“Resistiamo dal 1950 in una regione come la Basilicata, portiamo avanti la produzione di vino, latte di alta qualità e ortofrutta e vuoi che non ci sentiamo tipi tosti? È il minimo. Del resto, come si dice, buon sangue non mente. Penso di avere la stessa determinazione di mio nonno che, qui, nel Materano, più di sessanta anni fa, ha compiuto un vero miracolo”.

A parlare è Pasquale Lunati,46 anni, di Taranto, titolare dell’azienda Taverna di Nova Siri (Matera), che conta ottanta lavoratori stagionali, dodici a tempo indeterminato, e fattura cinque milioni di euro l’anno. Un diploma di maturità scientifica, una laurea in Agraria alla Cattolica di Piacenza, formazione e prime esperienze lavorative all’estero.

“Sono stato per sei mesi a Copenaghen, da un nostro cliente intermediario di ortofrutta – racconta – e poi ho trascorso un anno in Spagna, tra Murcia e Valencia, per imparare le tecniche di produzione di agrumi, fragole e lattuga iceberg. Mi è stata offerta l’opportunità di rimanere, ma ho deciso di rientrare in Basilicata, perché, fin da bambino, sapevo che non avrei mai abbandonato un patrimonio messo su con tanti sacrifici da mio nonno e rimasto in piedi grazie agli investimenti e la lungimiranza di mio padre, Egidio. È vero, l’agricoltura richiede tanti sacrifici, ma mi ritengo fortunato e penso che verranno tempi migliori”.

La sede legale della Taverna è in Basilicata, ma Pasquale porta avanti anche un’altra azienda, in Puglia, a Ginosa (Taranto), denominata Valle Rita, acquistata nel 1972 da suo padre con un’estensione di circa cento ettari, tutti coltivati ad arance ed uva da tavola biologica certificata ICEA, e dove oggi c’è un agriturismo “Borgo Valle Rita”, che ospita circa cinquanta persone, aperto tutto l’anno. Tre i settori dell’impresa.

“Con mia moglie Antonella – dice Pasquale – allevo frisone italiane per la produzione di latte di alta qualità certificata dal ministero. Produciamo circa 30 quintali di latte fresco ogni giorno, che vendiamo ai caseifici della zona per la produzione di latticini. Per l’ortofrutta, circa 30 mila quintali di frutta fresca vengono selezionati, lavati, calibrati e confezionati per la Grande distribuzione organizzata di Svezia, Danimarca, Germania e Svizzera a marchio Taverna, certificata ICEA- AIAB”.

Ma il settore in cui Pasquale raccoglie più soddisfazioni è quello vitivinicolo con la produzione di vini a denominazione Basilicata IGT e Matera DOC, prodotti solo da uve aziendali su una superficie di circa 20 ettari. L’Istituto di Enologia di Conegliano Veneto l’ha sostenuto quando nei primi anni ‘90 ha deciso di impiantare nuove cultivar: Greco, Merlot, Cabernet, Syrah Montepulciano e Pino bianco. Oggi con la consulenza di un enologo pugliese ed uno toscano, la cantina produce circa 80 mila bottiglie l’anno e le esporta in tre continenti: Europa, Usa e Asia (Cina e Giappone). Da qualche mese l’azienda produce vini biologici e tra due anni otterrà la certificazione sulle etichette. Per il momento si producono alcuni vini senza l’utilizzo di solfiti.

“E questo – chiarisce l’imprenditore –  grazie all’innovazione di processo e prodotto, che abbiamo avviato alcuni anni fa. Tra il 2002 ed il 2008 abbiamo impiantato nuovi vigneti per uva da tavola ed uva da vino, su una superficie di circa 18 ettari ed altrettanti ettari sono impegnati per i prossimi cinque anni. E’ stata costruita una nuova cantina nel 2007, risultato della collaborazione della mia famiglia – io, mio padre e mio cugino, architetto di Milano – e di alcuni enologi di fama internazionale. La cantina è dotata di tecnologia d’avanguardia, vinificazione a freddo e controllo dei serbatoi da PC. Ci siamo aperti a nuovi mercati in ASIA e negli Stati Uniti, partecipiamo a fiere nazionali ed internazionali (Vinitaly Verona, Prowein Dusseldorf, Vinexpo Hong Kong), siamo in un consorzio export con sede ad Alba e contiamo sulla collaborazione di due consulenti del gruppo Matura di Empoli, sia per il settore viticolo che per quello vinicolo. I nostri vini vengono ogni anno riportati sulle maggiori guide di settore, nazionali ed estere: Gambero rosso, Veronelli, Ais Vitae, Wine Spectator, Wine Enthusiast. Sono risultati non scontati in una regione come la Basilicata, sconosciuta, ancora molto isolata, anche via mare. Qui molti giovani professionisti dell’agricoltura decidono di formarsi al Nord o all’estero. Pochi rientrano come me. Difficile, poi, parlare all’estero di vino lucano: si conoscono solo quelli piemontese, veneto e toscano. Eppure andiamo avanti. Tra breve partirà la riqualificazione del centro aziendale di Taverna, con la ristrutturazione dei fabbricati rurali, per ospitare circa cinquanta persone, dare loro la possibilità di seguire le attività agricole, dalla semina alla raccolta, alla lavorazione post raccolta, alla vendemmia ed alla vinificazione delle uve. Poi si riprenderà la collaborazione con le istituzioni scientifiche per far conoscere sempre più questa terra e il lavoro della nostra azienda, che, ricordo, è nata quando mio nonno, dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale, all’età di 17 anni, con tre amici, prese in affitto un latifondo per la produzione di cotone, liquirizia e cereali. Lì fece le sue prime esperienze da imprenditore. Nel 1950, dopo quindici anni, acquistò un’azienda agricola nell’omonima contrada Taverna, di Nova Siri, dal barone Mazzario di Napoli. Fu un pioniere. Dissodò e rese fertili circa cento ettari, passando alla coltivazione di pesche e nettarine. Lo seguì mio padre, che trasformò questa zona in una sorta di California del Sud con la produzione di: fragole, kiwi, asparagi, uva da tavola, cavolfiori, broccoli, meloni, angurie, clementine e susine, che esportiamo da più di 30 anni in tutto il nord Europa”.

Cinzia Ficco

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