Fino a qualche mese fa a guidarci erano le credenze popolari per le quali i nostri amici a quattro zampe percepivano solo la nostra adrenalina. Oggi si è scoperto che Fido è in grado di sentire l’odore sia della felicità, che quello più intenso della paura, fondamentale per la loro sopravvivenza. Il merito è di Biagio D’Aniello, nato nel ’64 a Marigliano (Na), professore associato di Zoologia dell’Università Federico II di Napoli, da 30 anni studioso di neurobiologia, da cinque concentrato sul comportamento del cane.

Sostenuto da una squadra composta dai colleghi: Massimo AriaAnna Scandurra,Alessandra Alterisio, e da una decina di studenti entusiasti, il docente ha potuto scoprire che quando un cane sente l’odore della felicità tende ad aprirsi al mondo circostante, quando, invece, sente quello della paura cerca rifugio nel suo padrone. E lo ha fatto utilizzando tamponi ascellari, creati in laboratorio da Gun Semin,psicologo dell’Ispa – Istituto Universitario di Lisbona, dopo aver sottoposto alcuni volontari alla visione di film horror o video che evocavano la felicità.

“Abbiamo racchiuso queste sostanze in una scatoletta – ci dice D’Aniello– posta al centro di una stanza etologica. Ovvio, noi non sapevamo se la scatola contenessechemiosegnali della paura o della felicità. Abbiamo notato che in presenza dei primi l’attività cardiaca dei cani e lo stress aumentavano. Siamo arrivati alla conclusione che non solo i cani sono in grado di percepire le nostre emozioni in assenza di indicazioni visive o acustiche, ma anche che i loro comportamenti, così come i loro stati fisiologici, sono condizionati dai nostri stati emotivi. Un tempo, senza il supporto di basi scientifiche, si diceva che i cani sentono la nostra adrenalina. Questo non è corretto. L’adrenalina si produce non solo quando siamo stressati, ma anche quando facciamo attività fisica. I cani vanno oltre e sentono la nostra paura, come il nostro benessere”.

Questo studio, che sarà riprodotto anche sui cavalli, potrà avere applicazioni concrete. Si pensi a quei cani addestrati per assistere disabili. Indubbiamente conoscere i fattori che regolano la comunicazione emotiva tra i due soggetti potrà aiutare ad ottimizzare la relazione tra il cane e l’uomo.

I prossimi step? D’Aniello proverà a stimolare le reazioni dei cani facendo interferire segnali chimici con quelli acustici e visivi. E valuterà l’ importanza di ognuno di questi segnali. E’ possibile che il segnale chimico sia più rilevante per il cane, ma questo dovrà essere dimostrato. Inoltre l’équipe napoletana sta per avviare studi sulla memoria dei cani associata alla paura. “Proveremo – annuncia – che i cani hanno memoria dei momenti legati agli stati emotivi e che attueranno comportamenti coerenti con l’emozione, che hanno provato in precedenza, quando si ritroveranno nella stessa situazione, anche in assenza del segnale chimico. Già abbiamo osservato che alcuni cani esposti al chemiosegnale della paura rifiutano di tornare nella stanza in cui hanno fatto il test. Le possibili ricadute applicative di questo studio sono molto importanti. Oggi ci sono cani addestrati a fiutare un ordigno o la droga. In futuro ci potranno essere quelli in grado di riconoscere un messaggero di droga o un kamikaze. E lo faranno solo percependo il probabile stato di paura”.

Lo studio di D’Aniello è stato ripreso dalla rivista internazionale Science.

                                                                                                                                                                                                                         Cinzia Ficco

Riproduzione riservata