Marco Aurelio e i tappi di sughero. Non sembri strano, ma devo a loro se sono riuscita a dare il giusto significato ad un grande dolore, e riciclare la mia vita, nel senso di prendere solo quello che di buono avevo ricevuto e rimetterlo in moto. Il filosofo e i tappi per una sorta di ecologia della mente e della vita. Così  ho imparato che possiamo raggiungere la gioia se differenziamo, selezioniamo le fonti tossiche nelle nostre relazioni, ci avviciniamo all’ambiente e, soprattutto, ritroviamo il valore della solidarietà. Oggi in me resta qualche cicatrice, ma a differenza del passato, non mi lascio più divorare da quel fuoco di sofferenza che ha bruciato dentro di me per anni”.

È la storia di Roberta Masat, di Pordenone, classe ’67, geometra prestata al credito – lavora in banca dal ’91 – da alcuni anni raccoglitrice incallita di tappi di sughero. In cinque anni ne ha raccolte 72 tonnellate.

Ha conosciuto la prima grande sofferenza a 27 anni, quando tre tumori le hanno portato via sua madre, che aveva 49 anni. “Da lei – spiega Roberta – ho imparato l’amore per l’ambiente e la consapevolezza che, sì, il pianeta lo ereditiamo dai nostri padri, ma lo prendiamo anche in prestito dai nostri figli e che per questo abbiamo il dovere di custodirlo”.

Da questa sensibilità e da uno strano caso è nato Tappodivino, un passatempo che assorbe tante ore e che Roberta porta avanti in Friuli e nel Veneto Orientale. L’obiettivo è riciclare i tappi di sughero. Il ricavato della loro vendita ad aziende specializzate in bioedilizia è destinato a onlus operanti in ambito oncologico. Un circolo virtuoso, che fa bene all’ambiente e a chi soffre, dunque di ecosostenibilità e solidarietà, ideato e sostenuto da Amorim Cork Group, una multinazionale portoghese, leader mondiale nel mercato delle chiusure in sughero (28 stabilimenti, 78 società e 170 agenti).

Lo strano caso? “Una mattina di sei anni fa – racconta Roberta – mi sono posta il dubbio su come differenziare correttamente il tappo di sughero che avevo in mano, simpatico reduce da un brindisi della sera prima che stavo, come d’abitudine, per buttare. Digitando le parole chiave ‘RICICLO TAPPO SUGHERO’ e sperando di trovare un perentorio secco o umido, ho incontrato il fantastico mondo di Tappodividino, l’ho adottato, coordinandolo nella mia terra. Da semplice movimento di popolo ecologico, Tappodivino è diventato una onlus, che da febbraio scorso presiedo. Grazie alla raccolta il sughero diventa di nuovo materia prima, impiegata in vari settori, che spaziano dalla bioedilizia alla meccanica aerospaziale, dal design all’architettura e all’abbigliamento, fino alla produzione di materiali assorbenti, destinati al recupero di liquidi inquinanti, dispersi nell’ambiente.  Il sughero è, infatti, una materia prima naturale e riciclabile al 100 per cento. Nel mondo, ogni anno ne vengono buttate nella spazzatura circa 70 mila tonnellate, un grande spreco”.

Roberta ha iniziato da sola nei primi mesi del 2013. “Giravo in bicicletta – ricorda – raccoglievo i tappi nei bar di Pordenone e li stoccavo, prima nel mio garage, poi nel capannone e nei depositi dell’azienda Moretto di Pordenone, da oltre 50 anni specializzata in demolizioni, bonifiche e ripristini ambientali. Oggi 200 infaticabili e straordinari volontari, decine di cittadini mi affiancano, gestendo la raccolta in più di 1.400 aziende, grazie alle quali sono stati salvati dalle discariche 9.300.000 tappi che, messi in fila, coprono circa 420 chilometri. Abbiamo raccolto e destinato a progetti di solidarietà 51 mila euro. In questi anni hanno aderito a Tappodivino bar, ristoranti, cantine vinicole, consorzi di produttori, ma anche medici, parrucchiere ed edicole, tutti gli albergatori di Bibioneassociati ad ABA e da novembre 2017 il mondo del rugby. Siamo cittadini entusiasti che regalano tempo libero, coinvolgono gli amici, ci mettono la faccia, l’auto e le spese. Ci accomunano: spirito di squadra, amicizia, passione, impegno, altruismo, valori che ci hanno permesso di donare a tante associazioni del territorio somme consistenti di denaro e sostenere le loro attività di solidarietà. Come ci siamo riusciti? Il segreto del nostro successo è nel Non.  Non lo facciamo per mestiere, Non incassiamo denaro a nostro favore, Non distribuiamo rimborsi spese, Non molliamo mai un tappo al suo destino”.

E neanche i tappi hanno abbandonato Roberta. Perché sono stati loro a permetterle di agganciare altre attività, come quella di volontaria a Dynamo camp, primo camp di Terapia Ricreativa in Italia, di cui recente è diventata ambasciatrice per aver coinvolto la Nazionale Italiana di rugby e 8.500 bambinimilitanti nelle 100 squadre del Triveneto tramite l’iniziativa Porta il cuore in meta e con la mascotte Dynamic, un simpatico cane esperto di raccolta tappi.

Con il contest Porta il cuore in meta sono stati coinvolti bambini delle squadre di rugby del Triveneto Under 6,8,10,12, e 14, raccolti 1.650 chilogrammi di tappi in sughero, devoluti a Dynamo Camp di Pistoia, raccolti 1.155 euro. Centoventi bambini dei club, che hanno vinto la gara di raccolta, si sono aggiudicati i biglietti di ingresso e hanno potuto assistere al test match Italia contro Sudafrica.

