Bella, colta, intelligente, pelle chiara, capelli rossicci, occhi da cerbiatto

E' Veronica Franco, nata nel 1546. Figlia di Francesco e Paola Fracassa cittadini 'originari' (si chiamavano così coloro i quali appartenevano alla borghesia distinguendosi dal patriziato e dai forestieri) di Venezia; gente benestante. Pur avendo doti innate, Veronica studiò molto sino a diventare scrittrice, poetessa e musicista. Sua madre, riconoscendole la bravura ed essendo una cortigiana onesta, l'avviò a quella che era la sua stessa professione, nonché arte.

Una piccola premessa: nella società rinascimentale veneziana erano riconosciuti due diversi tipi di cortigiane, quelle 'oneste' (intellettuali) e quelle di 'lume' (donne che si prostituivano nelle vicinanze del Ponte di Rialto ). In poco tempo Veronica si fece strada tra le intellettuali di Venezia. Aveva 18 anni quando conobbe un ricco medico: Paolo Panizza, che sposò e con il quale concepì un bambino. L'idillio, però, durò pochissimo e i due divorziarono Nella sua vita Veronica amò altri uomini ed ebbe altri sei figli, tre dei quali morirono in tenera età. Non si è mai saputo nulla dei padri, lei li ha cresciuti da sola.Il suo carattere avventuroso e spregiudicato non le tarpò le ali, tutt'altro. Pur di mantenersi e crescere agiatamente i suoi figli; diventò 'cortigiana d'alto rango'  e nel 1565 a soli 20 anni, fu inserita nel 'Catalogo di tutte le principali et più honorate cortigiane di Venezia'  un elenco che forniva il nome, l'indirizzo e le tariffe di quelle più in vista. (Talmente costose da essere tassate). Nessuno mai le ha regalato nulla, si è fatta strada da sola con tenacia. Tante le sue amicizie: uomini facoltosi ed esponenti di spicco dell'epoca. Frequentavano la sua casa musicisti, filosofi, pittori. Tra questi ricordiamo Girolamo Parabosco e Jacopo Tintoretto, grazie al quale divenne famosa anche all'estero per i suoi ritratti. Si ascoltavano concerti, si disquisiva di arte, religione, poesia, letteratura e filosofia; a lei spesso erano affidate correzioni di testi, pareri. In cambio di questi favori, chiedeva di poter partecipare ai cenacoli, dove si scambiavano opinioni e dove la sua cultura raffinata, affascinava tutti. Si racconta che anche il Re di Francia Enrico III rimase affascinato dalla bellezza non solo mentale, ma anche fisica di Veronica. Volle conoscerla dopo aver visto nel suo paese, un ritratto di Tintoretto. I due ebbero una piccola love story.                     La cortigiana riusciva a plasmare anche gli uomini più riottosi e burberi. Veronica Franco divenne la più onorata delle cortigiane, anche se non godeva dei diritti di protezione delle donne rispettabili. Proprio in virtù di questo creò un'istituzione che tutelava i diritti delle cortigiane, delle loro figlie e che aveva un suo decalogo. Nel 1570 circa, la donna entrò a far parte di uno dei circoli letterari più famosi della città, faceva donazioni e curava antologie di poesia. Scrisse due volumi di poesia: Terze rime nel 1575 e Lettere familiari a diversi nel 1580. Pubblicò raccolte di lettere - rapporti epistolari con nobili - e raccolse in un'antologia le opere di scrittori famosi. Divenne molto ricca, ma non fu mai egoista. I suoi scritti erano a forte connotazione politica e seduttiva, in un linguaggio estremamente erotico. (Roba da far girare la testa ai più) Era spesso amante, amica e confidente. Gli uomini la cercavano anche per una parola di conforto. Ottima ascoltatrice, faceva della comprensione un linguaggio universale. Nel 1975 la peste oltre ad ucciderle fratello e figli, la costrinse a scappare da Venezia. La sua casa fu saccheggiata e così anche i suoi possedimenti.Quando nel 1577 rientrò, dovette anche affrontare un processo d'inquisizione perché accusata di stregoneria; l'onta di cui erano spesso accusate le cortigiane. Si difese e si discolpò brillantemente, in più i suoi legami con la nobiltà, l'aiutarono molto. Ma per la libertà dovette cedere tutti i suoi beni. Le rimase al fianco solo un benefattore.

Nel 1580 fondò la zona dei Carmini - 'La casa del soccorso' che accoglieva le cortigiane di Lume, stanche di prostituirsi. Qui trovavano ogni sorta di conforto da quello materiale a quello spirituale. Una volta 'guarite' potevano uscire per trovare marito, lavorare in qualche famiglia benestante e poter ricominciare a vivere.Morì il 21 luglio del 1591. Ha lasciato tanto di sé, scritti e citazioni, una fra tante:"Se siamo armate e addestrate siamo in grado di convincere gli uomini che anche noi abbiamo mani, piedi e un cuore come il loro; e anche se siamo delicate e tenere, ci sono uomini delicati che possono essere anche forti e uomini volgari e violenti che sono dei codardi. Le donne non hanno ancora capito che dovrebbero comportarsi così, in questo modo riuscirebbero a combattere fino alla morte; e per dimostrare che ciò è vero, sarò la prima ad agire, ergendomi a modello".Lei combatteva le disuguaglianze, donna intelligentissima amava incondizionatamente, ma soprattutto ha amato se stessa, dimostrando agli uomini e alla società tutta dell'epoca, che una donna istruita, che sapeva, che aveva cultura, costituiva minaccia per il sesso opposto. Ha difeso le donne deboli a spada tratta. Anche se di bell'aspetto, ha usato come unica arma il suo cervello, la sua mente. Tenendo presente che nel '500 solo il 10% delle donne nobili aveva diritto all'istruzione e allo studio, lei è stata davvero una grande.Dedicato a lei un film  Dangerous Beauty (Padrona del suo destino, 1998) tratto dal libro di  Margareth Rosenthal "The Honest Courtesan". Ricordata anche nel libro di Stefano Bianchi "La scrittura poetica femminile nel Cinquecento veneto"                                                                                                                                                                                                                                     Lara Di Fonte

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