Nel suo cuore un desiderio: che gli amministratori di città come Roma, Napoli, Bologna, Firenze, Bari, Torino, Milano un giorno possano ispirarsi a quelli di Castellarano, il piccolo centro in provincia di Reggio Emilia, vincitore assoluto del 'Premio Comuni a 5 stelle', giunto alla quinta edizione. Sì, è vero, le grandi realtà italiane perseguono obiettivi diversi, ma secondo lui, se vogliono preservarsi, devono gettare un occhio indietro. E guardare, magari, anche al suo minuscolo comune. Parliamo di Luca Fioretti, sindaco di Monsano (An), nonché presidente dell’Associazione piccoli comuni virtuosi, che da anni si batte perché realtà di poche centinaia di abitanti non vengano cancellate, ma anzi valorizzate e che in questa intervista dice chiaro e tondo: “La manovra appena varata dal Governo non ci piace. Non siamo noi piccoli comuni a pesare sul Paese”.

Ci spiega perché non è d’accordo e ci dice su chi dovrebbe abbattersi la scure dell’Esecutivo?

Noi non siamo “contro” nessuno, tanto meno contro il Governo. La nostra, più che una battaglia, rappresenta un’ azione di buona amministrazione. Dimostriamo continuamente, giorno dopo giorno, che i Comuni, non solamente quelli di piccole dimensioni, ma tutti gli Enti Locali, portano solo benefici alle Istituzioni, ai territori e alle Comunità che amministrano. Questa manovra finanziaria, comunque pesantissima per i Comuni anche dopo l’ultima riunione di Arcore, va nella direzione sbagliata, essendo assolutamente penalizzante e non rispondendo ad una giusta ripartizione di sacrifici per i cittadini. Si continua a togliere, a tagliare, e a non prelevare da chi può, all’interno di quel “Patto di mutua responsabilità” che dovrebbe rappresentare un punto irrinunciabile, quando un Paese come l’Italia, alle prese con un enorme debito pubblico, intende risollevarsi. Si continua a tagliare, a senso unico, e a non ridurre la spesa pubblica, con misure strutturali che rilanciano la crescita.

Non pensa che tra i Comuni e quindi anche tra quelli più piccoli si debba fare una differenza? E salvare solo i più virtuosi?

I Comuni non sprecano. I costi della politica non risiedono nei Consigli comunali. I Comuni hanno dimostrato e dimostrano, dati alla mano, di risparmiare e ridurre i costi. I costi del Parlamento e dei Ministeri, invece, aumentano ogni anno.

A proposito di costi, e parlando, per esempio, di sanità, che senso tenere in piedi tanti piccoli ospedali, in piccoli Comuni vicini, dove spesso non c’è eccellenza? Non è quello uno spreco che non possiamo più permetterci?

D’accordo: ottimizzare le risorse, cercando comunque di salvaguardare i territori mantenendo un dignitoso, indispensabile livello di qualità nei servizi, è ormai indispensabile.

Nei piccoli Comuni, lei dice, la politica non è un lavoro: cos’è allora?

La politica naturalmente è quello che deve essere: spirito di servizio, il mettersi a disposizione dell’altro, il dare, in modo disinteressato, secondo le proprie disponibilità e competenze. E’ passione.

Ancora, nei piccoli Comuni, dichiara, si fanno cose eccezionali e innovative. A cosa si riferisce? Per lei solo piccolo è bello? Non generalizziamo!

Assolutamente si. D’altronde è questo lo spirito dell’Associazione: un “serbatoio di buone pratiche”, a cui attingere, copiando e adattando i progetti e le esperienze concrete, messe in atto in giro per l’Italia alle proprie realtà e territori. E questo vale sia per il piccolo che per il grande Comune.

Cosa chiedete nell’immediato a difesa dei piccoli centri?

Più attenzione naturalmente verso il Comune, autentico collante tra lo Stato e il cittadino. Più dignità. Nel solco del percorso tracciato, naturalmente, dalla nostra costituzione.

In questa battaglia le grandi città sono vostre alleate?

Le grandi città si muovono con obbiettivi e aspettative il più delle volte diversi. Non si può parlare di grandi realtà come di avversari. Certo è che, in quelle dimensioni, e parlo già di una città capoluogo di provincia, anche i sindaci, spesso “politici in carriera”, hanno altri orizzonti. Ma ci sono sindaci di “buona volontà”, di più, assessori e anche dirigenti comunali che “ci credono”, e attuano concretamente, con le loro strutture, certamente con più competenze, più solide di quelle dei piccoli Comuni, progetti che vanno nella giusta direzione, quella della sostenibilità, dell’efficienza e della concretezza.

Chi vi vede di cattivo occhio?

Tutti quelli che non hanno a cuore il benessere dei propri territori e delle proprie comunità, ma fanno politica per raggiungere esclusivamente i propri scopi e ambizioni personali, e che hanno il più delle volte alle spalle interessi e gruppi economici, influenti e trasversali.

In genere, voi chiedete che si mettano in atto altre misure di reale contenimento della spesa nazionale, in nome di una sussidiarietà e di un federalismo che nei piccoli Comuni viene agito e praticato quotidianamente. Mi spiega quali potrebbero essere misure alternative?

