“Prima a Londra, poi negli USA ho continuato a studiare per specializzarmi nel mio settore: le transazioni e gli arbitrati internazionali. Making and Saving Deals in the Global Business Environment è stato il Master che mi ha permesso di essere scelto in un gruppo di cinquanta studenti tra italiani e americani per una esperienza professionale e accademica a Washington. Mi hanno offerto ruoli prestigiosi all’estero, ma, quando mi sono sentito carico di competenze ed energia, ho sentito il desiderio di tornare in Italia. La storia dei cervelli in fuga non mi è mai andata giù e volevo dimostrare a me stesso che, se ce l’avevo fatta in America e nel Regno Unito, potevo farcela anche in Italia”.

Così si racconta l’avvocato Stefano Bettanin, nato nel 1980, a Sandrigo, in provincia di Vicenza. Un tipo tosto perché, dopo essere tornato in Italia e dopo esperienze non proprio positive in prestigiosi studi legali di Milano, non si è perso d’animo. Ha avuto, anzi, il coraggio di reinventarsi. Oggi è un golden boy del turismo 2.0.

“L’esperienza nei grandi studi milanesi è stata fondamentale dal punto di vista professionale – ci dice- ma al tempo stesso mi è servita per capire che volevo fare altro della mia vita, che quella filosofia alla House of Cards non era la mia. Ho lasciato tutto e sono partito da zero, affittando una camera del mio primo appartamento milanese su Airbnb. E’ stata questa esperienza da host che mi ha fatto scattare la scintilla, e così ho creato Rentopolis, di cui sono oggi Ceo, start up innovativa sul turismo 2.0 e società di property management  che gestisce locazioni brevi in tutta Italia e all’estero con una forte impronta tecnologica”.

Oggi, come presidente nazionale di Property Managers Italia, Stefano siede ai tavoli tecnici di riferimento, convocati a livello nazionale, sul settore del vacation rental, i cosiddetti affitti brevi.

Nel nome c’è la mission della start up. Il verbo inglese to rent, ossia affittare, associato a quello di polis (πόλις in greco antico), cioè città, indica un luogo in cui fermarsi e soggiornare, oltreché una comunità. In Rentopolis ci sono, dunque, il concetto di condivisione e collaborazione, tipiche di questo settore.

Cosa è stato tosto nel mettere su questa idea?
“Rentopolis non è una semplice società di property management, o almeno non è solo semplice intermediazione. Non ci limitiamo a soddisfare le richieste di un viaggiatore che cerca un alloggio in Italia per business oppure per piacere. Andiamo oltre e facciamo di tutto per fargli vivere un’esperienza più completa. Ormai il vero lusso non è più soggiornare in un immobile di prestigio, ma calarsi nelle tradizioni e nella storia del posto che si è scelto, vivere un’esperienza, appunto, e concedersi dei servizi cuciti sulle proprie esigenze”.

Ci fai un esempio?
“Rentopolis utilizza dei device (tablet, smartphone) nelle singole residenze che consentono a chi le affitta di prenotare dal divano di casa ogni genere di comodità e relax: da un’escursione in barca allo chef che ti cucina il pesce fresco a casa, dalla governante alla baby sitter, e via dicendo”.

In quanti siete?
“Al momento Rentopolis conta su una squadra di venti professionisti intorno ai 35 anni tra cui sei sviluppatori ed otto local manager sul territorio nazionale e non solo”.

Tempo e risorse impiegati per realizzare il progetto?
“Abbiamo iniziato a fine 2013 e siamo partiti investendo 30 mila euro. Invece di comprarmi un’auto, ho deciso di concentrare tutto quello che avevo su questo progetto. Proprio perché le risorse erano limitate abbiamo lavorato tantissimo per lanciare Rentopolis. Poi, nel corso degli anni, quello che abbiamo ricavato lo abbiamo reinvestito in tecnologia e sviluppo. Parlo di 160 mila euro spesi per automatizzare, testare, sviluppare e inventare, per rivoluzionare questo mercato nuovo e a volte sconosciuto, ma che si interseca con altri noti e più sviluppati, quali l’immobiliare e il turismo”.

Chi è il maggiore concorrente di Rentopolis?
“Ci sono vari concorrenti, in ambito nazionale e internazionale. Ma frequentare i tavoli di settore e conoscere i maggiori players mi ha dato la consapevolezza, anzi la certezza, che abbiamo tutte le carte in regola per fare non solo altrettanto bene, ma anche meglio. Ed è per questo motivo che il nostro progetto si sta espandendo dalle Alpi alla Sicilia, tanto da approdare anche oltre confine e addirittura oltre oceano.  Per esempio, a Miami siamo presenti con quasi cento strutture che gestiamo in collaborazione con dei partner locali. Il che significa che il nostro modello è scalabile e flessibile, il nostro modus operandi può essere usato in qualunque località del mondo, visto che qualunque località può attrarre turisti ed ha qualcosa da raccontare. Poi, il nostro Paese ha molto più degli altri da raccontare e mostrare, e quindi siamo orgogliosamente concentrati sull’ Italia”.

