Thomas e Agata. Lui di Milano (’79), laureato in Ingegneria informatica, lei di Sondrio (’86), laureata in Mediazione linguistica e culturale.

Stanno insieme da cinque anni, si conoscono da sette. Erano coinquilini. Nel 2011 hanno lasciato Milano e intrapreso un viaggio in moto, che non si è ancora concluso.

Thomas lavorava per il Politecnico, faceva lezioni di Robotica e collaborava con un istituto di ricerche farmacologiche. Agata si era appena laureata quando è partita. Prima studiava e lavorava come cameriera.
Quando si sono conosciuti, Thomas era appena tornato da un viaggio di quattro mesi in Asia. Al suo rientro hanno deciso di preparare insieme la grande avventura in moto.

 “Thomas ha sempre viaggiato – spiega Agata- fin da bambino, con i genitori. Dopo la laurea, una normale vacanza in Thailandia si è trasformata in un viaggio in solitaria per tutto il sud-est asiatico. Quando è tornato, aveva una sola cosa in mente: ripartire senza sapere quando tornare”. Agata, invece, ha iniziato a viaggiare in quarta superiore, quando è andata a studiare per un anno in Minnesota.
“Siamo partiti – raccontano - perché non condividiamo i valori della società consumista in cui vivevamo. Abbiamo detto basta alla paura e al dio denaro. Siamo partiti perché, se avessimo aspettato ancora un po', saremmo rimasti anche noi intrappolati, perdendo di vista i nostri sogni e la capacità di vivere in modo spontaneo”.

Hanno percorso più di quaranta mila chilometri e attraversato: Svizzera, Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia, Macedonia, Grecia, Turchia, Georgia, Armenia, Iran, Emirati Arabi, Pakistan, India, Sri Lanka, Nepal.

“La Turchia ci resterà sempre nel cuore – dicono -  Lì ci siamo sentiti davvero a casa e siamo stati accolti con grande affetto. Oltre che l'ospitalità, ci hanno conquistato il cibo, la cultura e la bellezza della terra. In questo momento siamo in Pakistan, sulle montagne nelle Northern Areas, in un villaggio nella Hunza Valley, la valle che porta al confine con la Cina. In realtà qui siamo già stati, però due anni fa non siamo riusciti a visitare le terre selvagge delle montagne delle Northern Areas. Siamo tornati perché l'accoglienza di alcuni Paesi musulmani e del Pakistan in particolare, è una cosa indimenticabile” .

Un viaggio ininterrotto e abbastanza tranquillo? “Guarda – afferma Thomas -  di rischi veri non ne abbiamo mai corsi. In Sri Lanka ci hanno rubato buona parte dell'equipaggiamento. Nonostante la sua cattiva reputazione, l'Iran è probabilmente il posto più sicuro del mondo. Se proprio vogliamo parlare di rischi, parliamo di quelli stradali. In India guidano come se non ci fosse un domani. In Pakistan due anni fa un enorme pullman ci ha spostato di netto con una sportellata. Quest’anno siamo stati speronati volontariamente da un automobilista. L’avevamo superato e lui si è vendicato. Alcune settimane fa ci siamo fatti davvero male. Era sera, andavo veloce e in una galleria, ho perso il controllo, anche per l'asfalto ricoperto da uno spesso strato di sabbia. Ci è andata bene, comunque.  Paradossalmente sai qual è il rischio più grande? Restare bloccati per giorni in un posto per un documento che non arriva al momento giusto, un visto che scade senza che quello nuovo sia pronto, il bancomat mangiato dalla macchinetta. La mia paura più grande non è quella di essere derubato o aggredito, ma di finire dimenticato in qualche prigione per qualche sciocchezza burocratica”.

Come vi siete preparati per questo viaggio? “Abbiamo risparmiato per quattro anni – dice Agata -  niente vacanze, birrette e cene fuori ridotte al minimo. Io faccio traduzioni, Thomas crea software, che rivende a istituti di ricerca. Ora, strada facendo, in cambio di vitto e alloggio o di qualche soldo, accettiamo vari lavoretti”. Lui è stato falegname e lei promoter, hanno fatto i manager di albergo, le guide turistiche e ultimamente, a Lahore, hanno confezionato dei modelli per una casa di abbigliamento.

“Vivendo così – aggiungono -  spendiamo circa dieci mila l’euro l’anno, meno di quando vivevamo a Milano. Viaggiamo sempre e solo noi due. A volte è dura, la moto è piccola e gli spazi sono stretti. A volte litighiamo, però, prima di andare a dormire ci riappacifichiamo, dedicandoci una breve fiaba. Che vuoi, solo così riusciamo a sentirci soddisfatti. Abbiamo anche imparato a risolvere il problema delle spedizioni delle moto. Il viaggio è la nostra vita. Alloggiamo dove capita. Ci affidiamo alla rete del couchsurfing oppure accettiamo l’ospitalità delle persone. Abbiamo anche dormito in tenda e nei templi. E’ più facile vivere così che andare nello stesso ufficio tutte le mattine alla stessa ora. In Italia non torneremo più. Non ci sentiamo tosti proprio per niente. Viviamo la vita nel modo più naturale possibile, seguendo i nostri ritmi e i nostri sogni e facendo quello che ci piace. Troviamo molto più tosti coloro che stanno seduti ad una scrivania per otto ore al giorno e per un lavoro che non amano. Vi lasciamo con un messaggio: se viaggiare è il vostro sogno, buttatevi.  Non bisogna essere né ricchi, né tosti, non occorre avere capacità particolari. Difficile è partire.  Se lo fate, metteteci entusiasmo. Solo così troverete la vostra strada. Quando si è in movimento, la vita è più facile e riserva milioni di opportunità. Non abbiate paura, non pensate al futuro, alla pensione. A noi fanno paura il passato e quelli che si guardano indietro e scoprono di aver solo sprecato tempo ad accumulare soldi. Senza vivere intensamente. Chissà se un giorno ci fermeremo. Non ci pensiamo”.

Se volete, potete seguirli su www.300kg.eu

 

                                                                                                                                                                                                              V.F.

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