“Pericolosi?  Sì, ma non perché fascisti. Sono indifferenti a idee, sono un tool che può essere usato per qualunque cosa, e da chiunque. Questo è massimamente pericoloso. Se un domani scoprissero, per esempio, dai social e dai sondaggi, che l’Italia ama gli immigrati, diventerebbero immediatamente tutti pro-migranti”.

E’ così che Jacopo Iacoboni (Napoli, ’72), giornalista de La Stampa, vede i pentastellati. A loro ha dedicato un libro-inchiesta, intitolato: L’esperimento (Editori Laterza).

“Un libro – spiega – che ho dovuto, non che volevo scrivere. Quel poco o molto che so, che ho capito o scoperto sul Movimento 5stelle, ho pensato fosse necessario che lo sapessero tutti”. E cioè? Che il Movimento 5stelle, sebbene appaia come una creatura di democrazia dal basso, partecipata, nata per idea dei Vaffa day di Beppe Grillo, un comico famoso, è in realtà stato fondato soprattutto da un’altra persona, Gianroberto Casaleggio, che aveva in mente di duplicare i suoi giochi di ingegneria sociale in politica.

Un testimone oculare racconta a Iacoboni i primi esperimenti fatti tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio da Gianroberto Casaleggio, all’epoca ex studente non laureato di fisica all’Università, appassionato di Asimov e interconnessioni, sulle intranet aziendali della Webegg (una piccola azienda di ricerca, sviluppo tecnologico e consulenza informatica) per formare e distribuire il consenso.

“L’Esperimento – dice il giornalista – si costruisce un tool, uno strumento: l’uso delle reti. Prima reti piccole, poi via via sempre più grandi, ma anche sempre meglio connesse e clusterizzate.  Il Movimento è questo tool: uno scheletro, una forma, non un contenuto. Col senno di poi, e tenendo conto che nel frattempo sono intervenuti i social network (Facebook nasce nel 2005) – m’è sembrata questa l’essenza, se si vuole un po’ inquietante, di questo rivoluzionario tool della politica italiana, che andava raccontata”.

E nel Movimento – come racconta Carlo Baffé, uno dei cinque del team iniziale di Casaleggio, che Iacoboni ha rintracciato – si sono riprodotti sin dalle origini quei meccanismi punitivi che scattavano all’interno di Webegg in caso di dissenso.  Baffé racconta di un test particolare.  Sì – afferma Iacoboni – mi ha raccontato di un banale forum aziendale, che all’inizio si usava per discutere apertamente di qualsiasi argomento. A un certo punto si iniziò a usare il forum per far passare certe posizioni di Roberto come se fossero frutto di una discussione democratica. Il metodo, organizzato in queste riunioni, era il seguente: un membro del gruppo funzionale Intranet lancia la discussione su un tema, un altro membro risponde con una posizione contrastante, poi altri due membri prendono le parti del primo. Un po’ alla volta i normali dipendenti prendevano le parti del primo, e si creava quella che Roberto chiamava la valanga del consenso. Ogni tanto venivano inseriti nel forum rotture, o rumori di fondo, o distorsioni pilotate dell’opinione – testate sia sui punti di vista sostenuti dall’iniziatore della discussione, sia su quelli che lo avversavano in maniera più critica. Il giochino era molto divertente all’inizio. Ma poi mi resi conto che non era altro che un esperimento di ingegneria sociale per capire quali fossero i metodi più efficaci per manipolare le opinioni e creare il consenso. Con una discussione apparentemente democratica».

Ma la partecipazione, la democrazia dal basso, sono solo alcune delle parole svuotate di senso e delle promesse mai mantenute in questi anni da Casaleggio e Grillo, che l’autore del libro ricostruisce con l’aiuto delle testimonianze di alcuni fuoriusciti.  Si pensi alla mancanza di trasparenza, descritta nel capitolo 9 – intitolato Scatole cinesi, al principio dell’uno vale uno , che forse era da intendere come interscambiabilità delle pedine e non in modo anarchico e orizzontale. O pensiamo alla libertà di pensiero tanto sbandierata a cui si contrappongono dossieraggi ed espulsioni effettuate con due pesi e due misure –  per cui spesso nel Movimento ti ritrovi come Rubasciov, protagonista del libro Buio a mezzanotte di Arthur Koestler, che finisce per essere un ribelle anche senza volerlo. Oppure al francescanesimo mai attuato. “Non si tratta certo di essere bacchettoni – chiarisce Iacoboni – o di stigmatizzare stili di vita che diventano comprensibilmente più comodi: il problema in politica è l’ipocrisia e l’incoerenza tra le azioni e le promesse”. E poi c’è il capitolo meritocrazia, altro oggetto misterioso nel Movimento, che predilige le attitudini alle competenze.  Sembrano lontanissimi i tempi i cui Beppe Grillo durante lo Tsunami Tour gridava: “Noi scegliamo i migliori. Con noi ci sarà una vera meritocrazia in Italia”. Per capirlo basta leggere il libro da pagina 90 a pagina 97.

