Il suo sogno evapora in poche ore. E lui? Non demorde: strappa un premio nazionale e mette in scena uno spettacolo teatrale.

Del resto, è uno che ha fatto della sua vita una sfida continua e che di cambiare carattere proprio non ne vuole sapere, nonostante la sua ultima avventura gli abbia riservato una brutta sorpresa.

Il tipo tosto questa volta è Gaetano Mura, il navigatore solitario, nato quarantotto anni fa a Cala Gonone, sulla costa orientale della Sardegna, che per anni ha inseguito un solo obiettivo: il Solo Round the Globe Record, il giro del mondo in solitario.

E’ salpato ad ottobre dell’anno scorso da Cagliari, è stato per 70 giorni a bordo di un class40 e ha attraversato in solitario gli oceani Atlantico e Indiano senza scalo e senza assistenza fino a Fremantle, in Australia. Dopo circa diecimila miglia ha dovuto cambiare rotta. Colpa di un black out del sistema satellitare, quindi della comunicazione con la terra, e di altri problemi tecnici dovuti allo scontro con un oggetto galleggiante non identificato.

Di qui il rientro.

Gaetano ha cominciato a nutrirsi di mare da bambino. “A 11 anni – racconta – chiedevo il permesso ai miei genitori per andare a dormire sulla vecchia barca di mio padre, ormeggiata in porto. Durante la notte, quando ero certo di farla franca, mettevo in moto il motore e, mollati gli ormeggi, giravo all’interno del piccolo porto. Una volta tornato a riva, stendevo il sacco a pelo sul tavolaccio della cuccetta tra l’odore di umido e sentina nel buio della cabina. Quando non erano più i due moli a delimitare l’orizzonte, sognavo di navigare e mi addormentavo felice.”

Ha iniziato a fare regate da adulto, in classe mini, cioè con barche da sei metri e cinquanta. Nel 2009 ha partecipato alla Mini Transat – trentuno giorni di navigazione in solitario dalla Francia al Brasile – la regata transoceanica più importante della classe.

Tre anni dopo, vara Black Sam, ora Italia, con cui ha partecipato alla Palermo Montecarlo, Sea Middle Race, Les Sables Horta Les Sables, la Transat Jacques Vabre (conosciuta anche come Rotta del Caffè), Roma X1, Giraglia, Round Sardinia Race. Ha vinto La Palermo Montecarlo, la Roma X1. E’ arrivato secondo alla Sea Middle Race.

“Tutte – dice – sfide importanti. Anche quelle in doppio sono molto dure perché la barca si tira al massimo. Mangiare e dormire diventano difficili”.

L’anno scorso la grande decisione: tentare il giro del mondo. “Una sfida nella sfida – spiega – perché oltre all’aspetto agonistico, da affrontare c’è anche quello introspettivo. Fare il giro del mondo, navigare in solitario attraverso gli oceani, è un po’ come esplorare se stessi”.

Nessuno ci ha mai provato?

Il giro del mondo in solitario con una class40 è stato tentato cinque volte. E’ riuscito a completarlo solo il cinese Guo Chuan, purtroppo scomparso ad ottobre scorso nel Pacifico.

Ci spieghi com’è fatta una class40?

E’ un’imbarcazione che fa parte di una delle tre grandi classi di barche oceaniche di competizione. Sono barche molte leggere, veloci, costruite con le tecnologie più avanzate, concepite per questo genere di imprese. Anche se come tutti i mezzi da corsa sono spartane ed essenziali. E’ stata costruita a Rimini nel cantiere di Bert Mauri

Come comunicavi con la terraferma?

Grazie ad un sistema satellitare, messo a disposizione da Telemar/Marlink, che mi permetteva la connessione a Internet e quindi di inviare scritti, immagini e comunicare con il team di terra.

Cosa ti ha terrorizzato di più?

Il terrore è una parola sconosciuta. Se fai questo mestiere, non devi sapere neanche cosa sia. Devi imparare a controllarlo e a rimanere lucido.

Riproverai?

Certamente

Nel frattempo un premio nazionale: il velista dell’anno al Tag Heuer al VELAFestival di Santa Margherita Ligure, organizzato dal Giornale della Vela. Soddisfatto?

Certo, sia per i tanti voti presi, sia perché il premio è stato assegnato da una giuria di esperti e addetti ai lavori che hanno valutato il valore dell’impresa. Ogni tanto, e questo mi fa piacere, si guarda non solo al risultato, ma anche al valore della prestazione.

E poi uno spettacolo: “Gaetano Mura Solo”, al Teatro Massimo di Cagliari. Di cosa si tratta?

Del racconto della mia esperienza attraverso la lettura dei diari di bordo, accompagnata dalle sonorità dub del musicista Arrogalla e dalla proiezione di un filmato con le immagini girate in Oceano. Poi, il progetto sonoro. Si tratta di suoni e rumori che ho registrato durante l’impresa e che sono stati rielaborati da un sound designer. Un’esperienza unica che ha colpito molto chi ha potuto ascoltarla. Sono in programma altre date, tra cui il Festival Cala Gonone Jazz a luglio, una rassegna storica del panorama jazz nazionale.

Cosa porterai sempre con te dell’ultima avventura?

L’ entusiasmo.

Cinzia Ficco

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