Ha lavorato in borsa a Ginevra fino ai 32 anni. Era gestore di Hedge Funds internazionalie gestiva grandi patrimoni familiari di persone molto facoltose di tutto il mondo. Il suo sogno, tuttavia, è sempre stato quello di fare qualcosa per i più poveri.

“Dall’età di 12 anni – racconta Luca Streri (Torino, ’72) quando sono stato per la prima volta in India con i miei genitori, è rimasto dentro di me il desiderio di portare un po’ di sollievo alle persone che soffrono. Ne ho incontrate tante nei miei viaggi in tutto il mondo. Un giorno nell’estate del 2005 ho smesso di pensarlo e ho deciso di farlo. Mi sono dimesso dalla banca e sono partito per l’Andhra Pradesh, nel sud dell’India. Ho raggiunto un padre missionario, che conoscevo dal mio primo viaggio da adolescente e che viveva lì da 40 anni. Con lui ho incominciato ad andare negli slum a curare i lebbrosi. Poi insieme abbiamo pensato di cominciare a concedere loro, quando guarivano, piccoli prestiti per avviare micro attività generatrici di reddito. Sono andato a trovare Muhamad Yunus – che l’anno successivo avrebbe vinto il premio Nobel per la pace (per il progetto del microcredito) – e gli ho chiesto di spiegarmi come si faceva. Così è iniziato tutto. Ora vivo parte del mio tempo con le tribù del Telangana, una delle regioni più povere del sub-continente asiatico e mi muovo molto per incontrare persone di tutto il mondo e parlare della nostra comunità e dei nostri progetti”.

In India Luca ha creato una comunità di circa 380 villaggi rurali che condividono il loro lavoro e l’organizzazione comunitaria gandhiana con decine di migliaia di persone. Da questa esperienza è nato Mezzopieno, la rete della positività.

Luca, di cosa si tratta?

Mezzopieno è il risultato dell’insegnamento appreso dalle tribù dell’India. Quale? Ciò che davvero può aiutare gli esseri umani a vivere in modo sereno la propria esistenza, è la gratitudine. L’Occidente è malato di quella che io chiamo sindrome del creditore, per cui pensiamo che tutto sia dovuto. Abbiamo troppe aspettative, che ci schiacciano. Non è l’inseguimento di un benessere sempre maggiore che ci può guidare nella nostra vita, ma la gratitudine per quello che abbiamo già. Nel mio cammino ho incontrato tante persone che  hanno compreso questo messaggio e trasformato in modello di vita. Io ho imparato tanto da Raimon Panikkar, che non è stato solo uno dei più grandi filosofi del nostro tempo,  ma un vero padre per me. In 10 anni abbiamo creato insieme le comunità Arbor in India. Tante persone mi hanno domandato sempre la stessa cosa: Cosa fare per portare armonia nella nostra società così conflittuale e scontenta, per ridare un po’ di serenità alle persone deluse o arrabbiate con la vita e il mondo, per aiutare i nostri giovani a tornare ad avere più fiducia e coraggio nel costruire il mondo di domani, senza perdersi nella lamentela e nella contestazione rabbiosa? Così è nato Mezzopieno. Sorto in India, ha portato il suo messaggio in Svizzera, Brasile, Indonesia, Palestina e infine inItalia. Tante realtà e persone di tipo diverso si sono ritrovate nell’approccio positivo come strumento di pace e fiducia nel mondo.

In Italia quanti siete?

Sono oltre 600 i membri attivi che hanno aderito al Manifesto della Positività Mezzopieno e portano nella loro vita e nelle loro attività lo stile di vita Mezzopieno, ma sono migliaia le persone e le associazioni coinvolte nelle nostre attività, dalle scuole alle università, dagliospedali alle aziende, dalle carceri agli hospice. Professionisti, insegnanti, giornalisti, artisti, medici, dirigenti d’azienda, ma anche tante persone comuni e, soprattutto, molti giovani.

Quanto è stato tosto realizzare questo movimento?

Non è stato difficile. Credo che, quando si segue il sogno della propria vita, la fatica non si senta e le difficoltà si superino con l’entusiasmo. Ci sono tante persone che mi danno ispirazione e forza. L’entusiasmo che sento intorno a me è un grande catalizzatore. Incontro tantissime persone che si appassionano a Mezzopieno e con loro si realizzano molte iniziative e a volte alcuni piccoli miracoli. Non ho mai avuto problemi con i soldi. Le persone sono sempre venute da me a offrirmi il loro aiuto, anche finanziario, ma non solo. Il denaro serve in maniera marginale quando si parla di rapporti tra persone e stile di vita. E’ l’azione quella che conta. E Mezzopieno, che è un movimento, una rete che lavora in tutta Italia per la diffusione della cultura della positività e della collaborazione, è molto attivo. Si muove con una miriade di iniziative. Una di queste è la rivista Mezzopieno News.

Pensa di cambiare il mondo solo con una rivista di notizie positive?