Ma scorrendo le pagine de L’Esperimento si scoprono altre grandi promesse disattese: la tutela dei dati degli iscritti – e i dati sono oro nero, perché è dai dati di una comunità che posso sapere chi è parte organica di quella comunità, chi vi gravita intorno magari ancora indeciso – e  la sicurezza della piattaforma Rousseau, facilmente penetrabile.  E’ scritto a pagina 83: “L’hacker più aggressivo Rogue _0 dichiara di essere tuttora sia dentro la piattaforma Rousseau sia dentro il sito di Grillo e, dunque, di poter alterare potenzialmente ogni processo di voto”.

C’è quindi molto per dubitare che si tratti di una vera democrazia diretta. Eppure in tanti continuano a seguire Grillo e Casaleggio jr. “Credo – replica Iacoboni – che l’esperimento intercetti qualcosa che c’è realmente nella società italiana dalla metà degli anni Duemila: la rabbia e il senso di esclusione dai luoghi che contano, senso provato da tantissimi giovani, inascoltato dalla sinistra, molto colpevolmente, e dai giornali. Ma l’esperimento usa cinicamente tutto questo, amplifica la responsabilità di politica e giornali – e ne sfuma del tutto quella di altri: alti burocrati pubblici, dirigenti di banca, industriali”.

A proposito di responsabilità, il Movimento sembra attribuire ogni tipo di nefandezza al Pd. Per Jacopo due potrebbero essere i motivi: uno strutturale. “L’autore dell’Esperimento, Casaleggio – afferma –  non era certo orientato a sinistra. Si abbeverava a tanta letteratura sci-fi, allo Hobbit, andava ad ascoltare Bossi nelle valli padane quando c’erano quattro persone a sentirlo nei bar. Il secondo motivo è che, negli anni in cui il M5S decolla, Berlusconi va via, si eclissa ( oggi, invece, è tornato) –  sembra che l’avversario naturale sia il Pd. Il compito è distruggere il Pd. Da questo punto di vista è totalmente illusoria, e quasi tragica, l’idea di chi a sinistra pensa a un accordo tra sinistra o ad un Pd de-renzizzato e il Movimento”.

Ma come spiegare l’atteggiamento ossequioso da parte tanti giornalisti italiani nei confronti dei pentastellati?  Il Movimento, secondo Jacopo, non voleva un’informazione più libera e indipendente, la voleva solo più amica. E in buona parte c’è riuscito. “I grillini – annuncia – verranno naturalmente scaricati dai media appena saranno in disgrazia”.

Per ora il Movimento ha un punto di forza. Che per Jacopo è l’aver costruito un nocciolo di elettori totalmente impermeabili al reale. “La loro forza – dichiara ancora – sta nel suo coincidere con la propaganda. Il Movimento è diventato un fantasy, e dal fantasy non si dissente, il fantasy si ama. Solo dalla realtà si può dissentire”.

Proviamo ad immaginarli alla guida del Paese. “Come cittadino – replica – penso che sarebbe una tragedia. Mi paiono molto limitati, incompetenti. E non è un caso: è l’esperimento che vuole questo. Come giornalista avrei tanto lavoro assicurato”. Ma ora che Grillo si è scisso da Casaleggio e la scissione è politica ed economica, avendo  l’ex comico una sua srl e una sua partita iva, il sogno di Gianroberto imploderà? Difficile per Jacopo prevederlo. “Casaleggio jr è diverso – conclude  –  certo non ha il legame con Grillo che aveva il padre. Lo si vede anche dalla separazione dei due blog, che nel libro (uscito l’11 gennaio scorso) viene ampiamente anticipata. Grillo è stato, per Casaleggio senior, il tester, il paziente zero del virus dell’esperimento. Non lo dimentichiamo”.

Cinzia Ficco

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