorizzare e promuovere la cultura musicale jazz in tutte le sue forme.

“La musica jazz è per noi chiave di lettura dei processi di socialità – ancora il Maestro- costruzione di scambi interculturali, luogo della memoria pubblica della città, anche a livello internazionale. Per questo puntiamo sempre sul coinvolgimento dei giovani. Umbria Jazz? Abbiamo partecipato alle edizioni del 1974, del 1983 e del 1987. Eravamo sul palco con altri musicisti d’eccezione. Certo, si parla del secolo scorso e forse qualcosa di più si potrebbe fare!”

Il repertorio è quello delle grandi orchestre americane dell’epoca swing, con una tracklist che omaggia compositori e performers d’eccezione: dall’inconfondibile sound swing diDuke Ellington ad alcune delle più celebri hit di Frank Sinatra, da Irving Berlin a Cole Porter a Čajkovskij, dagli arrangiamenti più raffinati di Quincy Jones Bob Mintzer alle incursioni nei ritmi di autentici giganti contemporanei della musica latin centro e sudamericana, quali: Michel Camilo e Tania Maria. E poi i brani resi grandi da Ella Fitzgerald eSarah Vaughan, passando per alcune delle pietre miliari per grande orchestra: successi di Count Basie, Herbie Hancock, Les Brown, Sammy Nestico, Don Menza, Buddy Rich, Horace Silver, Gordon Goodwin.

La PBB ha attraversato momenti critici, ma è ripartita. Il suo sound esplosivo venerdì prossimo sarà fra le stelle della rassegna estiva di concerti all’aperto – “Summertime” – alla Casa del Jazz di Roma, punto di riferimento nella capitale per tutti gli appassionati della musica d’improvvisazione di matrice afro-americana. Alle 21 al Parco di Viale di Porta Ardeatina, Massimo Nunzi e la Perugia Big Band, con due special guest –  Andrea Tofanelli alla tromba e Massimo Morganti al trombone, esploreranno in parallelo i suoni modernissimi del  jazz orchestrale italiano degli anni 60, attraverso le sigle di Tv 7, Rischiatutto, Brava e la musica del film Il Sorpasso, oltre al repertorio dello stesso periodo dell’orchestra di Stan Kenton, da cui prese forma la famosa orchestra dei varietà televisivi del sabato sera che, per più di trenta anni, hanno intrattenuto e divertito l’Italia.

“Il sound Kentoniano – ci fa sapere Roselletti – invadeva la Roma anni ‘50, in cui si delineava lo stile delle colonne sonore più importanti del Cinema italiano. A quei tempi potevi incontrare nello staff arrangers della Rai personaggi come  Zeno Vukelic, che scriveva alla Bill Russo o lo stessoHolman, che arrangiava per Trovajoli. Quello che sarà presentato venerdì sera con This Modern world:  Stan Kenton, l’Italia e il Boom Economico” rappresenta  un lavoro di grande interesse, utile a capire il percorso di formazione della cultura italiana del dopoguerra”

Fra le produzioni la Perugia Big Band vanta: un libro, due lp (Rapsodia Americana, 1977 e Jazz in Umbria, 1982), un cd (The 40th Anniversary Concert) e due dvd (“Christmas in Blue” feat Gabriele Mirabassi, 2015 e “Stardust” feat Greta Panettieri, 2016). Gli esordi della Perugia Big Band e la sua storia fino al 1997 sono raccontati nel libro, edito nel 2003 da Zefiro e curato da Carlo Pagliacci e Gianfranco Ticchioni, intitolato: “Jazz e non solo jazz a Perugia e dintorni. I gruppi di musica leggera dagli anni ’30 agli anni ’60 del XX secolo e la Perugia Big Band”.

Cinzia Ficco

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