Nei prossimi due anni, a sedare l’ansia prima di un esame, presso la Pediatria di Padova, ci sarà un piccolo robot.

L’idea di portarlo in un ospedale – unico caso in Italia– è venuta a Roberto Mancin, responsabile dello sviluppo di sistemi e tecnologie informatiche innovative del Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino dell’Ospedale Universitario di Padova.

Mancin è nato a Genova, quarantacinque anni fa, e da venti è laureato in Informatica.
Il robot umanoide, che nei prossimi mesi giocherà con tutti i bambini che andranno all’ospedale di Padova per fare un esame, si chiama Pepper. E’ bianco e snodabile, alto un metro e venti, pesa 30 chili e ha un’autonomia di 12 ore. Realizzato in Francia, da due anni è sul mercato giapponese.

Si tratta di un valido strumento per tranquillizzare e distrarre i piccoli pazienti che devono fare una gastroscopia, una biopsia o altri esami che richiedono l’utilizzo di farmaci anestetici. Può essere programmato per parlare in 21 lingue fra cui l’arabo, il cinese, il turco ed il russo, oltre all’italiano.

Basandosi su uno studio preliminare, Mancin sostiene che l’utilizzo di un robot umanoide possa dare risultati positivi per il controllo dell’ansia nel bambino soprattutto nei casi di interventi chirurgici di lieve entità, a supporto di brevi sedazioni.
Grazie alla sua intelligenza artificiale e ai sensori, Pepper è in grado di comprendere le emozioni dei giovani pazienti: ride con loro e, se ben programmato, può pure consolarli. Ha uno schermo touch nel petto, che permette ai bambini di interagire con il robot. Questo in alternativa a voce e gesti, che non sempre vengono in modo spontaneo nei momenti di maggiore ansia.
Pepper è stato creato dalla società Softrobotics (ex Aldebaran) e non è nato come strumento terapeutico. Finora è stato utilizzato soprattutto come oggetto domestico, per dimostrazioni e come robot di compagnia. Gioca con i bambini, risponde a semplici domande, accoglie gli ospiti e intrattiene le persone anziane. In Italia è usato soprattutto su navi da crociera ed in grossi centri universitari.

La robot therapy con Pepper, invece, è una novità assoluta in Italia. In Giappone di Pepper ce ne sono più di duemila. Da quest’anno viene venduto anche in Europa.

“E’ ovvio – spiega Mancin – il nostro robot non può essere utilizzato al posto dei farmaci. E’ complementare alla necessaria sedazione farmacologia, anche se in alcuni casi è stato possibile somministrare dosi minime di sedativi. Certo, fino ad ora la sperimentazione è avvenuta su un piccolo campione di pazienti. Ma si tratta di uno studio pilota che ci stimola a proseguire su questa strada”.

L’idea di ricorrere da quest’anno a cuccioli di robot, che si possono addomesticare, e possono entrare in una sala operatoria – a differenza degli animali – è partita dai risultati di uno studio- osservazione in una tesi di laurea in infermieristica pediatrica, di Giovanni Poggi realizzata, però, con NAO, un robot più vecchio, alto 60 centimetri e con 14 piccoli pazienti dell’ospedale di Padova.

“Si è visto- afferma Mancin- che con la robot therapy si dimezzano in pochi minuti, almeno nel nostro piccolo campione, i livelli di ansia e paura nei bambini. In 4 casi abbiamo constatato la remissione totale di paura e ansia, in altri 3 casi la terapia sedativa ha richiesto un minor utilizzo di farmaci e, quindi, prodotto un risveglio più veloce. Il robot, che tranquillizza i bambini, ha ridotto l’ansia del 50% nei pazienti di 3-6 anni e del 72% in quelli di 7-10 anni. Più difficile è stato con i ragazzini di 11-16 anni, che non sono interessati ad un giocattolo sofisticato alto 60 centimetri”.
Tra breve, dunque, partirà a Padova la sperimentazione con Pepper. E’ stato il professore Franco Zacchello, maestro di molti pediatri italiani, ad aver compreso l’importanza della robot terapia a favore anche di piccoli pazienti con deficit neurologici gravi.

“I miei sogni? – aggiunge Mancin – costruire il robot iElio – ricoperto da un sottile strato di grafene e teleguidabile anche con la mente, simile a BayMax di Hero6 https://www.youtube.com/watch?v=ijnF67942ac. Ci sto già lavorando. Penso, comunque, che se Padova decidesse di seguire l’esempio del Boston Children’s Hospital– che nel 2015 con il MIT ha investito 500 mila dollari nella ricerca della robotica – la fuga di giovani cervelli potrebbe rallentare”.

Cinzia Ficco

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