Aveva partecipato a quella di Milano, ma a New York, mai. E’ stata la sua prima volta.

“Un colpo di fortuna inaspettato – dice – merito di Aiscs e di chi non si è presentato”.

Così Guido Romeo, nato a Baltimora nel ’71, giornalista (Wired Italia), racconta la sua avventura alla maratona di New York, la scorsa, dove si sono sfidati cinquantacinquemila runner. http://www.wired.it/tv/3nds-tutto-devi-sapere-maratona-new-york/ .

“Uno degli sponsor della manifestazione, Aiscs appunto –che devo davvero ringraziare – spiega - aveva invitato un collega. Lui, però, non poteva andare. Allora, a fine agosto, mentre ero in spiaggia, e forse avevo anche una birra in mano, è arrivato un sms: Vuoi andare a fare la NYC marathon? Era quasi un mese che non correvo, ma, senza pensarci troppo su, ho detto di sì. Poi mi sono accorto che mancavano appena due mesi. La mattina dopo ero a fare ripetute in salita. Le birre, però, le ho abbandonate solo a settembre. Due mesi di preparazione specifica, nonostante il tempo raccomandato sia di tre. Ma ero già in parte allenato. Faticoso è stato alzarsi presto la mattina, ma a quello ti abitui, perché è l'unico momento durante la settimana in cui si possono infilare 60-90 minuti di corsa. L’aspetto sfibrante è fare i 34-35 chilometri soprattutto quando fa caldo. Ma sono indispensabili, perché ti devi abituare al muro 30 chilometri. In pratica funziona così. Nel tuo corpo ci sono circa 600 grammi di zuccheri, circa 2000 calorie che puoi bruciare. Poi hai il serbatoio vuoto. E il serbatoio arriva a secco proprio verso i 30 chilometri. Devi, perciò, abituare il tuo metabolismo e la tua testa a diventare più efficienti, ma anche ad andare avanti quando non c'è più benzina. 

Non hai mai avuto l’impulso di mollare?

No, in realtà, no. Credo di avere un lato masochista, che è molto gratificato. La verità è che se non hai infortuni o particolari problemi, l'enorme fatica viene compensata da un grande benessere fisico. Alla fine ti senti più forte anche di testa.

E’ stata la tua sfida più grande?

È stato impegnativo, ma non direi che è stata la sfida più grande. Anche perché a NY non sei mai solo. C'è davvero un oceano di gente che corre e ancora di più che tifa. Quindi psicologicamente sei molto sostenuto. E a livello di fatica devo dire che certi giri in montagna o una maratona in bici da 12 ore che feci qualche anno fa (l'eroica - http://www.eroicagaiole.it/) sono decisamente più impegnativi. Comunque sì, quando te la sei messa alle spalle, ti senti diverso. 
 

Quando sei arrivato lì, cosa hai provato? 

Mi sono detto: "Oddio, ma è già finita?" Scherzi a parte, ci ho messo 3 ore e 41 minuti, e negli ultimi 5 chilometri non vedevo l'ora che finisse. Ma quando smetti di correre, tutti ti ripetono che sei un eroe e  ce l'hai fatta. E’ una cosa molto americana.

Quindi?

Il fatto è che l'esperienza di NewYork, con il tifo, lo scenario e l'aspettativa, è talmente intensa, che ti sembra davvero che il tempo corra via velocissimo.
 

Cosa hai portato con te?

Berretto e guanti, perché quando siamo partiti c'erano 4 gradi e 25 nodi di vento. Sul ponte di Verrazzano sembrava di volare via. E poi naturalmente 3 gel energetici, uno semplice e due con la caffeina, per aiutarti contro il famoso muro e perché in Usa ti offrono solo acqua, niente banane o frutta come in altri posti.
 

Cosa ti ha entusiasmato?

Il tifo dei newyorchesi è pazzesco. Trasformano tutto in un evento epico.

Nessun attacco di ansia?

La paura maggiore era mancare il pullman delle 6 del mattino per arrivare alla partenza, perché 60 mila persone che si spostano, intasano la città. Ed è vero che cercavo di non pensare a quello che era successo a Boston, non tanto tempo fa, con l'attentato. Ma siamo stati super coccolati dallo sponsor. Non posso davvero lamentarmi.
 

E’ stato particolarmente duro il percorso?

Sì, la maratona di  New York è celebratissima, ma il percorso non è molto amato dai professionisti, proprio perché pieno di saliscendi. Il primo, e più importante, è il ponte di Verrazzano, che sale di 80 metri. Ma quando arrivi sulla 5 Avenue e vedi Central Park, ti senti fregato. Hai un sacco di falsopiani. Avevo perfino cercato di memorizzarli, ma quando arrivi lì, non sei sempre lucidissimo.

Mai un attimo di ripensamento?

Ma no. Il segreto è decidere che ti devi divertire. Anche se la sera prima, quando pioveva e tirava un vento pazzesco, qualche preghiera a Giove pluvio l'ho detta. Ma una volta che hai scritto su Facebook che lo fai, mica puoi tirarti indietro.

Cosa ti ha tenuto inchiodato al tragitto?

Al 13imo chilometro un ragazzo davanti a me ha cominciato a zoppicare. Prima del 14imo ha cercato di uscire, ma una signora americana, a occhio e croce di circa 150 chili, l'ha abbracciato, Gli ha urlato "don't be a quitter" e lo ha rispinto dentro. Ecco, a NY, mollare non è un'opzione.

Lo rifaresti?

Non vedo l'ora. A Milano ad aprile voglio andare sotto i 3.30, ma non l'ho ancora scritto su FB.

Ti senti un tipo tosto?

Diciamo che mi piace mettermi alla prova. Ma un tipo tosto per me è Kilian Jornet, che vuol fare l'Everest di corsa.

Il tuo sogno tosto?

Un sogno sarebbe avere il tempo di preparare il Tor de Géants http://www.tordesgeants.it/. Ma lì c'è la cosa che si dorme poco.

                                                                                                                                                                                     Cinzia Ficco

 

 

 

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