Per ventiquattro anni ha fatto il giornalista. Da due si è rimesso a studiare. Si è iscritto alla Facoltà di Veterinaria di Bari. “A cinquanta anni è dura – dice – ma mi ero stancato di un mondo di cartone. Ora so cosa voglio”.

Il tipo tosto questa volta è Nicola Tursi, Nick per gli amici, nato nel capoluogo pugliese, sposato, con due figli di 9 e 5 anni, che ha deciso di cambiare vita, stanco di un’attività che premia solo alcuni.

Quasi ventiquattro anni, tutti trascorsi in redazione.

Sì. E la mia “scuola” è stata il Quotidiano Puglia, diretta dal grande maestro di giornalismo Mario Gismondi, tra le altre cose, ex direttore del Corriere dello Sport negli anni ’70 e inviato Rai in tutto il mondo. Il giornale era collegato a una emittente televisiva locale in cui conducevo il telegiornale e gestivo una trasmissione calcistica, dedicata alla squadra del Bari.  Dopo sei anni, ho tentato l’esperienza del quotidiano del pomeriggio “Nuovo Corriere Barisera”, nel quale sono rimasto dal suo esordio in edicola, a luglio del 1996, fino alla sua triste chiusura a febbraio 2013. In questo periodo sono stato per sei anni anche corrispondente dalla Puglia per l’agenzia Area di Roma che produce radiogiornali nazionali. Nello stesso periodo ho collaborato con una radio nazionale assicurando i collegamenti dallo stadio San Nicola  in occasione delle partite del Bari. Sono stato spesso ospite in trasmissioni calcististiche su emittenti radiofoniche e tv locali. Mi sono occupato anche di cronaca nera e giudiziaria, diventando una specie di mente storica sulla criminalità organizzata barese. Ma ho anche seguito per anni il Bari calcio. Sono diventato professionista nel 2001, dopo undici lunghissimi anni di gavetta e sacrifici di ogni genere.

Poi cosa è successo?

E’ successo che non è cambiato nulla, nel senso che ho continuato a fare ciò che facevo già, tra sfruttamento e promesse disattese. Due anni fa con grande rammarico ho deciso di dire basta. Mi sono iscritto alla Facoltà di Veterinaria.  A 48 anni ho deciso di fare questa pazzia. L’ho fatto per tanti e tanti motivi. Innanzitutto, da persona estremamente realista, mi sono reso conto che nel giornalismo non avrei trovato più nulla che non corrispondesse alla solita logica del “ti faccio fare un lavoro prestigioso, ma non pretendere nulla in cambio”. E, alla mia età, francamente, con moglie e due figli, è un lusso che non posso più permettermi. Un giorno ho deciso di tagliare completamente col passato e di pensare a una seconda vita lavorativa. E’ una grande sfida, ma ci voglio provare lo stesso. Poi l’ho fatto per i miei due bambini. Mi piacerebbe che questa mia scelta la ricordassero da grandi come un buon esempio da seguire e che imparassero una cosa.

Cioè?

Che non bisogna mai arrendersi di fronte alle avversità. Poi ho deciso di riprendere gli studi per un altro motivo. Voglio dimostrare a me stesso quanto valgo e riscattarmi da un passato di studente in cui volevo solo divertirmi. So che a qualcuno tutto questo potrebbe bruciare, ma l’invidia per me è un motivo in più per non mollare. Mi sono iscritto a novembre del 2013 al corso di laurea triennale di “Scienze Animali e Produzioni Alimentari”. Ho scelto questo percorso di studi, dopo il fallimento di 30 anni fa a Scienze dell’Informazione, perché mi piacciono gli animali e ho da sempre una passione per la buona alimentazione, in particolare per l’igiene e la salubrità dei cibi. Inoltre, questo corso di laurea, grazie ad alcuni esami come Biochimica, Anatomia e Fisiologia, mi permette di accarezzare, ma soltanto accarezzare, il sogno che avevo sin da bambino: la medicina. E, alla mia età, mi accontento. Infine, spero che questo titolo di studio mi dia qualche possibilità in più di trovare un’occupazione. Da febbraio 2014 a oggi ho già sostenuto sei esami e ora sto preparando Anatomia.

Come hai vissuto gli anni successivi alla chiusura di Barisera?

