Di nuovo mi assilla Eros, che scioglie le membra (λυσιμελής), dolce-pungente (γλυκύπικρον) fiera invincibile (ἀμάχανον ὄρπετον).

                                                                                                                                                                             Saffo (fr. 137 Diehl)

 

 

 

 

Una malattia, un demone, con un lato sinistro e uno destro che possono portare sia all’ascesi, alla conoscenza, che all’abbrutimento. Un vortice, da cui, per dirla con Platone, si può uscire: questo era l’amore per gli antichi greci e questa è la base da cui parte Roberto Luca (Marostica, VI, ’54) per analizzare il sentimento che muove la vita - o che, forse, si identifica con la vita stessa – nel suo nuovo libro, dal titolo:Labirinti dell’Eros – Da Omero a Platone (Marsilio).

Duecentoquaranta pagine - con un saggio di Massimo Cacciari (è stato il filosofo a spingere Roberto  a scrivere,dopo aver letto la sua indagine sul solo lessico omerico, pubblicata nel 2001) - da custodire perché arricchite da frammenti di poesie di classici greci. Un bel libro, scritto con cura, da uno studioso dell’antichità greca, che nella vita fa il manager in un’azienda del bassanese e che alle mie domande sul perché Eros sia legato spesso a sofferenza e fosse dai greci considerato un demone, risponde: “Il mistero di Eros è tutto nella sua nascita.  Era figlio di Povertà ed Espediente. Ma il demone non ha un significato negativo, perché i demoni, o il demonico, consentono che il tutto risulti unito. Ce lo diceDiotima nel Simposio di Platone: “Compito del demonico (tò daimónion), è quello di rendere possibile il rapporto tra gli dèi e gli uomini, colmando la distanza che intercorre tra gli uni e gli altri, di modo che il tutto in sé risulti intimamente unito con se stesso”.  

Roberto, perché l’ennesimo libro sull’amore?

Ti cito l’esordio del saggio con cui Cacciari ha impreziosito il mio lavoro: “Questo libro ricostruisce con perizia filologica e penetrazione critica le origini, nella cultura occidentale, del grande agón compiuto dal lógos per comprendere in sé e nominare l’eros senza nome, il dio senza volto, per farne un abitante delle nostre città, un nostro sýnoikos”. Proprio l’agone tra Eros e Filosofia potrebbe essere considerato il motivo che percorre le pagine del libro. Non si tratta di un’interpretazione ostentatamente originale, ma lo sforzo di sviluppare uno strumento utile a leggere l’erotica antica. Comunque studiare l’antico significa, in questo caso, essere fortemente contemporaneo.

Cosa vuoi dire?

Il tema dell’amore, nelle sue molteplici espressioni, non cessa di manifestare il suo carattere di grande attualità. Per quanto differenti possano essere i costumi o gli statuti sociali, infatti, rimane un elemento per così dire originario, intrinsecamente umano, nell’approccio con il desiderio, l’amore, l’amicizia, la sessualità. La definizione di questi aspetti della vita dell’individuo, all’interno di un quadro codificato di rapporti - e ciò vale per l’uomo greco come per quello contemporaneo - non costituisce elemento di secondaria importanza nella crescita, inesausta, di una migliore comprensione di sé e della propria esistenza. In questo senso non mi sembra l’ennesimo libro su Eros.

Sì, ma cosa possiamo trovare di nuovo?

L’indagine teoretica su Eros, che si ricollega inevitabilmente al mio Platone (Marsilio 2014). Un esempio dell’originalità del libro, è anche nella concettualizzazione di Eros, che si esprime attraverso una serie di appellativi (Epiteti di Eros) ed è indagata nelle schede in appendice. Uno sforzo, mi pare originale, per cercare di afferrare Eros.

Lodevole il tuo sforzo, visto che Eros sfugge al Logos, alla ragione!

Certo, e in questo libro, analizzo i percorsi di Eros, sia come forza cosmico – cosmogonica, sia come forza antropica. E sono tutti percorsi tortuosi e imprevedibili. Di qui il titolo. Ma alla fine ti assicuro che una soluzione alla sua misurabilità, si trova. Alla fine, platonicamente parlando, se ne esce! Di grande utilità per capire l’amore è il Simposio. Consiglio sempre la sua lettura. Credo sia l’opera che meglio di ogni altra entra nella tematica: Enciclopedia dell’Eros antico nella prima parte, esposizione dell’erotica platonica nella seconda.

C’è un personaggio che più di tutti ha impersonato l’amore come demone?