Il mondo dell’informazione è malato. Crede ancora che raccontare ciò che non funziona e provoca sofferenza e polemica, sia un modo per vendere di più. Credo che questo paradigma sia sbagliato e, soprattutto, non etico. La parola è un seme e quando è spesa male diventa veleno, strumento di rabbia e veicolo di rancore nella società. È vero che il lettore cerca conferma nelle sue paure e prova una soddisfazione sadica nel sentire che qualcuno sta peggio di lui. È un principio psicologico che proviene dal nostro istinto di sopravvivenza, ci aiuta a sentirci più vivi, ma ci nutre di egoismo e ci fa diventare sempre più individualisti. Trasmettere paura e creare un nemico da combattere è un modo per formare un consenso e chiedere il potere per combatterlo. È un vecchio sistema usato delle dittature di tutto il mondo per governare, da sempre.  Condividere e conoscere esperienze di persone che ce l’hanno fatta, hanno dato un senso alla loro vita, smesso di lamentarsi e migliorato il mondo intorno a loro, aiutano, invece, a creare uno spirito di emulazione. Il bene feconda e crea nuovo bene.

Cosa è per lei una buona notizia?

Una buona notizia ti lascia diverso da come eri prima di leggerla. Ti fa venire voglia di essere migliore. Con decine di giornalisti si sta lavorando da tanti anni per cambiare l’informazione in Italia. Lo scorso 13 maggio, nella Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, abbiamo lanciato la campagna per la Parità di Informazione Positiva in cui chiediamo che i notiziari dedichino almeno la metà dello spazio alle buone notizie. La risposta è stata di massa e migliaia di persone hanno aderito. Con un gruppo di Università si è impegnati per ricostruire il giornalismo, misurare l’effetto delle notizie sul benessere della società e sulla percezione di come va il mondo. Il nostro gruppo di ricerca sta realizzando un modello empirico per monitorare l’evoluzione dei media in rapporto alla loro capacità di rappresentare la realtà in modo realistico e costruttivo. Le iniziative sono tante. Abbiamo avviato anche: la Giornata Nazionale dei Giochi della Gentilezza, i laboratori di positività e comunicazione gentile nelle scuole, il Cerchio della Gratitudine e I 52 Passi, Percorsi di positività collettiva e personale settimanali condivisi,  e come dicevo, il primo free press di buone notizie – distribuito gratuitamente in scuole, carceri, ospedali, uffici, comunità per diffondere la cultura della positività, della gratitudine e della fiducia nel mondo e negli esseri umani.

Ci sono stati effetti concreti?

Nelle nostre attività vediamo ogni giorno persone che cambiano il loro modo di pensare e il loro atteggiamento nei confronti della vita. Per alcuni è più facile, per altri, è il risultato di un cammino o di una folgorazione. La maggior parte delle persone ci dice: “Io ho sempre detto che questo è il modo giusto di vivere” e si sente capito. Molti si sentivano soli,  dei sognatori. Dopo aver incontrato Mezzopieno, hanno imparato ad esprimere ciò che sentivano, ma non osavano manifestare. Sentendosi parte di una comunità riescono ad essere sè stessi e cominciano a coinvolgere anche altre persone. Il più bel risultato che vedo ogni giorno? Le persone che smettono di lamentarsi e di cercare capri espiatori e cominciano ad amare la vita. Tanti ci raccontano di aver trovato molta serenità in questo e tanti raccontano la loro esperienza. Così la positività diventa contagiosa. Non vogliamo cambiare il mondo, le cose peggiori sono state compiute in nome del cambiamento. Il mondo va vissuto con coraggio, abbracciato e accompagnato. La rivoluzione non è in armonia con il cammino del genere umano verso il suo compimento. L’evoluzione è la forza che manda avanti il mondo, lo alimenta da sempre e lo fa crescere. Il nostro contributo è un seme che si radica nelle persone e va concimato dalla buona volontà e dalla coscienza di ognuno, con il tempo e l’amore.

Il suo Movimento, che ha come obiettivi il no ad ogni disfattismo, all’intolleranza, alla polemica gratuita, potrebbe diventare un politico?

Noi siamo già un movimento politico. Ogni azione che coinvolga e abbia effetto su una pluralità di persone, la polis, il bene di tutti, è di per sé politica. Adottare uno stile di vita diverso all’interno della nostra società, è una scelta fortemente politica. Se, invece, intende la politica come partito politico, allora no, non è nostro interesse essere parte dell’azione di governo. La nostra azione passa dalle coscienze e non dalle leggi, è una scelta che prende vita da una motivazione e una gratitudine che si alimenta e si feconda di persona in persona, con lo scambio e la collaborazione. Una consapevolezza che supera l’imposizione dall’alto e si basa sulla fiducia nel mondo e negli esseri umani. Chiudo, con un messaggio forte a chi ci sta leggendo: “Basta lamentarsi, basta delegare agli altri la ricerca del modo per arrivare alla propria felicità. Le cose più belle sono quelle che abbiamo già”.

Cinzia Ficco

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