Devo ammettere che grazie a una serie di ammortizzatori sociali, di cui forse solo noi giornalisti beneficiamo, l’impatto con la disoccupazione è stato meno traumatico di quanto temessi. Ancora oggi, il mio istituto di previdenza mi garantisce una retribuzione mensile che durerà ancora per un anno. Ed è proprio grazie a questa speciale forma di assistenza che ho potuto riprendere gli studi universitari. Faccio il mammo e per me è la forma più gratificante di impegno quotidiano. Potessi scegliere, farei solo questo nella vita. Ma, mi rendo conto che non si può. Anche perchè, prima o poi, i figli diventano grandi. Con la mia signorina di quasi 5 anni e col mio giovanotto di 9 anni e mezzo, ho un rapporto stupendo.

A cinquanta anni senza un lavoro.

Non voglio farmi prendere dal panico, altrimenti è finita. Questi sono i momenti in cui bisogna mantenere la massima calma. Il giorno del riscatto arriverà. Per fortuna mia moglie lavora. E’ docente di Lettere e Latino in un liceo di Bari. Lei mi ha spinto ad iscrivermi all’Università. Lei mi ha fatto capire che dovevo uscire da questo pantano. Il giornalismo è stata un’illusione durata a lungo. Peccato non essere stato più lungimirante e non aver rotto prima con questa professione. Ho dato tanto e ho ricevuto pochissimo. Con un pizzico di autocritica, certe volte penso che forse avrei dovuto dare ancora di più, mettere la mia vita completamente nelle mani di questo mondo, per raggiungere traguardi importanti. Ma non posso farci niente se per me il lavoro viene dopo gli affetti personali. Come si dice: c’è chi vive per lavorare e chi lavora per vivere. Ebbene, io faccio parte della seconda categoria. I primi mi fanno orrore, sono molto pericolosi perché sono disposti a passare anche sul cadavere dei propri cari pur di fare carriera.

Sarà stato difficile riprendere a studiare a cinquanta anni.

Sicuramente non è stato facile riprendere in mano i libri dopo quasi 30 anni con due bimbi. Ma mi sono scoperto molto più appassionato di quando ero studente. O forse mi piace di più studiare perché è cresciuto il mio senso di responsabilità. Le difficoltà, comunque, non mancano: ritrovarmi di fronte a logaritmi e teoremi vari, ormai sepolti da un pezzo, all’inizio è stato un vero trauma. Se a questo aggiungiamo che nelle ore pomeridiane due bambini gironzolano per casa, be, fate un po’ voi.

Non ti viene mai il desiderio di lasciare perdere pure lo studio?

No, perché ho la voglia di fare qualcosa di importante per me e la mia famiglia. E poi sono consapevole che non ci sono alternative. Ho provato a cercare altri lavori, ma non ricevo neanche risposte. Oggi è più difficile. I tempi dell’improvvisazione sono finiti. Ora, più di ieri, nel lavoro contano le specializzazioni. Io e mia moglie abbiamo tracciato un piano che dovrebbe permetterci una minima copertura economica fino alla mia eventuale conclusione degli studi. Nulla è lasciato al caso. Guai se non fosse così. Naturalmente, se trovassi una occupazione anche domani, non me la lascerei scappare. Un part-time sarebbe perfetto perché mi consentirebbe di portare avanti il mio ambizioso progetto di studi. Mi aspetto che la laurea mi dia qualche possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro. La specializzazione è abbastanza spendibile. Vedremo quanto inciderà negativamente la mia età. Un voto finale alto potrebbe compensare in parte lo svantaggio anagrafico. Per il resto, mi aspetto tanta serenità per me e i miei cari. Detto da un inquieto di natura come me, non è poco.  Non ho mai avuto tanti sogni nella vita. Preferisco navigare a vista per non rimanerci male. Certo, a chi non piacerebbe togliersi qualche soddisfazione? Realizzare desideri personali e dei propri cari? Vado avanti.

Ti senti un tipo tosto?

Assolutamente no. Se lo fossi, non mi ritroverei a quasi 50 anni a reinventare la mia vita.

Il mondo del giornalismo ti ha proprio deluso.

Sì,  è un inganno.  E’ un mondo di cartone, dove tutto è finto. Spesso ci si improvvisa giornalisti. E poi sono pochi i fortunati, parlo degli eletti che finiscono in Rai o in altre testate importanti. Gli altri sono destinati al precariato e da precari a vita è impossibile fare progetti. L’avvento di Internet ha dato il classico colpo di grazia a un settore già vacillante da almeno un ventennio. E non mi si dica che la Rete offre possibilità. Basta. Non voglio più fare la fame per un’illusione.

                                                                                                                                                                                                     Cinzia Ficco

 

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