Mi sono concentrato su Elena, perché figura che costituisce le trait d’union tra l’indagine sui testi omerici e la letteratura successiva. Ma soprattutto perché consente un’aperturafilosofica davvero importante. Elena compare nei poemi omerici ed è la causa principale del conflitto, è personaggio centrale della letteratura successiva, specie della tragedia attica.

Un aspetto che viene fuori, sempre leggendo il Simposio, è questa caratteristica di Eros alla ricerca del Bello, che è ascesa verso la conoscenza, o meglio criterio di visibilità della conoscenza. Ma l’amore fisico che spazio occupa? E, soprattutto, se amore uguale bello, l’amore dovrebbe condurre sempre ad armonia, ad equilibrio, non a sofferenza.

La domanda è complessa. Nel Fedro platonico si distingue tra l’amore destro e quello sinistro. La questione è delicata: un amore destro o un amore sinistro si «vedono» dall’esterno come un analogo correre dietro alle persone belle. La genesi e la natura di questo comportamento sono, tuttavia, opposte: nel primo caso l’amato è oggetto di venerazione, nell’altro è strumento di semplice piacere; l’amore destro è destinato, inoltre, ad essere ricambiato (255d), l’altro, invece, inevitabilmente suscita nell’amato una nausea senza fine (240d). Destro è, in breve, l’amore in cui la bellezza ha saputo esercitare la sua divina funzione, sinistro quello in cui un’inclinazione malata, in assenza di una erotica mania, ha provocato la ricerca di un mero piacere sessuale.  

E il bello fisico?

Il ruolo del bello fisico anche in Platone non viene disconosciuto. Eros, giova ricordarlo, è nella sua intima e autentica espressione un percorso ascendente (epaniénai, cfr. Simposio, 211c) verso la conoscenza di ciò che è, secondo il criterio della visibilità della Bellezza. Il modo corretto di procedere riguardo alle cose d’amore o di esserne da altri condotto è iniziare dalle cose belle di questo mondo in funzione di quel bello, innalzarsi ogni volta come per una scala, da uno a due, da due a tutti i bei corpi, e dai bei corpi alle belle occupazioni, e dalle occupazioni alle belle nozioni (τὰ καλὰ μαθήματα), e dalle nozioni pervenire, infine, a quella nozione che altro non è che la nozione di quel bello stesso e conoscere, all’estremo termine, che cosa sia in se stesso il bello. (Simposio, 211b-c). Scrive J. Stenzel: «Come, negli stadi anteriori del pensiero greco, il concetto di Eros è il precursore di quello di noûs, così Platone scopre l’intero campo dello spirito, quale base e principio di ogni essere [...] e dall’ottuso e istintivo volere si innalza ai campi della pura contemplazione teoretica. Tutte queste forze spirituali sono collegate all’eros platonico. Giacché l’originale grandezza della filosofia platonica consiste ancora una volta nel fatto che Platone, giunto ai gradi superiori, non perde mai di vista i primi» (J. Stenzel, Platone educatore, Bari, Laterza, 1966, p. 200).

Sul bello fisico c’è una sorta di sublimazione!

Il termine sublimazione non mi piace e non si addice, a mio avviso, alla filosofia platonica. Ho affrontato la questione in una breve intervista curata da un prof di filosofia https://darioberti.com/   (15 giugno 2017) :  Mi piacerebbe dire “ricompresione” più che sublimazione. Non sono d’accordo sul riferimento a Freud. Non si tratta di una disturbo o di una patologia, ma di una educazione anche del sentimento. Platone delinea un percorso graduale che va dal sensibile all’intelligibile. Al gradino più basso di questo percorso si trova l’amore per la bellezza esteriore, che è quella del singolo corpo. Dall’amore per il singolo si passa poi all’amore per tutti i corpi, e dall’amore per i corpi all’amore dell’anima, che è l’elemento interiore. Esistono, perciò, i due amori. Non si può eliminare l’amore sinistro. In Platone la soluzione è nell’indirizzare l’amore (che pure muove dalle pulsioni corporee) verso la conoscenza, tramite il bello (la Bellezza ha avuto in sorte di essere visibile anche nel sensibile, Fedro 250) http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/3172728/labirinti-dell-eros

Qual è il nemico più forte di Eros?

Dovrei rispondere l’ignoranza. Ignoranza = amathìa (non conoscenza). Infatti nel Simposio, non sono filosofi gli dèi che sono sapienti, non lo sono gli ignoranti che tutto presumono di sapere. Nel mezzo sta Eros demone e la filosofia.

 

                                                                                                                                                                                                                      Cinzia Ficco

 

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