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Malattie della vite? Niente paura. Ora c’è Ubaldo, l’idea di Luca e Saverio

Malattie della vite? Agricoltori, niente paura! Ora c’è Ubaldo.

Si tratta di un bot, un assistente virtuale, che rientra nel progetto SmartField 4.0, messo a punto da due amici, beneventani, con la passione per il vino: Luca Capobianco (’79, ingegnere) e Saverio Piccirillo (’60, appassionato di elettronica, vino, è un sommelier). “L’idea risale ad oltre dieci anni fa – spiega Saverio (in foto)- quando si è iniziato a pensare che l’economia principale del territorio, cioè la viticoltura, potesse beneficiare di moderni strumenti di supporto alle decisioni dei vignaioli. Le tecnologie non erano ancora abbastanza mature per consentire un’implementazione che fosse allo stesso tempo affidabile e facilmente abbordabile dal punto di vista economico. Ma noi abbiamo lavorato sodo in tutto questo periodo e abbiamo dato vita ad un prodotto, ma anche un servizio altamente innovativi”. https://www.facebook.com/SunRayOne/

Tre anni fa i due hanno realizzato il prototipo di Ubaldo, costato qualche migliaio di euro fino alla realizzazione delle prime installazioni.  Non è stato facile. “Per il modello di business che abbiamo individuato – continua Saverio- le maggiori difficoltà ci sono state quando abbiamo progettato una stazione che fosse di dimensioni contenute, facilmente installabile dall’utente in tre minuti, con due colpi di cacciavite. Abbiamo pensato ad un sistema dai bassi costi e così affidabile da non richiedere continue manutenzioni – ne serve solo una annuale – e autosufficiente in termini di energia e connettività. Inoltre, tosto è stato elaborare e realizzare un protocollo di invio dei dati che fosse efficiente (bassissima necessità di banda) e robusto (99,9% dei pacchetti a buon fine)”.

“Oggi – sottolinea Luca – la difficoltà sta nell’aggiornare il bot, assecondando le richieste e i suggerimenti degli agricoltori. La piattaforma di consultazione è in continua evoluzione, testiamo e inventiamo continuamente nuove soluzioni. Da questa nostra continua ricerca è nato Ubaldo, un assistente virtuale consultabile via chat che rende umani i risultati degli algoritmi, inviati ogni mattina al sorgere del sole”.

Di preciso cos’è SmartField 4.0? “E’ una rete di stazioni di monitoraggio di parametri ambientali– spiega Luca – che inviano dati ad intervalli regolari ad un server centralizzato. Sembra nulla di nuovo, ma SmartField è in realtà molto di più. E’un modo innovativo di concepire l’agricoltura di precisione come servizio. Come funziona? Le stazioni, che a differenza della maggior parte dei sistemi di precisionfarming sono concesse in comodato d’uso, inviano i dati al server centralizzato. E già questo rappresenta l’elemento nuovo del nostro progetto. L’utilizzatore non deve preoccuparsi affatto delle stazioni visto che, come già evidenziato, sono progettate per poter stare in campo senza intervento. Quindi non deve far altro che collegarsi e autenticarsi sul sistema, dove troverà tutta la serie storica dei dati e i risultati delle previsioni ottenute con i nostri algoritmi, ottenendo anche suggerimenti sugli interventi e i trattamenti da compiere”.

Il bot parla la stessa lingua degli addetti ai lavori e riesce a far incontrare il mondo degli algoritmi e quello complesso della coltivazione.

“Ubaldo – aggiunge Luca – semplifica la lettura dei dati, inviando dei messaggi in chat all’utente. Ovviamente, dietro Ubaldo, c’è una complessa infrastruttura, ma l’utente lo vede proprio come una persona con cui chattare. Al sorgere del sole, Ubaldo ci avvisa in chat se ci sono situazioni sospette e se è il momento di intervenire con dei fitotrattamenti. Ovvio, Ubaldo dà dei suggerimenti, ma la scelta ultima sugli interventi necessari resta dell’agricoltore”.

Che tipo di malattie sarà in grado di prevenire? “Per ora – replica Saverio- offre suggerimenti contro la peronospora della vite. In maniera sperimentale anche contro l’Oidio e la Botrits cinerea. In futuro si pensa di estendere il controllo alle fitopatologie dell’olivo ed alle infestazioni da insetti (tignola, tignoletta, mosca dell’olivo).

L’orizzonte temporale di osservazione è dell’ordine dei 7/10 giorni, sufficienti per poter pianificare gli interventi e i trattamenti.

“Il raggio d’azione della singola stazione – ancora Luca – può cambiare in base al profilo della vigna, in quanto le condizioni e i parametri importanti (temperatura, umidità, pioggia, etc…) possono variare. In questi casi è necessario intervenire con un campionamento più fitto, e quindi con ulteriori installazioni”.

Per ora i clienti dei due sono agricoltori del territorio sannita, terra di vitigni DOC E DOCG, come aglianico e falanghina.

“Il nostro territorio – conclude Luca – conta vari consorzi e cantine associate. Ci piacerebbe stabilire sinergie virtuose proprio con questi nostri vicini di casa. In futuro? Crediamo che i tempi siano maturi per l’incontro fra tecnologia e agricoltura. Non lo erano due o tre anni fa, ma oggi il tessuto imprenditoriale del settore ha capito l’importanza di un approccio più scientifico e, soprattutto, ha imparato ad essere meno diffidente nei confronti della tecnologia. Aspiriamo a coinvolgere tutte le figure chiave e a veder crescere la nostra idea con il settore di riferimento, cominciando dal Sannio, ma conquistando la fiducia di altri territori. Peraltro, abbiamo organizzato l’architettura hardware e software di tutto il sistema in maniera scalabile ed intelligente, in modo tale da poter sostituire con estrema semplicità i sensori delle stazioni che rilevano i parametri ambientali, trasformando SmartField in un sistema gemello in grado di monitorare ad esempio apparati industriali. Fantascienza? Nulla affatto. Lo stiamo già facendo, manutenzione di apparati di natura completamente diversa. Vi terremo aggiornati”.

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