“Stiamo brevettando una macchina per l’estrazione del caffè dalle cialde – sia per il mercato interno che per quello estero – siamo in contatto con l’Università del Salento per promuovere un progetto di riuso delle pose del caffè oggi trattate come rifiuti. Tra breve partiranno alcuni progetti per renderci più efficienti dal punto di vista energetico e controllare in modo digitale il processo di produzione. E poi stiamo realizzando un nostro concetto di bar, che rifletta lo stile di vita italiano ed esalti la qualità del nostro prodotto”.

A parlare è Chiara Montefrancesco, 41 anni, nata a Copertino (Lecce), laureata in Giurisprudenza, direttore generale dell’azienda di famiglia – la Valentino Caffè spa  – premiata con il Guido Dorso 2016 perché “donna, mamma, manager attenta all’ambiente e al sociale”.

Una tipa davvero tosta perché è riuscita a conciliare i tempi della famiglia (ha una figlia di 17 anni) e quelli del lavoro e a fare crescere la sua azienda a dispetto di chi l’avrebbe voluta più a casa, in quanto donna del Sud.

Tanto per capirci, nel 1999, appena entrata in azienda e fresca di laurea, con grande intuito, Chiara ha spinto subito per la creazione di una piattaforma commerciale che presidiasse il centro Europa, convincendo gli azionisti ad investire in Lussemburgo. Grazie a quella iniziativa, oggi la Valentino Caffè Centro Europa è leader in un mercato che va dalla Francia, alla Germania, al Benelux e all’Olanda – dove ha oltre tremila clienti – da poco è presente anche inGrecia, pensa di affermarsi nei Balcani, nei Paesi del Nord Africa ed in particolare, in Marocco, negli Emirati Arabi e in Iran.

L’espansione all’estero ha consentito di diversificare gli interessi dell’azienda e investire in altri settori. Attualmente la Valentino Caffè è un gruppo strutturato con un core business rappresentato dalla lavorazione del caffè ( acquistato direttamente in Sudamerica ed in Africa), ma comprende anche una finanziaria, un’ azienda turistica e due aziende commerciali, operanti in Lussemburgo e in Albania. In Italia l’azienda ha sedi in: Lombardia, Lazio, Puglia, Sicilia, Campania, Basilicata e Veneto.

“Sì, siamo in crescita – dice Chiara – ma non è facile esprimere impegno aziendale e responsabilità sociale al Sud. Qui spesso agli investimenti rischiosi in tanti preferiscono difendere rendite. A dimostralo, un’industria manifatturiera che al Sud cresce e occupa poco. Io, poi, mi sono scontrata non solo con difficoltà oggettive che abbiamo nel Mezzogiorno nel fare impresa, ma anche con chi ha ancora molti preconcetti sulla donna dietro una scrivania. Per fortuna c’è stato chi ha sempre creduto in me – le mie sorelle- e ha addirittura premiato la mia testardaggine, nominandomi ambasciatrice del Mezzogiorno. Alludo ad altri imprenditori del Sud.  Un ruolo per niente simbolico. A novembre scorso, per esempio, ho organizzato a Lecce un meeting di due giorni con il Ministro dello Sviluppo economico, Calenda, l’economista americano, Galbraith,  e alcuni colleghi italiani per illustrare casi aziendali del Sud che stanno puntando sulla rivoluzione digitale e promuovendo il piano industria 4.0. C’erano cinquecento ospiti, tra imprenditori, studenti e sindacalisti, che hanno avuto l’opportunità di conoscersi e, soprattutto, scambiarsi idee”. Sta già pensando ad altri eventi, nel frattempo prova parlare e promuovere il suo Sud, coraggioso e tosto, anche come columnist del Nuovo quotidiano di Puglia.

Per chiudere, qualche dato: oggi il gruppo fattura 20 milioni di euro, ha 180 dipendenti, produce ogni settimana 60 tonnellate di caffè, esporta il suo prodotto per un valore di 4 milioni di euro, conta 6mila clienti in Italia e 3 mila all’estero.

                                                                                                                                                                                                             Cinzia Ficco

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