Il ricciolo colorato più famoso al mondo? E’ italiano e viene da Stia, in provincia di Arezzo, dove c’è un’azienda che lo produce, portando avanti una tradizione cinquecentesca.

Si tratta della Tacs, una realtà che realizza il cosiddetto Panno casentino, ruvido, dai colori molto accesi, che sarebbe piaciuto anche a D’Annunzio.

A guidare la realtà imprenditoriale, c’è la famiglia Savelli, giunta alla terza generazione e che produce tessuto per abbigliamento e accessori: cappotti, giacche, borse, coperte, cappelli, sciarpe in Panno casentino originale e fustagno (collezione Country), altra produzione tipica della Toscana, e usata dai butteri della Maremma.

“La nostra azienda – racconta Massimo (Stia, 51), ragioniere e patron – nasce per una idea di mio padre, Bruno, nel 1962. Il babbo era stato capo operaio al Lanificio di Stia. Quando il colosso industriale è fallito, papà non si è arreso e ha cercato di portare in salvo il know how di una realtà antichissima, che aveva fatto la fortuna del nostro piccolo comune. E’ stato un esperimento rischioso, visionario. La TACS, che oggi conta undici unità (tra titolari e dipendenti, più altre quindici di indotto) è nata come fabbrica per la tessitura. A partire dagli anni ’80, con il mio arrivo in azienda, si è aperta alle confezioni di abbigliamento e agli accessori. Siamo andati avanti innovando e ampliando la gamma di prodotti. Una sfida tosta, visto che parliamo di una tradizione con più di qualche secolo alle spalle”.

Il Panno Casentino ha origini medievali. Ha cominciato ad affermarsi quando le gualchiere (macchinari di epoca preindustriale) sul fiume Staggia iniziano a produrre l’orbace (il primo Panno), un tessuto resistente e ruvido, ideale per l’abito da lavoro. Con il passare dei secoli le tecniche si sono affinate. Venute meno le regole corporative del Granducato di Toscana, già nel XVIII secolo, si passa ad un prodotto più elegante: il cosiddetto Panno Grosso del Casentino. “Nel XIX secolo – aggiunge  l’imprenditore – inizia a lavorarlo il Lanificio. Arrivano le tinture con colori accesi e alla fine dell’‘800 si sperimenta la rattinatrice, il macchinario che consente la realizzazione del ricciolo, costruito in Francia nella seconda metà dell’800.

Ma a cosa serviva arricciare la lana?

Questa caratteristica fu studiata per dare più resistenza e calore al panno, oltreché per renderla idrorepellente.

Oltre al ricciolo, a rendere originale il panno sono i colori vivacissimi.

Esatto. Le colorazioni del Panno casentino nascono nel XIX secolo. Prima i tessuti erano grigi o al massimo di un rosso mattone. Con l’utilizzo dell’allume di rocca, nascono, per errore, le tinte tipiche: verde e arancio, che D’Annunzio definì i colori delle nostre foreste e del tramonto nella nostra vallata. Come TACS abbiamo seguito la tradizione delle colorazioni vive. Di qui la creazione di una cartella colori molto ampia.

La Tacs esporta all’estero?

Intanto i nostri clienti possono acquistare in modo diretto nei nostri punti vendita oppure prenotando una spedizione al telefono o su Internet.  I nostri capi arrivano in tutto il mondo: Asia, Australia, Europa, America. Partecipiamo anche a oltre 40 fiere di settore. Inoltre forniamo il tessuto e i capi a brand nazionali e internazionali dell’alta moda. Per questo esportiamo in USA, GB, Germania, Olanda, Portogallo, Giappone, Corea e Vietnam.

Diceva dei negozi.

Sì, abbiamo quattro punti vendita, di cui due a Stia, uno a Poppi – ai piedi del famoso castello – e uno a Firenze, in Borgo Santi Apostoli. Tra breve apriremo una boutique anche a Roma.

Il ricciolo è la storia e continua ad essere la fortuna di Stia e, in genere, del Casentino.

Sì. Il ricciolo attira studenti e turisti. Per questo è nato il Museo dell’Arte della Lana, nell’ ex Lanificio. L’idea è venuta alla Fondazione Lombard, al Comune di Stia, e a tanti volontari. All’interno, un percorso aiuta a capire come si arriva al ricciolo. Ci sono macchinari dell’800 e dei primi del ‘900, recuperati dalla vecchia fabbrica. Il Museo riesce a raccontare la nostra storia produttiva. Per questo lo sostengono le istituzioni, in particolare il Sindaco di Pratovecchio Stia, Nicolò Caleri e l’Associazione del Ferro Battuto, che ogni due anni organizza anche nei suoi spazi la famosissima biennale d’Arte Fabbrile. Le attività e gli eventi legati all’attività produttiva della lana sono numerosi.

Cosa è stato particolarmente tosto in questi anni per la sua azienda?

La nostra azienda, per le dimensioni ridotte e la qualità della sua produzione, non ha risentito di particolari crisi. Certo, le imitazioni cinesi e nazionali ci sono, ma noi continuiamo a produrre il nostro Panno con la stessa qualità. La tenacia e l’onestà alla fine premiano. E proprio per questo i nostri numeri sono sempre in espansione. Abbiamo da sempre seguito la strategia della qualità a prezzo di fabbrica.

Cioè?

In ogni nostro punto vendita, temporaneo e stabile, è possibile acquistare i nostri prodotti a costi assolutamente irrisori rispetto a quelli di mercato. E questo perché puntiamo a portare nel mondo non solo un brand, ma un territorio, il Casentino, appunto e le sue bellezze naturali. Nel 2015 ho fondato, con Krima e Manifatture Casentinesi, la Rete dei Produttori del Panno casentino, un marchio registrato e basato su un rigido sistema di controllo dello standard qualitativo del Panno.

Per i prossimi anni?

Vogliamo continuare a crescere. Poi, le ho detto della boutique a Roma. Parteciperemo a fiere internazionali. Le nostre collezioni sono in continua evoluzione. Abbiamo deciso di recuperare e riscoprire il Panno Grosso del Casentino, la versione senza ricciolo, diffusa nell’800 e quasi scomparsa.

Si sente un tipo tosto?

Mi sento un tipo tosto perché ho creduto e credo ancora nel mio territorio, nella mia famiglia, nella nostra produzione d’eccellenza. In passato ho avuto la possibilità di far alzare il fatturato, cambiando il prodotto. Ho scelto di non farlo e di mantenere la produzione in Italia. Non nascondo che serve tanto impegno per reagire alla concorrenza. Non mi arrendo. Poi ho accanto a me, mio figlio, David, che ha preso il timone e sta svecchiando la ditta. Ci stiamo attrezzando per andare avanti. E’ quasi pronta una quarta generazione.

Cinzia Ficco

Riproduzione riservata