A scuola Matteo Premi ha messo subito i puntini sulle i: niente pietismi. “Voglio essere trattato come tutti gli altri – ha detto il primo giorno – Se sbaglio, anche per me i voti dovranno essere bassi. E così è stato per i cinque anni di liceo classico che ha frequentato a San Giovanni in Persiceto, dove, con la tetraparesi spastica, ha preso la maturità con una valutazione finale di 84 su 100.

“L’handicap, provocato da un parto prematuro di cinque mesi che lo ha fatto nascere il 30 Aprile 1995 sotto il cartellone pubblicitario all’uscita autostradale di Vittorio Veneto Sud (TV), e lo costringe a vivere su una carrozzella a motore di nome Herbie, “fino ad ora – afferma – non mi ha impedito di dedicarmi ai miei interessi”.

Dal 2015 Matteo studia Scienze della cultura all’Università di Modena. Di recente A scuola Matteo Premi ha messo subito i puntini sulle i: niente pietismi. “Voglio essere trattato come tutti gli altri – ha detto il primo giorno – Se sbaglio, anche per me i voti dovranno essere bassi. E così è stato per i cinque anni di liceo classico che ha frequentato a San Giovanni in Persiceto, dove, con la tetraparesi spastica, ha preso la maturità con una valutazione finale di 84 su 100. Ed è stato il primo in Italia.

“L’handicap, provocato da un parto prematuro di cinque mesi che lo ha fatto nascere il 30 Aprile 1995 sotto il cartellone pubblicitario all’uscita autostradale di Vittorio Veneto Sud (TV), e lo costringe a vivere su una carrozzella a motore di nome Herbie, “fino ad ora – afferma – non mi ha impedito di dedicarmi ai miei interessi”.

Dal 2015 Matteo studia Scienze della cultura all’Università di Modena. Di recente con Maria Chiara Ottolini (Milano, ’87), dottoranda in Scienze della persona e della formazione all’Università cattolica di Milano ha scritto un libro, dal titolo: MP3- sulle ruote me la rido, pubblicato da San Paolo, che è tutto un susseguirsi di se.

“A volte mi chiedo – scrive – come sarebbe andata la mia vita se i miei non fossero andati in vacanza in Veneto, se papà non si fosse messo in viaggio in piena notte quando la mamma gli ha detto di sentirsi poco bene, se non si fosse fermato al casello di Vittorio Veneto e se la mamma non mi avesse partorito lì, se qualche medico senza nome non si fosse dimenticato di una incubatrice da terapia intensiva all’ospedale. Perché vedete, un se ci può stare. Sono tanti se messi insieme che sono strani. Ti fanno pensare che forse siamo tutti qui per un motivo preciso. E che io sto ancora provando a cercare. Anche se, la mia vita così com’è, normale e specialissima insieme, mi piace”.  E ne hai conferma, leggendo le 170 pagine del suo lavoro, in cui rimbalza l’entusiasmo che mette soprattutto nelle sue passioni: l’hockey su sedia a rotelle (Matteo si è avvicinato allo sport grazie al Sen Martin, squadra modenese) e la musica.

“La musica – ci fa sapere – mi aiuta a superare i momenti difficili. Testi, melodie e ritmi mi danno carica, mi aiutano a riflettere e valutare le cose da prospettive diverse. Non ho un genere preferito, la mia raccolta spazia dagli ACDC ai canti degli alpini, alle colonne sonore dei cartoni animati. Ascolto parecchio gruppi musicali come: i Pogues e i Modena City Ramblers. Il brano in assoluto che mi carica di più è The Great Song of Indifference di Bob Geldof, molto bello anche nella versione modenese dei Modena City Ramblers.
Nei miei momenti tristi, invece, è Fabrizio De André che mi consola. Tra i classici, che ho conosciuto a scuola, amo il Seneca delDe Brevitate Vitae, perché contiene parole inneggianti alla vita”.

Nel percorso scolastico un aspetto è pesato molto a Matteo: dovere dimostrare di continuo di essere intelligente. “Ho trovato difficile il secondo anno di liceo – aggiunge – perché ero affiancato da insegnanti di sostegno e da un educatore non adatti al tipo di studi. Non conoscevano né il latino, né il greco. In più, alcuni professori, vedendomi in difficoltà, mi proponevano le soluzioni– scorciatoie differenziate. I miei genitori e i miei compagni, però, mi hanno aiutato a far cambiare idea ad alcuni docenti. Tutto sommato ho buoni ricordi anche dell’esame di maturità. Mi è rimasto impresso il lungo tavolo a ferro di cavallo con tutti i professori dietro che, uno alla volta, mi facevano domande. Ricordo che una prof mi chiese di commentare la poesia L’Albatro di Charles Baudelaire. Non avevo capito bene la domanda e così le chiesi: Cosa vuole sapere, può essere più precisa? Può riformulare la domanda in modo più chiaro?Era stato quello il suo modo di rivolgersi a me per l’intero ciclo di studi”.

