Libera uscita: d’ora in avanti anche chi non ha fatto il servizio militare potrà comprenderne il senso. 

Parola di Andrea Tomasi (’73) ed Emanuela Macrì (‘76),  che, di recente, hanno aperto un blog. https://www.youtube.com/watch?v=WOYV3BKvtfE&hd=1

L’abbiamo chiamato Libera uscita – affermano – e sarà un luogo in cui poter esprimere opinioni, con linguaggi e approcci di volta in volta diversi. Si potrà conversare a modo nostro, senza freni.  La libera uscita, in gergo militare, è il momento in cui vengono abbandonati gli abiti d’ordinanza e vestiti quelli civili. LIBERA USCITA, fatte le debite proporzioni, è il momento che ci vogliamo concedere, lo spazio che ci vogliamo ritagliare, per uscire dal calderone e farlo in totale libertà. Liberi. Nelle espressioni e nei tempi di pubblicazione. Contiamo di essere all’inizio di un percorso. Le idee e gli strumenti non mancano. L’obiettivo di trovare forme sempre nuove. Ci piace metterci alla prova. http://www.ecceterra.org/index.php/ecce-trentino/trento-centro/1351-emanuela-macri-e-andrea-tomasi-in-libera-uscita

Come nasce il progetto?

Intanto nasce in momenti diversi. Inizialmente ci siamo trovati a commentare alcune foto segnaletiche - trovate online - di personaggi famosi, pensando alla possibilità di realizzarne alcune anche noi, naturalmente finte. Il confronto sulla tematica della sicurezza in città è stato il secondo passo. L’idea di unire le cose è arrivata poco dopo e trovare in un blog e in una pagina facebook dedicata i veicoli per diffonderle, ci ha portati qui. http://liberauscita2014.blogspot.it/

Quanti siete?

Noi due, nel senso che noi due siamo gli ideatori. Ma le porte sono aperte. In questo primo progetto abbiamo coinvolto amici fidati e talentuosi: Riccardo Giuliani (fotografo), Nicola Bertotti (grafico), Denise Cattani e Antonio Longo (videoproduzioni).

Non avete investito molto, vero?

In termini economici, praticamente nulla, grazie al supporto di professionisti-amici che hanno creduto fin da subito in LIBERA USCITA e prestato la loro opera in modalità gratuita. Senza dimenticare tutte le persone che, sempre a titolo gratuito, hanno deciso di “metterci la faccia”: Camilla Bolomini, Elena Lazzari, Adriano Rizzoli, Fabrizio Franchi e Gian Piero Robbi. Non abbiamo avuto alcun finanziamento. Per ora la formula è “guadagno zero a costo zero”. Ma non ci poniamo limiti. Se qualcuno apprezza il nostro lavoro e quel qualcuno è disposto a darci sostegno, noi non ci tiriamo indietro. Anzi... cogliamo l'occasione per dare il nostro indirizzo email: liberauscita2014@gmail.com Cari amici potenziali sponsor... iniziamo con un caffè, poi un pranzo e poi da cosa nasce cosa”.

Qual è stata la difficoltà più grande nel realizzare il progetto?

Dare forma all’idea è stata una sfida, comunque divertente. Ha significato confrontarsi, proporre e ascoltare, avallare o bocciare, ma anche mediare. Finora tutto in serenità, grazie a quella dose di ironia che non è mai mancata. Il pericolo, semmai, era quello di non trovare la collaborazione richiesta a tutte le persone che – a vario titolo – volevamo coinvolgere. Non è sempre facile esporsi, anche perché i temi che abbiamo toccato sono delicati: la scarsa attenzione di una parte della pubblica amministrazione sul versante della difesa dell'ambiente e della salute, la critica al pregiudizio sulla diversità di genere, la scarsa attenzione alla disabilità o alle esigenze degli studenti universitari che popolano la città capoluogo, Trento E poi ci abbiamo messo anche la categoria dei giornalisti, spesso nel mirino - parliamo di quelli che fanno bene il proprio mestiere.

I prossimi passi?

Mistero! Non riveleremo nulla. Crediamo nell’effetto sorpresa.

Che tipo di aspettative avete?

Per il momento ci limitiamo ad osservare l'effetto dei sassi lanciati nello stagno. Discutere fa sempre bene. Aiuta a crescere. Contiamo di crescere anche noi. In realtà non sappiamo nemmeno noi come. Vedremo. In fondo questo è il bello.

Di qui a tre anni cosa potrebbe diventare Libera Uscita?

Per quanto ne sappiamo noi, potrebbe restare una cosa per pochi, un circolo chiuso per amici che si divertono a comunicare in modo originale, come diventare qualcosa di più grande. Non è un giornale, non è un ebook. È un blog e, scusate la presunzione, più di un blog. Ma francamente... bene bene... neanche noi sappiamo di che cosa si tratta. Diciamo che, in linea con la nostra filosofia, siamo liberi di non dare una definizione precisa. Ecco.. magari non chiamiamolo “la cosa” - termine un po' abusato-. È un'uscita libera. O una libera uscita.

A chi è destinato Libera Uscita?

Potenzialmente a tutti quelli che amano andare fuori dagli schemi e cercano nuovi stimoli. Non ci sono limiti di età, di istruzione e classe sociale. Non ci sono limiti.

Vi sentite tosti e quanto da uno a dieci?

Quando abbiamo visto come le nostre idee stavano prendendo forma e ci siamo resi conto della qualità del risultato - pensiamo solo alle foto segnaletiche, alla finta prima pagina di giornale e al video del backstage, il tutto realizzato grazie ai nostri amici -.. beh... ci siamo dati una pacchetta sulla spalla. Quindi sì. Un po' tosti ci siamo sentiti, almeno per 5 minuti.  Dieci e, all'inizio dei cinque minuti di autoincensamento, anche undici.

Consigli ai tanti giovani che non si sentono ancora in Libera uscita?

Difficile dare consigli. E forse noi non siamo all'altezza. Certo, la scrittura, la fotografia, i video e tutte le forme di espressione fanno bene, sono terapeutiche. Ogni giorno c'è qualcuno che cerca di costruire un gabbia -per gli altri. Qualcuno la costruisce anche per se stesso. La libertà sociale, di pensiero, di azione si paga... C'è una bella frase dello scrittore Simone Perotti: “La libertà si paga ogni giorno. Come la schiavitù”.

E voi vi sentite davvero in Libera uscita? 

 Sì, perché abbiamo la possibilità di scegliere di cosa occuparci. Non sempre al lavoro si riesce a dedicarsi a ciò che si vorrebbe.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         Cinzia Ficco

 

Emanuela Macrì classe 1976. Collabora con La Voce del Trentino, scrivendo di cinema e arte. Appassionata sportiva, solo in veste di spettatrice e intervistatrice (collabora con I-volley), pratica l’ironia e lo yoga, talvolta contemporaneamente. “La vita come un film” è il suo impegno quotidiano. Pare che ogni tanto ci riesca pure …  

Andrea Tomasi, classe 1973, è giornalista. Lavora all'Adige. Quando non scrive si divide tra il cinema - che consuma in dosi massicce - e la musica di Johnny Cash, di Matt Costa e del Wooden Collective (oggi Candirù). Ama girovagare in mountain bike ma lo si vede "poco" in ciclabile. Scusa ufficiale: "Due dita di polvere - accumulate sulla bici - attualmente me lo impediscono". Autore del libro inchiesta: La farfalla avvelenata http://www.huffingtonpost.it/cinzia-ficco/il-trentino-non-e-leden_b_2599028.html

 

 

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