“Noi tipi tosti? Certo. Perché siamo convinti che in Italia ci sia ancora spazio per fare un giornalismo pulito, lento e romantico. All’anglosassone, con la possibilità di prendersi tutto il tempo necessario che serve a sviluppare una storia. Dici che siamo idealisti? Mah, non saprei. Siamo solo determinati, e proviamo a mettercela tutta”.

A parlare è Matteo Tacconi, 36 anni, perugino, giornalista, un fanatico dell’est, che da qualche anno ha iniziato a viaggiare oltre la vecchia cortina di ferro e l’ex Jugoslavia con Ignacio Maria Coccia, fotografo. “Scriviamo e scattiamo foto per quotidiani, riviste e siti – scrive nell’introduzione al suo nuovo progetto, “Verde cortina" http://www.kisskissbankbank.com/verde-cortina​ . I nostri viaggi ci hanno spesso portato nei Paesi dell’Est. Ci affascinano quell’atmosfera malinconica, ma anche esuberante che li contamina, quella tensione costante tra il peso del passato e la voglia di costruire futuro. Trovo quasi magici i confini, espressione di ciò che è in divenire. Da poco ci siamo imbarcati in un altro progetto. E vorremmo che diventasse un libro. Ne abbiamo già fatti di altri, ma questo ha un senso speciale. In occasione del venticinquesimo anniversario del crollo del Muro di Berlino abbiamo percorso il tracciato della “cortina di ferro”, cioè  il crinale,  che,, al tempo della guerra fredda, divideva in due la Germania, Berlino e l’intera Europa. Questa linea, lunga duemila chilometri in tutto, si distende dal Baltico all’Adriatico. Dal punto più a nord del vecchio confine tedesco a Trieste”.

Il progetto, nella sua prima fase, è stato diffuso da Radio Radicale e Huffington Post, rispettivamente con una serie di collegamenti radiofonici e  la pubblicazione di dodici reportage, con altrettante gallerie fotografiche. Questo è il sito di Verde cortina, che raccoglie tutti gli articoli e tutti gli scatti” https://www.facebook.com/rassegna.est?ref=hl&filter=2

Obiettivo del vostro progetto? “Io l’ho fatto anche per un fatto personale – racconta – sono sempre stato affascinato da questa parte d’Europa, anche perché nel mio comune c’è una piccola comunità slovacca, insediatasi prima del crollo del Muro.. Dei Paesi dell’Est mi piace poi quella voglia di tornare a vivere, dopo la lunga parantesi comunista. Può essere uno stimolo per l’Italia, viste la grande depressione che stiamo attraversando e le risorse di cui disponiamo per uscirne. E dco questo sai perchè?  Lungo i duemila chilometri, un tempo presidiati militarmente, c’erano fortini, simboli militari. Oggi c’è un corridoio di parchi e foreste, dal Baltico all'Adriatico. E questo trasmette speranza. Abbiamo pensato che, se esistono il blu cobalto e il rosso magenta, può esistere anche, appunto, il verde cortina. Il verde della natura che ha segnato l’inizio di un’altra vita, sopra le macerie della guerra fredda e delle divisioni est/ovest”.

Dici che il vostro modo di fare reportage è diverso, perchè? “Questo non lo saprei dire – afferma – mi limito a dire che noi mostriamo la realtà e basta. Non commentiamo, non abbiamo missioni pedagogiche, non aggiungiamo niente rispetto a ciò che è visibile. Cerchiamo di non andare sopra le righe”

Nel frattempo, il viaggio palmo a palmo lungo l’ex cortina di ferro, iniziato a marzo scorso, potrebbe diventare un libro. con il sostegno dell’editore di Ascoli Piceno, Capponi. Ma occorrono fondi. “Fino ad oggi – conclude - abbiamo raccolto 3400 euro, sui 4000 che ci servono per andare in stampa. Un grazie spaziale a chi finora ci ha sostenuto. C’è tempo sino al 30 giugno per continuare a farlo”.

 

                                                                                                                                                                                       Cinzia Ficco

 

Matteo Tacconi, giornalista professionista, lavora come freelance. Segue l'Europa centro-orientale, i Balcani e l'area post-sovietica, scrivendo di cultura, economia, società e politica. I suoi articoli sono apparsi, tra gli altri, su EuropaLimesEastStudioResetNarcomafieIL e Il Venerdì di Repubblica. Collabora anche con l'OCSE come osservatore elettorale.

Ha pubblicato Kosovo (Castelvecchi, 2008), C'era una volta il muro (Castelvecchi, 2009) e  Me ne vado a Est (Infinito, 2012), scritto con Matteo Ferrazzi.

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                                                        

 

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