“La vita qui? Dura, durissima. Certe volte ti prende la disperazione. Ma poi vedi le montagne fumanti di spazzatura a vista d’occhio e duemila famiglie che per sopravvivere rovistano dentro e ti torna la voglia di lottare”.  

A parlare è Padre Giovanni Gentilin, nato ad Arzignano ( Vicenza ) nel 1942, missionario canossiano da ventotto anni e residente da ventuno a Tondo, Manila, nelle Filippine, che mi scrive per far conoscere i suoi progetti e avere il nostro aiuto.

Padre Giovanni ogni giorno cerca di aiutare le circa 30 mila famiglie che vivono vicino la montagna del disonore, quella fatta di rifiuti fumanti. Per fortuna non è solo. A dargli una mano ci sono alcune insegnanti di una scuola speciale, quella della Gioia, a cui ha cominciato a pensare nel 2008, con il suo amico Giampiero Gastaldi, fotoreporter. Ma non può contare sul sostegno delle autorità locali, né del Governo centrale.

Ecco qui di seguito il testo che mi ha mandato:

Tondo è una città che forma con altre tredici  municipalità, Manila. Ha un milione di abitanti. E’ stata fondata dagli spagnoli che hanno colonizzato le Filippine. Quando si parla di Tondo si fa riferimento ad un territorio in cui regnano la violenza, la malavita, la prostituzione, la droga. E’ vero, qui esiste il male che deriva dalla miseria, ma forte è anche la spinta ad aiutarsi, almeno nella nostra missione che conta circa cento mila persone. Solo che questo non fa notizia.  Da quando sono arrivato il livello di povertà non si è ridotto. Ma è cambiata molto la mia vita, di cristiano e prete. Vivere a Tondo mi ha fatto capire quanto importanti siano la nostra esistenza, la pazienza, la collaborazione. Mi sento bene quando posso aiutare soprattutto i giovani. Dico giovani, perché la vita media qui si ferma a 40-45 anni, per cui non esistono case di riposo. Gli anziani, pochi, sono molto rispettati ed ascoltati in casa. Vivere qui ha compromesso molto la mia salute: stress, inquinamento, cibo che non è assicurato ogni giorno, mancanza di igiene. Non sono mancati e non mancano neanche ora i momenti di sconforto, quelli in cui ti sembra che tutto sia inutile. Però l’entusiasmo per la vita di queste persone mi ha spinto a non cedere e a combattere perché un giorno anche per loro ci sia gioia. La nostra sfida quotidiana si chiama Smokey mountain, la collina del disonore, quella costituita da immondizia fumante, quella dove vanno a cercare cibo i bambini di questo posto. Quando sono arrivato a Tondo il 19 Dicembre 1980 esisteva una grande collina. Vicino abitavano tante famiglie, tutte poverissime. Anni fa, l’ex presidente delle Filippine Fidel Ramos, anche sotto la pressione di alcuni governi esteri, ha fatto allontanare le famiglie  con l’esercito. Ma dopo anni si è ripreso a portare rifiuti da Manila a Tondo. Nel frattempo è aumentato il numero di decessi per l’esalazione dei gas provenienti sempre dall’immondizia, dall’acqua inquinata  delle condutture comunali. Sono molto comuni i decessi  per la presenza di tubercolosi, asma, malattie  dei reni, della pelle, meningite, per la mancanza di cibo. Nelle Filippine, ancora oggi il 21 % dei bambini sotto i 5 anni non riesce sopravvivere. E da parte di chi governa non si cono aiuti. Per i poveri non c’è alcuna agevolazione sanitaria. I medicinali sono costosissimi.  Se non puoi pagare, ti mandano via dall’ospedale. Siamo nelle mani di benefattori, persone generose e sensibili italiane. Parlo soprattutto di coloro che guidano la  Onlus  di Brescia : Una mano per I bambini. Sono loro che sostengono i nostri due progetti più importanti.  La scuola della Gioia e la clinica.

La prima è sorta sei anni fa su un terreno a ridosso della discarica dei rifiuti. E’ costituita da due container, con aria condizionata, perché il caldo tropicale con il 100% di umidità impedirebbe ai bambini di concentrarsi e studiare. Quest’anno ne abbiamo sessanta, tra i quattro e i cinque anni, che, dopo un biennio, passeranno alle elementari.

Poi c’è la clinica, con letti di emergenza, una brava infermiera e un medico che viene solo quando è necessario. Non abbiamo l’aiuto delle autorità locali. È vero, ci sono persone un po’ invidiose di quello che facciamo, ma non ci arrendiamo. Servono soldi per medicinali, vitamine e cibo. Un modo per aiutarci è mettersi in contatto con la Onlus di Brescia. Mi auguro che si possano realizzare tanti altri progetti. Io non mi arrendo. Se sono un tipo tosto? Mia madre diceva che quando mi metto in testa qualcosa non c’è niente da fare. Vado fino in fondo. Però, ho bisogno di una mano”. https://www.youtube.com/watch?v=wgdYYRmMSbc

                                                                                                                                                                     Padre Giovanni Gentilin

 

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