Quanti immobili oggi gestisce?
“Rentopolis offre oltre 250 soluzioni di ospitalità alternativa tra Italia, Francia, Stati Uniti ed Emirati Arabi (Dubai). Inoltre i property managers di Rentopolis si distinguono da quelli delle altre società che operano nello stesso settore per innovazione e know how. Rentopolis è iscritta nel registro delle start up innovative ed ha sviluppato un software ed una piattaforma di funzionalità che stanno avendo un grande successo nel mondo da Miami a Dubai”.

Cioè?
“Si passa dall’automazione degli adempimenti burocratici e normativi (per esempio, registrazione contratto, comunicazione dati alla Questura, pagamento tassa di soggiorno, strumenti che utilizziamo soprattutto in Italia per le competenze legali e fiscali che contraddistinguono la squadra di Rentopolis) al business intellingence (monitorare l’andamento della società a livello amministrativo e gestionale, oltre a studiare i concorrenti per essere più competitivi), all’asset management (domotica ed efficientamento della gestione attraverso strumenti di controllo dei consumi da remoto) al customer care automatizzato; il tutto attraverso chat boot e flussi automatici di email e sms verso i nostri ospiti per farli sentire sempre coccolati e seguiti, fino a strumenti di virtual concierge per proporre ai nostri ospiti attrazioni, località da visitare o di interesse, oltre a varie esperienze che caratterizzano quella determinata località. Queste sono cose che fanno la differenza”.

Riesci a guadagnare?
“Sono convinto che il property managers sia la professione del futuro. Le persone hanno capito che affidare il proprio immobile a un property manager si traduce, poi, in un incremento dell’incasso da locazione del 50 per cento grazie ad una corretta distribuzione online dell’appartamento, una gestione professionale degli annunci, foto e recensioni, e con la gestione dinamica della tariffazione possibile attraverso l’utilizzo di specifiche tecnologie. Mi aspetto grandi cose dalla mia attività e sono convinto che prima o poi arriveranno”.

L’utente medio di Rentopolis?
“Gli utenti sono trasversali, dai giovani agli anziani, da chi viaggia per lavoro a chi lo fa per business, da solo, in coppia o in gruppo. Molto dipende dalla destinazione. Lavoriamo con quasi 40 portali internazionali. Per questo arrivano persone da ogni parte del mondo. Circa l’80% dei nostri ospiti è straniero: arrivano soprattutto da Cina, Russia, Stati Uniti, Australia, Europa, Sud America”.

Federalberghi non ha preso bene il tuo progetto.
“Beh, in realtà non siamo noi ad avere cambiato il modo di viaggiare o inventato un nuovo modo per far vivere esperienze e mettere in contatto culture diverse. E’ il mondo che è cambiato e sta cambiando! Noi siamo stati i primi a cogliere questa sfida a ed assecondarla con l’innovazione e la passione per l’accoglienza. Sarebbe come fermare il vento con le mani, come diceva il grande Seneca, perché questo fenomeno continuerà e o ci facciamo trovare pronti oppure sarebbe l’ennesima occasione sprecata. Il nostro Paese ha tutte le carte in regola per essere il Golden State d’Europa e vivere di turismo, e noi ci limitiamo a fornire, a chi abbia voglia di cimentarsi sul campo, gli strumenti per vincere questa sfida. Le stesse amministrazioni comunali guardano con grande interesse alla gestione professionale degli affitti brevi perché in questo modo facciamo marketing territoriale a costo zero e rilanciamo le economie locali dei centri minori e dei Borghi del nostro bellissimo Paese”.

Dici che Rentopolis offre un tipo di accoglienza alternativo, in grado di produrre ricchezza a livello locale. Cosa vuoi dire?
“È proprio attraverso il cosiddetto marketing territoriale a costo zero che si può creare un indotto interessante e non solo nelle grandi città come Milano in cui siamo presenti come Rentopolis, ma anche nei piccoli centri rassegnati allo spopolamento, nei Borghi che costellano la nostra Italia. Infatti Rentopolis non fornisce servizi in modo diretto. La legge non lo consente. Ma agisce come un market place che mette in contatto provider e ospiti, domanda e offerta. Così si fanno lavorare i fornitori locali e si dà un contributo al rilancio delle economie dei piccoli centri, creando opportunità di lavoro sul posto per i giovani. Il valore aggiunto del vacation rental, quindi dei cosiddetti affitti brevi, sta anche in questo”.

Cioè?
“Si valorizza un patrimonio storico, architettonico e paesaggistico già esistente che altrimenti potrebbe finire nell’oblio. Inoltre non si costruisce ex novo, non si cementifica, ma si riporta a nuova vita la storia dei territori”.

In futuro cosa potrebbe diventare il tuo progetto?
“In quattro anni abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Non saprei proprio cosa aspettarmi in futuro. Di sicuro vorrei che Rentopolis diventasse un riferimento e un modello da esportare nel mondo del vacation rental. Ma sarò felice di lasciarmi sorprendere da quello che il destino mi riserverà. Bisogna anche essere un po’ fatalisti e soprattutto sapere cogliere l’attimo”.

Cinzia Ficco

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