Cosa resterà di questi anni Ottanta? Diciamocelo, cantando su quel decennio, Raf non ci aveva preso proprio!

Gli anni di pensiero forte – scambiati da alti pensatori per una parentesi di frivolezze, semplicistico ottimismo e tossico edonismo, destinati ad essere dimenticati per sempre! No, l’autore di Self Control, https://www.youtube.com/watch?v=7w1Qo1awwI4ha preso un abbaglio. Non ha avuto il minimo fiuto su quella decade che avrebbe anticipato il futuro contro il futuro e impregnato di sé il primo ventennio del 2000. Convinciamocene: gli ‘80 sono stati anni di leggerezza, nel senso calviniano, e nello stesso tempo di meraviglie.

Non ci credete? Provate a leggere Filosofia degli anni 80 (Il Melangolo), l’ultimo libro del filosofo napoletano, Tommaso Ariemma che, in preda ad una sorta di retromania, tiene a precisare: “Sono nato trentanove anni fa. E non potevo nascere in un periodo migliore, filosoficamente parlando. Un periodo caratterizzato da continue innovazioni che, come si sa, stimolano soprattutto la riflessione. Una decade, quella degli anni ’80, in cui gli dei sembravano essere ritornati, anche se sotto forma di merci di ogni tipo. In che senso? Gli anni Ottanta sono stati l’incarnazione del Bene sotto forma di merce. Un Bene, tuttavia separato da qualsiasi forma di Verità. Questo Bene poteva mentire, e anche molto. Perché il suo unico scopo era far stare bene.  Levi’s, Invicta, Swatch, Nike e tanti altri non erano solo marchi. Sembravano capirti. Solo loro, nel momento in cui stavi crescendo, potevano donarti un’aura, a te che non l’avevi avuta. La conseguenza è che abbiamo visto il vero volto della merce. Non solo prodotto di consumo, ma, anzi, paradossalmente, ciò che non riuscivamo a consumare senza mettere in gioco qualcosa di personale, per il nostro bene. Le merci ci donavano - e lo fanno ancora oggi, anche se in un modo decadente – una dimensione di autenticità. Si presentavano come qualcosa di divino. E non potevamo essere noi stessi senza questa alleanza, fatta di menzogne, storie e di qualcosa di insostenibile. La produzione senza precedenti, però, ci ha messo di fronte all’insostenibile, in ogni sua declinazione possibile. Ma per essere più chiaro, rimando al libro. Aggiungo che per citare il Macbeth, non ho mai visto un decennio così bello e così brutto.

Brutto perché?

Dopo Cernobyl, per esempio, abbiamo scoperto che a dispetto della canzone dell'85, non è vero che noi siamo il mondo. Non lo saremo mai se non nelle nostre illusioni https://www.youtube.com/watch?v=Zi0RpNSELas.  In quegli anni, però, abbiamo capito davvero cosa il mondo sia, inzuppato di mescolanze, decisamente non solo umane. Ma di brutto in quegli anni ci è stato altro: una polarizzazione netta del mondo Usa- Urss, che ha allungato i tempi di realizzazione del sogno europeo. La contrapposizione tra i due blocchi, che alcuni oggi rimpiangono, ha fatto solo danni, perché ha prodotto delle scorie radioattive politiche i cui effetti vediamo bene solo adesso. Tra Usa e Urss è avvenuta una vera e propria reazione atomica in termini politici. Il sistema è esploso, e mai come in questi anni, nutriamo una diffidenza verso la democrazia. Quello divisione netta non ha permesso all’Europa di nascere veramente, schiacciata dalla contesa.

Esageriamo se diciamo, parafrasando Fukuyama, che gli anni ‘80, segnano la fine della Storia?

La Storia, intesa come la trasformazione in maniera univoca del mondo da parte dell’uomo, non è solo finita. Ci siamo resi conto che non è mai iniziata. C’è solo una storia infinita, per citare un cult proprio - e non a caso - degli anni ’80, fatta di uomini, scorie radioattive, macchine, spettri, nuovi dei. Sono stati anni di pensiero forte, trasmesso più dalla moda e dai prodotti dell’immaginario che dalla filosofia. In quegli anni, infatti, il pensiero debole- così, nomen omen, fu chiamato il logo filosofico di tendenza - non ha prodotto, se non in qualche raro caso, uno sguardo della filosofia verso il mondo. I filosofi si limitavano a fare commentari accademici della tradizione, senza essere Averroé. Così la filosofia si è lasciata scappare quella presa diretta del presente che la rende così viva.

Nell’84, per una strana coincidenza con il titolo del famoso libro di Orwell, è uscito il primo Macintosh. Da qui  fai derivare una cultura del sospetto, viva e vegeta.

Prima degli anni ’80 i pc erano per pochissimi. Grazie al Mac sempre più persone hanno avuto la possibilità di usarlo, ma a un prezzo: non lo si poteva più controllare, aprire come prima. Il che ha generato nei confronti del computer un atteggiamento di progressiva ignoranza nei confronti dei suoi meccanismi interni, al punto da alimentare il sospetto verso tutto quello che accadeva dietro la superficie e si presentava luccicante, semplice, una continua simulazione del reale. In modo parallelo, al successo delle merci tecnologiche, si è prodotto un sentimento diffuso di qualcosa che tramava dietro la simulazione e sfuggiva al nostro controllo.   Sentimento che oggi viene applicato a qualsiasi cosa, dalla politica alle relazioni personali, dato che queste si presentano spesso attraverso una mediazione informatica. Comprendere gli anni ’80 significa quindi capire la società del sospetto in cui viviamo.

Si può dire che sia stato un decennio tosto? Da quegli anni veniva l’invito a “bruciare il nostro cosmo”

Bruciare il cosmo è un’espressione che ritroviamo in un cartone di grade successo tra la fine degli anni ’80 e gli inizi dei ‘90: i Cavalieri dello Zodiaco. I suoi personaggi erano sottoposti a sfide continue, a mettere da parte se stessi per qualcosa di più alto, a mettere in discussione ogni tipo di gerarchia. Resta ancora l’imperativo migliore di sempre. Gli anni ’80, per citare in questo caso una sua saga cult, quella di Rocky, ci hanno annunciato che avremmo sofferto, che dovevamo prepararci e allenarci. Avevano ragione.

Che canzone sta girando nella cassetta in copertina?

Ce ne sarebbero tante, ma scelgo Take on me degli A-ha. Ripete continuamente di affidarsi a qualcuno, che andrà però via molto presto. Magnifica. https://www.youtube.com/watch?v=djV11Xbc914

                                                                                                                                                                                                                                                                                                Cinzia Ficco

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