Che sia tosta, lo percepisci anche leggendo il suo ultimo libro: “Dovevo Dirtelo”, edito da La Gru, una casa editrice giovane e indipendente, oltreché scorrendo il suo curriculum. http://www.saravannelli.com/

Parlo di Sara Vannelli, nata a Roma, trentaquattro anni fa, scrittrice, che per tanti anni ha elaborato  e partecipato a progetti di mobilità internazionale nell’ambito di Programmi finanziati dall’Unione Europea. Per tanto tempo è vissuta all’estero, poi è tornata in Italia, anche perché certe sue sfide ha deciso di vincerle nel suo Paese.

“Dopo l’esperienza di nove mesi ad Edimburgo nel 2002 e quella di un anno a Berlino, stimolata e arricchita da quanto avevo vissuto – racconta -  ho avuto la voglia di ritornare a Roma. Dopo la Scozia, dove ho fatto un progetto di volontariato internazionale, ho cominciato subito a lavorare per una  NGO italiana con cui ero partita. Tante soddisfazioni, ma c’era il desiderio di ritornare. E quando ho rimesso piede nella mia patria è stato piuttosto difficile riuscire a far capire alle persone intorno a me che quella che avevano di fronte era una Sara diversa. 'Per fortuna' l’Italia cammina piano, per cui non è stato difficilissimo riadattarsi alle dinamiche della nostra cultura e società. Rientrando, forse, la difficoltà principale è stata dover accettare l’arretratezza culturale di questo Paese o subire il maltrattamento dei patrimoni artistici e naturali, di cui siamo colmi. Nonostante questo, spero di non stancarmi mai di apprezzare, raccontare e amare l’Italia”.

Per tanti anni Sara si è occupata sia dell’accoglienza e del   coordinamento di volontari internazionali in Italia che di formazione. “Ancora oggi  continuo a seguire alcuni progetti- dice - Questi dieci anni mi hanno riempita di emozioni e stimoli, che non posso descrivere in due righe. Viaggi, culture, tradizioni, insomma una vita intera di esperienze interculturali, che invito tanti ragazzi italiani ad intraprendere. Lavorare per così tanto tempo in ambito sociale e internazionale mi ha senz’altro fatto crescere, come donna e come professionista. Sono stata costantemente a contatto con persone molto diverse da me, con le quali ho imparato a gestire le differenze che ci contraddistinguevano. Allo stesso tempo ho imparato a valorizzarle e quindi anche a farle mie. Inoltre, la progettazione è una sfera molto sfaccettata, che impone tempi e procedure spesso complesse. Lo stress in questi casi deve diventare un alleato da sfruttare. Tutto questo mi ha fatto indurire. Ma solo per alcuni aspetti. Ho imparato alcune cose. La più importante? Se vuoi qualcosa, vattela a prendere. Quindi, invece, di aprire le porte, cerco di arrivare direttamente ai portoni”. Dopo quattro traslochi a Berlino, dunque, Sara è tornata a Roma. Ma nel cuore ha le esperienze della comunità Queer.

“Lì – afferma -  ho appreso non che l’identità sessuale, ma l’identità di genere di ognuno di noi non può essere circoscritta, semplificata e vincolata. E che non bisogna mai smettere di lottare contro i pregiudizi”.

Con un pizzico di orgoglio, aggiunge: “Credo che attraverso i progetti sociali e artistici che ho portato avanti in questi ultimi anni, nel mio piccolo ho sostenuto la lotta contro l’emarginazione e la discriminazione, ma anche contro disastri ambientali. Sono lotte, però, che devono finire prima possibile. Dobbiamo ripartire in qualche modo. Lottare è fondamentale e per me è importante partecipare alla costruzione di una società più civile e sensibile.  Da qualche tempo cerco di farlo attraverso la narrativa, ma anche attraverso il teatro. Amo molto anche quello pedagogico e sociale”

Il suo nuovo libro? “Dovevo dirtelo -  chiarisce - è una raccolta di racconti scritti soprattutto a Berlino tra il 2012 e il 2013. Spero che in questo libro i lettori trovino moltissimo di me, di quello che eravamo, ma anche speranze per il futuro. Una volta fotografata e raccontata la realtà, a me piace tracciare una linea in avanti. Di me in questo lavoro c’è sicuramente l’amore per la contemporaneità della nostra generazione, c’è il disagio del vivere in una comunità capitalista e consumista, ma ci sono anche ironia, sarcasmo, il bisogno di comunicare, esprimersi e liberarsi. Direi che “Dovevo dirtelo” è un libro che cerca di smascherare la superficialità tanto diffusa. Nel libro ci sono molti personaggi che sono stanchi di accontentarsi, adattarsi o rimanere zitti. Ci sono personaggi che vogliono uscire allo scoperto o semplicemente che sbottano. Mi auguro che, rispetto ai primi due libri, i lettori trovino molti più momenti per emozionarsi, storie su cui riflettere, personaggi con cui ridere o di cui piangere. Venite ad una delle presentazioni che si terranno a Roma da qui a Natale a Roma. In programma ce ne sono sei. La prossima è fissata per il 26 ottobre al Belleville (Pigneto)”. http://www.youtube.com/watch?v=tl0nmI1cQ6g

Il libro è un omaggio alle donne? “Sì - replica Sara- - Io le donne le amo e le amerò sempre, non tanto per la loro bellezza e sensualità, quanto perché per secoli sono state sottomesse e soggette a violenze fisiche e psicologiche. Questo libro è senz’altro dedicato a loro e ha senz’altro l’obiettivo di dare luce all’universo femminile, ma è un libro di tutti, per tutti”.

                                                                                                                            Cinzia Ficco

               

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