Ma il progetto a cui Roberta tiene di più, per il quale ha chiesto sei mesi di aspettativa dal lavoro, è quello del Drago Rosa, un’iniziativa nata in memoria di due sue amiche scomparse per un tumore al seno, Renza Zanon ed Elisa Girotto e portata avanti per tutte quelle donne che combattono ogni giorno con la stessa malattia.

“Renza – afferma Roberta – era un’amica eccezionale, che con la sua famiglia mi ha permesso di far crescere Tappodivino. Grazie a lei ho fatto pace con il dolore per la scomparsa della mia giovane mamma, e grazie a lei ho conosciuto Mauro Baron (già tecnico della Nazionale Italiana di Canoa), le donne in rosa del Dragon-Boat e il loro sogno: avere una palestra per allenarsi e ritrovarsi sulle rive del lago della Burida di Pordenone, un luogo magico che io e Renza abbiamo d’istinto soprannominato: La casa del drago rosa. Renza è stata presidente dell’ANDOS di Pordenone, era una donna solare, forte e coraggiosa, una guerriera rimasta sul campo di battaglia fino all’ultimo giorno, 23 gennaio 2018, una data che ha segnato per sempre la mia vita. Aveva tanti progetti, me ne ha lasciati alcuni in eredità e li ho riuniti nelle iniziative del Drago Rosa.

La casa/palestra è il più grande. Con il supporto di molti sto elaborando l’idea. Prevediamo di realizzare una struttura di cento metri quadrati, accogliente, che sarà adibita a spogliatoio e palestra, ma diventerà anche una sala di incontri per apprendere tecniche di rilassamento, per appuntamenti settimanali con personale medico, la psico-oncologa o per il trattamento di cicatrici, linfedemi e aderenze e per imparare a gestire le paure e l’ inevitabile ansia del prima e dopo l’intervento. Un luogo speciale per accogliere le donne operate al seno che hanno l’opportunità di praticare l’attività sportiva in canoa con l’obiettivo di migliorare il loro stato di benessere psico-fisico, ma anche di essere protagoniste della propria vita così come della propria guarigione. Sarà un edificio di pace, uno spazio libero dove piantare i tulipani, i fiori che Elisa e Renza amavano e dove poter festeggiare anche i compleanni della piccola Anna”.

Chi è Anna? “Negli stessi mesi del 2017 – ci dice Roberta –  in cui ho conosciuto le donne del Dragon Boat, mi ha lasciata Elisa Girotto, un’amica e collega, diventata tristemente nota come La mamma dei 18 regali. Elisa ha lasciato alla sua bambina di 13 mesi, Anna appunto, un regalo di compleanno per ogni anno fino alla maggiore età. L’ultimo di questi doni è un mappamondo di sughero dove con cura ha evidenziato tutti i posti del mondo che avrebbe voluto visitare con lei. Un tumore triplo negativo al seno l’ha portata via presto. Al suo funerale, nonostante il grande dolore e lo smarrimento per una morte difficile da accettare, ho provato una grande pace interiore, ho percepito una insperata felicità alla vista dei suoi riccioli a cavatappi fra i tulipani gialli, il suo sguardo e l’inconfondibile sorriso nella foto del bigliettino con cui ci ha voluti salutare con parole di amore e speranza: Non lasciatevi abbattere dal dolore miei cari, mirate la vita che ho cominciato e non quella che ho finito. Una forza, una voglia e una gioia di vivere straordinarie da quel momento mi hanno permesso di collegare queste parole: Elisa, Anna, Amore, Mappamondo di sughero, Tappodivino. Un guizzo, un’intuizione che mi hanno portata il giorno stesso da Renza, a condividere la necessità di fare qualcosa di concreto e decidere di abbracciare i suoi progetti, anche e non solo in memoria di Elisa”.

Roberta crede infatti nel messaggio che la “coincidenza del sughero” le sta portando, crede che in memoria di due donne straordinarie si possano fare cose straordinarie, perché la vita è un ciclo sorprendente di nascite e nulla ha mai davvero una fine se chi ci ama ci porta nel suo cuore e nelle esistenze degli altri. E’ così convinta di questo progetto che si è già attivata per cercare le risorse necessarie, attraverso la raccolta dei tappi di sughero, la realizzazione di gadget e merchandising e – grazie ad altri sognatori – alla partecipazione ad eventi e marce.

“E’ per queste storie d’amore e coraggio – rimarca – che realizzeremo la struttura in legno destinata alle attività delle donne del Burida Dragon Boat – Gruppo Kayak Canoa Cordenons A.S.D. Ce la faremo in ricordo di tutte quelle donne che hanno perso la loro battaglia, ma soprattutto per tutte coloro che, con forza e coraggio, la vinceranno anche grazie al nostro sostegno”.

Torniamo indietro, perché Marco Aurelio? “Diceva l’imperatore e filosofo romano – replica Roberta – la felicità, l’angoscia, la gaiezza sono per natura contagiose. Porta la tua forza e la tua salute. Soltanto la vita può racchiudere la vita. Ho seguito i suoi consigli ed eccomi qua. Ci sono voluti anni e un grandissimo dolore perché comprendessi il senso di queste parole. Ma oggi so che è così e che è importante, come diceva Renza ‘Vivere nella consapevolezza che insieme si vince sempre’”.

                                                                                                                                                                        Cinzia Ficco

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