Dove sta il meglio del pensiero greco, fuori o dentro la filosofia? Quindi per la tradizione europea e occidentale, meglio attingere a Platone o Omero? Mauro Bonazzi (Milano, ’73), docente di Filosofia alla Statale di Milano, si schiera con l’Atene poco conosciuta, quella dei poeti e degli storici, dopo aver scritto un libro: “Atene, la città inquieta” (Einaudi) per dire che non esiste solo un’idea di Grecia.

 “La descrizione della Grecia al singolare, marmorea ed olimpica – afferma -   è una costruzione di comodo, che serve per distinguerci dagli altri, i barbari, quelli che non seguono la ragione.  Ma questa è una descrizione profondamente fuorviante”.  

Se vogliamo conoscere il senso della nostra esistenza, meglio guardare all’antica Grecia con le lenti di Socrate, ma anche attraverso le opere di Esiodo”. E cosa cambierebbe? “I filosofi – replica - Platone su tutti, sono impegnati a mostrare che dietro al disordine della realtà, esistono un ordine e una stabilità. I poeti, ma anche i sofisti e Tucidide, sono convinti che questo ordine non esista e si debba, dunque, imparare a vivere in un mondo disordinato e indifferente, che non è fatto per noi.  I primi hanno cercato di mostrare il senso e la bellezza di un mondo ordinato, i secondi sono stati animati dalla consapevolezza che la realtà è ambigua, fonte di inquietudine ed è impossibile ricavare indicazioni di valore o regole di comportamento. Di qui l’Atene del V secolo, sì, città del miracolo, centro del mondo, ma anche inquieta, il punto in cui le tensioni e le contrapposizioni dei due universi inconciliabili convergono e si scontrano.

Considerare tutte e due le posizioni, cercare di chiarire i problemi e le possibilità, è l’atteggiamento equilibrato, anche oggi, poiché viviamo in un mondo in cui tutti sembrano dover prendere posizione su tutto, gridando le proprie convinzioni. Alla fine, il grande insegnamento degli antichi greci, sta proprio qui: nel logos, nella convinzione che la ragione sia lo strumento che ci permetterà di mediare tra posizioni differenti”.

C’è un pensatore che sta a cuore al docente ed è Protagora, il primo a mettere al centro della sua riflessione l’uomo («l’uomo è la misura di tutte le cose», è la sua frase più famosa), contestando che ci siano depositari della verità. Protagra ha rivalutato, insomma, le opinioni e la legittimità di tutti a esprimere il proprio punto di vista. Ma allo stesso tempo ha cercato di ammonire gli Ateniesi e i Greci, ricordando loro che, poi, bisogna anche imparare a stare insieme. Ma attenzione, la legittimazione di tutti i punti di vista non significa che ognuno può fare quello che vuole. Quello che conta è la capacità di promuovere un consenso condiviso. Loro dicevano: In principio era il conflitto. La tentazione della forza e lo scoppio dei conflitti sono sempre più facili di quanto non si pensi. Quindi sforziamoci di ragionare e trovare soluzioni. Ad oggi non vedo una descrizione migliore di cosa sia davvero la politica”.

Ma alla fine le decisioni vanno prese con le idee prevalenti. Il relativismo non prepara il terreno alle post verità?

La nozione di post-verità, a pensarci bene, è un problema antico. Da sempre gli uomini ritengono che sia facile distinguere tra il bianco e il nero, il bene e il male, il vero e il falso. In certi casi è così, certo. Ma molto più spesso la situazione è più complessa, perché ognuno ha il suo punto di vista e le sue ragioni da far valere. E quando si prende atto di questa situazione si ha come una reazione di rigetto e si inizia a pensare che allora niente ha più valore, che la verità non esiste e via di seguito. Con il risultato che ognuno pensa di aver ragione.

Quindi?

È il momento delicato, e molto pericoloso, in cui si crea uno spazio di azione per i venditori di illusioni, quelli che promettono di risolvere tutti i problemi, inventando una realtà di comodo. La situazione di cui parla Schmitt, a cui alludo nel libro, e cioè quella per cui colui che ha il vero potere può anche stabilire da sé concetti e parole, si ha quando le parole vengono usate per deformare la realtà e non per aiutare a decifrarla. Con rischi molto gravi per tutti, perché, a furia di negare la realtà, si finisce per sbatterci contro. Il relativismo potrebbe essere utile come antidoto a tutto questo, nella misura in cui ci insegna che nessuno può pretendere di essere il detentore di verità negate agli altri. Basta che a sua volta non diventi una scusa per giustificare tutto!

Seguendo gli antichi greci, cos’è che dovrebbe più di tutto dettare il percorso della nostra vita?

I Greci hanno litigato su tutto, è noto. Ma almeno su un punto andavano d’accordo: sul fatto che l’obiettivo a cui dobbiamo mirare è costruire una vita felice, vale a dire soddisfacente, in cui realizziamo le nostre potenzialità e i talenti. Non è facile, ma non è neppure impossibile, a pensarci bene. Si tratta, però, di ritrovare il coraggio di riappropriarci di noi stessi, impedendo che siano sempre gli altri a decidere per noi, stabilendo cosa dobbiamo fare o non fare.

Guardiamo ai tragici. C’è un personaggio che ami di più?

Sì, Edipo, nell’Edipo Re di Sofocle, per il coraggio e la determinazione con cui va alla ricerca di se stesso, cercando di capire chi è, da dove viene ed è pronto ad affrontare tutte le conseguenze. A mio avviso rappresenta nel modo più appassionante un elemento fondamentale di ciò che siamo: esseri in cerca di senso e bellezza. Il desiderio di conoscere, capire il significato e il valore di ciò che è intorno a noi è qualcosa che appartiene solo a noi, nell’universo conosciuto, di cui dobbiamo andare fieri. È la forza che ci ha spinto a viaggiare e scoprire, a combattere, purtroppo, e, costruire, per fortuna. Invece, la tragedia che ci porta all’attualità,  è l’Antigone di Sofocle, con il suo conflitto tra Antigone e Creonte.

Perché?

Contrariamente a quello che si pensa, Creonte non è  una figura negativa, almeno all’inizio. E’ un politico, tosto, che cerca di costruire una comunità a partire da valori umani e condivisi. Non esistono valori assoluti o divini. Gli uomini sono soli e devono farsi carico delle loro decisioni, se vogliono imparare a vivere insieme. Ma cosa succede quando in questo mondo irrompe qualcuno che crede in leggi superiori a quelle umane, che crede nell’esistenza di una giustizia divina e assoluta? Perché è questo che fa Antigone: rifiuta le leggi della città in nome di una giustizia superiore, divina. Come regolare questo conflitto? È uno dei grandi problemi del nostro tempo. E, come tutti i veri classici, l’Antigone è un grande testo perché ci aiuta a comprendere il problema e non perché ci offre delle soluzioni o delle risposte. Quelle siamo noi a darle!

Il tuo prossimo progetto?

Spero di riuscire a terminare un lavoro sul processo di Socrate: sarebbe una bella occasione per riflettere sul ruolo degli intellettuali nella società.

                                                                                                                                                                                          Cinzia Ficco

 

 


 

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