Le misure alternative sono tutte quelle che vanno nella direzione del buon senso, che parla di solidarietà, eguaglianza, legalità e, appunto, quel principio di sussidiarietà indispensabile per non creare ulteriori, pericolose divisioni e distanze tra i vari soggetti. L’Associazione non fa politica, non si occupa di queste cose, non le compete studiare e proporre manovre alternative. Ma agire verso la piena sostenibilità ambientale, dei Territori e delle Comunità. E’ il fine verso cui noi operiamo, e aspiriamo.

Lei e la sua associazione come Davide contro Golia. Se non saranno accolte le vostre richieste, come vi muoverete?

Continueremo a dimostrare, lavorando con impegno e passione giorno dopo giorno, che un altro mondo è possibile. Continueremo a dimostrare che, usando un passaggio del nostro Manifesto, “Intervenire a difesa dell’ambiente, migliorare la qualità della vita e tutelare i Beni Comuni, intesi come beni naturali e relazionali indisponibili che appartengono all’umanità, è possibile. Questa possibilità la vogliamo vivere non più come uno slogan, ma come possibilità concreta, consapevoli che la sfida di oggi è rappresentata dal passaggio dalla pur importante enunciazione di principi alla prassi quotidiana”.

Come è nata l’idea dell’Associazione e del Premio?

L’idea di creare e mettere in rete i progetti e le buone pratiche attuati da decine di Comuni italiani nel campo della sostenibilità si è concretizzata nel 2004, attraverso una serie di chiacchierate tra gli amministratori dei quattro Comuni fondatori (Monsano AN, Colorno PR, Melpignano LE e Vezzano Ligure SP). L’Associazione si è costituita nel maggio di sei anni fa a Vezzano Ligure. La sua aspirazione, attraverso azioni concrete che coinvolgano direttamente le Comunità, è quella di potenziare l'impronta ecologica delle macchine amministrative: dalla gestione del territorio alla mobilità sostenibile, dal risparmio e dalla efficienza energetica ad una corretta, virtuosa gestione del ciclo dei rifiuti: il motto è investire per risparmiare molto in futuro.

E il Premio nazionale “Comuni a 5 Stelle”?

La prima edizione si è svolta a Monsano nel 2007, nasce di conseguenza per premiare e valorizzare i Comuni e le progettualità che vanno in tale direzione.

E’ capitato di premiare due volte lo stesso Comune?

No, non è mai capitato, anche perché, penso giustamente, occorre inserire sempre nuovi Comuni, nuovi progetti.

Da chi è formata la Giuria?

Dai componenti del Comitato Direttivo dell’Associazione, e da esperti nazionali nell’ambito delle cinque linee guida premiate, presenti nel nostro Statuto: Gestione del Territorio; Rifiuti; Impronta Ecologica; Mobilità Sostenibile; Nuovi Stili di Vita.

Quali sono i criteri considerati nella premiazione?

Premiamo le progettualità che, oltre ad una loro concretezza, “impattano” maggiormente sul territorio, in termini di originalità ed efficacia.

E il suo Comune Monsano, 3300 abitanti, è stato premiato una volta?

Per opportunità, insieme con gli altri Comuni componenti il Comitato Direttivo, (Ponte nelle Alpi, Cassinetta di Lugagnano e Casigliano) non presentiamo progetti.

Secondo lei i piccoli comuni più virtuosi sono più concentrati al Nord? E sono quelli a guida centro sinistra o centro destra?

L’adesione all’Associazione è su base volontaria, ed è valutata, attraverso un modulo di pre-adesione (contenente i progetti attuati nel campo delle nostre linee guida, oltre che ad una nostra indagine sul territorio) dal Comitato Direttivo. Attualmente, i 54 Comuni soci sono distribuiti in tutto il territorio nazionale. Noi tentiamo di operare una sorta di contaminazione delle buone pratiche prima che di una possibile adesione. I colori politici non ci interessano, capiamo subito se un sindaco, un amministratore parla il nostro linguaggio, prima e al di là del suo schieramento politico.

Cosa significa “Comune Virtuoso”?

Posso rispondere con la frase contenuta nel nostro Manifesto, inserito nello Statuto dell’Associazione: “Il Comune Virtuoso ama il proprio territorio, ha a cuore la salute, il futuro e la felicità dei propri cittadini. Il Comune Virtuoso adotta tutte quelle misure che diffondono nuove consapevolezze e vuole soddisfare bisogni ed esigenze concrete nel campo della sostenibilità ambientale, urbanistica e sociale”.

Secondo lei è nei piccoli Comuni che si registra maggiore partecipazione. Ma la partecipazione forse dipende dal senso di responsabilità dei cittadini e dal livello di onestà di chi governa.

La partecipazione credo dipenda dalla volontà politica di chi amministra, nel coinvolgere i propri cittadini, più o meno attivamente, nelle scelte.

Potremo un giorno vedere le grandi città italiane imitare un Comune come Castellarano?

Mai disperare!

Cinzia Ficco

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