A scuola Matteo dice di non essere mai stato vittima di episodi di bullismo. Solo di fatti spiacevoli, non gravi e subito risolti. “Una volta, volendo farmi uno scherzo- racconta – alcuni amici mi potarono in un angolo, con la faccia al muro e scollegarono i motori della sedia, impedendomi così qualsiasi movimento. Un’altra volta la prof di educazione fisica, arrivata da poco, mi propose di fare il portiere a pallamano, una sorta di bersaglio da tiro. Forse perché sapeva che giocavo nella wheelchair hockey. Atti di pietismo a scuola non ne ho mai subiti. Fuori, sì. Il più odioso? Mi è capitato a Modena. Due vecchietti guardandomi, si sono fatti tre segni della croce con sorprendente sincronismo”.

Oggi per Matteo difficile è organizzarsi in vista degli esami universitari, che richiedono sempre la disponibilità e la presenza di altre persone. Per il resto vive circondato da amici “accomunati – afferma – dalla voglia di dare il giusto peso alle cose e di non prendersi troppo sul serio. Non ho difficoltà a farmene di nuovi, anche se i contatti con loro sono per lo più virtuali. L’amore? Al momento non sono innamorato di nessuno. Se qualche ragazza è interessata all’articolo, sono disponibile”.

Un sogno? “Lo condivido con mia sorella Federica – conclude –  e sarebbe quello di aprire una libreria in stile inglese con zone relax in cui potersi fermare a leggere un libro, consumando bevande e spuntini. A breve termine vorrei riuscire a completare gli studi universitari, conseguendo una laurea triennale. Io un tipo tosto? Mi sento un tipo normale. Ci sono, però, situazioni in cui capisco di avere qualità che mi permettono di superare tante difficoltà senza demoralizzarmi. Forse sono semplicemente un testardo innamorato della vita che, penso, vada vissuta sempre, accettando le sue sfide, continue e spesso nascoste. Provate a leggere il testo della canzone Born this way di Lady Gaga, o Ridi dei tuoi guai deiControtempo e capirete cosa voglio dire.  Me lo ripeto anche prima di una sfida a hockey: “I nostri limiti non sono quelli che ci impone il fisico, ma quelli che ci imponiamo con il cervello e il cuore”.

Altri tipi tosti sulla sedia a rotelle sono: Danilo e Luca. Il primo ha 39 anni, è un designer, ama lo sport e l’avventura. Luca, 37 anni, è un architetto, musicista e quando non lavora e non suona, è sul campo da tennis. La loro storia è quella di una grande amicizia, iniziata quasi 20 anni fa a Torino in un’unità spinale. Insieme hanno dato vita a Viaggio Italia http://viaggioitalia.org/, che definiscono un inno alla vita e alla forza di non arrendersi di fronte alle difficoltà, un percorso alla scoperta dei propri limiti con il desiderio di superarli o anche solo di riconoscerli. Se per molti essere paralizzati dalla vita in giù significa la fine di una vita dignitosa, Danilo e Luca hanno deciso e voluto fortemente che il loro incidente rappresentasse un inizio.  L’inizio di una vita diversa, ma ugualmente intensa, ricca, emozionante. “Perché vivere e non sopravvivere con una disabilità – fanno sapere- è possibile. Anche su una carrozzina si può lavorare, fare sport, viaggiare, innamorarsi di luoghi e persone, conoscere, incontrare, imparare”.

Nel 2016, per un mese, Danilo e Luca sono stati i protagonisti di un viaggio avventuroso che li ha portati in giro per l’Italia: da Bolzano a Palermo, dalla montagna al mare. Ogni tappa è stata la scoperta di un territorio, un’impresa, ma anche un’occasione di crescita. Durante il percorso Danilo e Luca hanno giocato a tennis, volato in parapendio, navigato in barca a vela e kayak, sono andati a cavallo, hanno fatto rafting, snorkeling e sci nautico. Gli sport, anche quelli estremi, sono diventati così strumento di conoscenza di sé e degli altri. Quest’anno Viaggio Italia è un progetto ancora più grande, poiché è strutturato come un percorso a tappe, da Aprile a Dicembre, dal Piemonte alla Basilicata, passando per la Sardegna. I due raggiungeranno anche la Spagna.

Nella scorsa edizione i ragazzi avevano lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma lastminuteheroes.org per acquistare uno speciale furgone destinato a Danilo Neri, un amico rimasto tetraplegico all’età di 17 anni. Tante le realtà coinvolte in questa gara di solidarietà. Grazie all’aiuto di tanti l’obiettivo è stato raggiunto! Danilo Neri ora può ricominciare a viaggiare e diventare anche protagonista di una tappa del nuovo viaggio, quella in programma a Luglio a Sestriere, per fare downhill con i due amici di sempre.

“Ci sono due cose che in ogni viaggio non mancheranno mai – affermano – lo sport e la visita nelle unità spinali. Lì tutto è iniziato, e da lì dobbiamo far capire che si può ricominciare. Noi tosti? Assolutamente, sì Venti anni in piedi e quasi 20 anni seduti. Sappiamo bene com’era prima, ma ci piace tantissimo anche vivere il presente. E vogliamo impegnarci perché sia sempre più facile”.

 

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