Prima promoter merchandiser, metalmeccanico di quinto livello, poi manager, oggi imprenditore. Un suo amico disse : “Sei vittima del tuo eclettismo”. Lui, invece, si sente riconoscente al Gruppo Fiat e al fato che gli ha permesso di “incrociare i vertici aziendali giusti nel momento giusto”. Del resto – afferma – lo dicevano Vinicius de Moraes, Giuseppe Ungaretti e Sergio Endrigo in un album del ’69: “La vita, amico, è l’arte dell’incontro. Ed io sono stato fortunato a conoscere persone che hanno creduto subito in me”.

Il tipo tosto è Luigi Snichelotto, 62 anni, napoletano, che nel ’79 lascia la sua città e la sua fidanzata, che conosceva dall’età di 17 anni, per andare a Torino e lavorare alla Fiat, iniziando dal più livello più basso.

“Agli inizi – racconta – da buon terrone soffrivo tanto per la lontananza. Nei primi mesi affittai una stanza in una pensione che condividevo con un mio carissimo amico, in quel periodo, assunto alle poste e trasferito dal sud a Torino. Ma quanto mi pesavano la solitudine ed il grigiore di quella città! Purtroppo, non c’erano alternative. Volevo rendermi indipendente sia dal punto di vista economico che familiare. Rimasi in azienda come promoter merchandiser per qualche tempo, poi, grazie al mio fluente inglese, fui chiamato ad altri incarichi nella direzione export. Fu un colpo di fortuna. Alcuni dirigenti dell’azienda, durante una convention all’estero, rimasero sorpresi che parlassi in inglese con il tassista che ci accompagnava in albergo. Dopo quella serata, una serie di incontri fondamentali per la mia formazione e carriera, negli anni successivi, mi hanno permesso di fare ulteriori esperienze tali da poter diventare un profilo professionale interessante ed appetibile per quel mondo aziendale internazionale”.

Luigi ha ricoperto vari incarichi nell’area commerciale, sia in Italia che all’estero, rientrando nel Gruppo Fiat, alcuni anni dopo averlo lasciato. “Ed era raro – ci dice – che Fiat riassumesse un suo ex manager”.

Nella metà degli ’80 è in Brasile, presso una consociata del gruppo – acquisita in quel periodo – per organizzare la direzione commerciale. Alla fine degli ’80, occupandosi delle attività estere, avvia relazioni commerciali con partner nuovi in alcuni Paesi europei e medio-orientali. Sempre nello stesso periodo si trova a guidare il processo di conversione dei due uffici commerciali – a Londra e Francoforte – contribuendo alla creazione delle società inglese e tedesca.

“Ero soddisfatto di me – spiega – dal punto di vista professionale, ma continuavo a sentire il peso della solitudine. La mia famiglia era sempre troppo lontana. Vedevo raramente sia mia moglie che i miei figli”.

Luigi ha preso due lauree, in Scienze dell’Educazione e della Formazione ed in Scienze Turistiche.

Sempre vulcanico e curioso fa altre esperienze. Lavora persino come consulente per una società partecipata da Cinecittà Holding / Istituto Luce, per Oleoblitz, McDonald’s e Pechiney. Per Magneti Marelli diventa direttore generale divisione ricambi in Turchia, prendendo la residenza ad Istanbul per alcuni anni.

“Una città – afferma – che ricorderò sempre con molto piacere perché complice del recupero della mia principale passione: la musica! Una vera compagnia nei momenti di tristezza e che, ahimè, non è mai diventata una professione. Forse anche per colpa di mia madre”.

All’età di otto anni Luigi comincia a suonare con le “cucchiarelle”. Canticchia e strimpella la chitarra. “Avrei voluto fare il liceo musicale – racconta – e mio padre era seriamente intenzionato ad assecondarmi. Uomo illuminato, vicentino, di ampie vedute, avrebbe voluto farmi fare, all’età di 14 anni, un test psico-attitudinale per scoprire quanta inclinazione e talento avessi per avviare questi studi. Ma per mia madre fu un niet che mi spinse ad accantonare ogni aspirazione, con grande sofferenza. Oggi, nonostante quel no, la mia passione per la musica è sempre forte. Pietro Gargano mi ha inserito nella nuova Enciclopedia illustrata della canzone napoletana. Ecco perché non potrò mai dimenticare l’esperienza di Istanbul”.

Luigi ama comporre, musiche e testi, suona la batteria ed il basso, si accompagna alla chitarra e al pianoforte. Qualche critico musicale lo ha definito il padre del social jazz napoletano. Ha esordito da vocalist e batterista in alcune band. Per la Abici/Rca ha inciso da cantante il 45 giri Scala reale – Noi due, su testi di Vincenzo Belfiore, da lui musicati. Gli arrangiamenti erano di Giacomo Simonelli e c’era la collaborazione di Fausto Mesolella. Oggi, collabora con vari musicisti professionisti.

“Alla fine di quest’anno – annuncia – dovrebbe uscire un vinile, che ho inciso con la preziosa collaborazione di Stefano Giuliano e quella di carissimi amici, valenti ed apprezzati artisti della scena campana”.

L’arte è sempre stata al centro della sua vita. Non deve sembrare strano, una “bilancia” riesce a coniugare costantemente i due aspetti fondamentali dell’esistenza umana, in una dinamica quasi perfetta: materia e spirito. Luigi, forse, c’è riuscito: su di un piatto, l’amore per il lavoro, sull’altro, quello per la musica e l’arte.

Luigi ha ricoperto alcuni incarichi anche nell’associazionismo. E’ stato: presidente dell’Ente Bilaterale del Turismo Campano (Napoli), componente della Giunta Nazionale di Presidenza e componente del direttivo nazionale di FIPE / Confcommercio. Oggi fa l’imprenditore. Dal 2000, infatti, è l’amministratore di una Società di servizi, che si trova in Campania ed opera nell’ambito della ristorazione rapida, in partnership con un noto marchio internazionale.

“Ho tanti sogni ancora da realizzare – dice sorridendo – però, da buon meridionale, sono scaramantico. Ne parlerò in futuro. Che vi devo dire? Il mio amico aveva ragione: Sono vittima del mio eclettismo e non ho scampo”.

Cinzia Ficco

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