Corre da quando aveva undici anni per una sfida con suo fratello. E oggi non c’è niente che possa farle saltare gli allenamenti sui Navigli. http://www.facebook.com/pages/Ivana-Di-Martino-21-volte-donna/254249991375077

“Corro – dice - anche quando ci sono neve, pioggia e caldo torrido. Ho smesso per brevi periodi: 40 giorni dopo i parti e quando, a causa di un problema al cuore, ho subito due piccoli interventi. Sono una donna normale, con tre figli, un marito, un lavoro part-time e una casa da gestire. Faccio gare la domenica, soprattutto contro me stessa. La corsa per me è come un concerto di violino, un tramonto sulle Dolomiti, il sorriso di un bambino, il primo bacio, il sapore di una giornata di sole, amore, è una compagna di viaggio della mia vita. Tre volte la settimana mi alleno per un’ora e mezzo con gli amici della società sportiva canottieri di Milano, perché solo quello mi permette di ricaricarmi. Lascio i miei figli e vado. Oggi lo faccio con un obiettivo: dimostrare che i sogni impossibili non esistono”.

Questa è la storia di Ivana di Martino, nata nel 1970 a Monza, ma residente a Milano. Un passato da selezionatrice di risorse umane, una laurea in sociologia e una specializzazione nella lingua dei segni prese dopo essere diventata mamma di Cecilia (11 anni), Filippo ( 9) e Caterina (5).  Da qualche mese si sta preparando per un progetto a favore di alcune donne.

“Sì – spiega – quelle che subiscono violenza  e non riescono a ribellarsi. Ma anche quelle che hanno un sogno e hanno paura di buttarsi. Con la mia iniziativa - ventuno mezze maratone (21 chilometri e 97 metri), in ventuno città per ventuno giorni - voglio dimostrare che nella vita dobbiamo sempre osare. Dobbiamo sempre provarci”.

Com’è una giornata tipo di Ivana? “La mattina – dichiara - faccio l' assistente alla comunicazione di una ragazza non udente, che si occupa di conservazione dei beni culturali. All’una finisco, corro per un’ora e mezzo, poi mi dedico ai tre bambini e ai loro hobby. Non ho mai avuto una baby sitter. I nonni fanno quello che possono. E’ faticoso, ma non mollo. Posso garantirle che anche il mio lavoro è duro, perché devo aggiornarmi, studiare di continuo. Di pomeriggio do una mano ad una bambina dislessica. Mio marito lavora a Piacenza. Quindi non ho aiuti. Ma ripeto: questo non mi impedisce di rinunciare alla mia passione. E al mio sogno”.

Quale? “Un giorno – racconta - ero sulle Dolomiti e avevo mia figlia più piccola tra le braccia. Provai una sensazione strana. Quasi di vuoto, che avrei voluto colmare con una prova eccezionale. Mi dissi: Perché non tentare una corsa lungo lo Stivale e dimostrare che tutto si può ottenere, se ci si impegna e non ci si arrende mai? Dopo qualche giorno ero pronta a tentare. E naturalmente ad allenarmi per riuscirci. Oggi ho paura di non farcela. Di raggiungere solo alcune città. Ma sono sicura che ce la metterò tutta.  L’adrenalina è al massimo”.

E i suoi come hanno preso questa decisione? “Mio marito – replica – e i miei figli non mi hanno mai ostacolato. Le dirò di più. Nel camper con cui mi muoverò porterò mia figlia Caterina, che è felicissima. Come portafortuna avrò due disegni degli altri due miei bambini”.

Con Ivana nell’impresa ci saranno anche Vinicio, grande podista di 70 anni, un ragazzo che preparerà una tesi di laurea su alimentazione e moto e la ragazza non udente, per cui lavora.

“Il progetto – aggiunge Ivana – sta assorbendo tanto tempo. Non è facile avere l’ok dei Comuni, in cui farò tappa. E’ quasi tutto a mie spese. Ho uno sponsor, che si chiama Alfavalvole. Chiederò per ogni tappa un contributo di 21 euro, che andrà all’Associazione Doppia Difesa, impegnata nella lotta alla violenza sulle donne.  Certo, servirebbero leggi più aspre per fermare i femminicidi e maggiore consapevolezza, ma con la mia corsa voglio dimostrare che spesso è necessario tirar fuori le unghie, far vedere chi siamo. E che, se abbiamo dei desideri, non dobbiamo arrenderci mai”.

Ma ne vale la pena e se qualcuno le dicesse che la sua iniziativa sembra quella di un’esibizionista, quindi inutile, cosa risponderebbe? “Guardi – afferma – quello che dicono gli altri non mi interessa. So solo che la mia è una grande impresa, come grande è il messaggio che voglio dare. Il resto è pura divagazione”.

Intanto ecco qui di seguito le tappe: Milano 7 aprile,  Aosta 8, Torino 9, Cinque  Terre 10, Roma 11, Cagliari 12, Palermo 13, Catanzaro 14, Brindisi 15, Potenza 16, Napoli 17, Campobasso 18, L'aquila 19, Ancona 20, Perugia 21, Firenze 22, Medolla 23, Venezia 24, Trieste 25, Trento 26, Monza/Milano 27

                                                                                                                      Cinzia Ficco

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