in ,

Imprese, le "Appassionate" di Filomena Pucci

“Appassionate, un detonatore sociale che avrebbe potuto accendere gli animi di tante e tanti che aspettano solo una scintilla per mostrarsi al mondo”.

All’inizio Filomena Pucci non osava nemmeno pronunciare a  voce alta questa sua speranza, poi però il progetto di un libro dedicato alle donne che con passione fanno  impresa, è diventato realtà e quella speranza, timidamente, è finita anche fra le 137 pagine del suo 

“Appassionate – Storie donne imprese” edito in versione e-book (disponibile anche su www.ultimabooks.it).  Dieci storie in una storia, quella di “Appassionate”: c’è la storia di Maria Fermanelli che da architetto apre una panetteria in un convento di clausura, Giulia Lovato – ingegnere – e di sua madre Mirka che gestiscono una fattoria didattica, Marina Cvetic “regina del Montepulciano”, Arianna Visentini fondatrice di un’agenzia di consulenza sul lavoro, Elena Favilli e Francesca Cavallo creatrici di una rivista digitale per bambini, Antonietta Tummolo produttrice di occhiali artigianali, Maria Grazia Andali che con Andrea Carbone crea una piattaforma online per far incontrare designer e produttori, Daniela Ducato imprenditrice nel campo edile con i suoi isolanti termici fatti dalla lana di pecora, Iole Siena organizzatrice di eventi culturali esclusivi, e Lucia Iraci titolare di un salone di bellezza che guarda al riscatto delle sue clienti prima ancora che al loro look. Il libro racconta le dieci donne imprenditrici che hanno avuto il coraggio di investire su se stesse e sulla propria visione della realizzazione professionale, in alcuni casi stravolgendo una vita fino ad allora tracciata, proponendo anche qualcosa di rivoluzionario seppur in una apparente semplicità, a partire dal concetto di lavoro che trova radici nel cuore. 

Quello che ti piace fare è la cosa che sai fare meglio”, è in un post-it attaccato da mesi su una parete  arancione che Filomena Pucci trova la spinta per  abbandonare il divano in cui era sprofondata due anni prima, da quando aveva rinunciato ad inseguire l’ennesimo lavoro a termine come autrice televisiva. A Filomena piacciono le parole ed inizia a girare l’Italia, con una puntata anche in Francia, per raccontare le imprenditrici che hanno “creato” un lavoro che le appassiona. Le storie di queste dieci grandi donne diventano così anche la storia dell’autrice che grazie al coraggio delle altre trova la sua strada. E il libro parla delle dieci e di Filomena, in un filo intrecciato ed appassionato che rapisce il lettore e riesce davvero ad accendere quella “scintilla”.  

“Da quando è uscito il libro, ogni giorno mi scrivono in tanti, – ci racconta Filomena Pucci – è come se i tempi fossero maturi, la crisi ha messo il focus drammatico sul lavoro, e su questa spaccature le donne intervengono”.

Il libro racconta storie di donne con cui il lettore può empatizzare ma fornisce anche dati concreti: in Italia al 2011 sono 1 milione 480mila le imprese a gestione femminile  su un totale di 6 milioni, sicuramente non sono tutte donne appassionate, ma sta di fatto che il fenomeno dell’impresa al femminile fino al 2008 non esisteva nemmeno. “Unioncamere ha fatto il primo rapporto nel 2008 perché era un fenomeno prima sconosciuto. – Sottolinea l’autrice – Quindi noi siamo testimoni di qualcosa di rivoluzionario”.

Come è nato il progetto di Appassionate?

“Lavoravo in televisione fino al 2010 ma poi mi sono presa una pausa un po’ forzata, ed ho iniziato seriamente a pensare cosa dovessi fare per essere più felice. Dovevo trovare un modo per essere felice nella vita e la dimensione lavoro mi sembrava quella più importante.  Il mio sogno remoto, quello che non riuscivo a dire nemmeno a me stessa, era quello di scrivere. Ho fatto dei giri lontanissimi per arrivare alla scrittura. Credo nel valore delle storie come testimonianza e come esempio. Il mondo credo che abbia bisogno di esempi positivi e prima di tutti ne avevo bisogno io, avevo bisogno di storie che mi dicessero che si può vivere in questo mondo senza per forza soffrire di compromessi, insoddisfazione, magra economica”.

Cercando e raccontando le tue donne appassionate in realtà cercavi una parte di te, alla fine l’hai trovata? 

“Come scrivo alla fine del libro:”io sono”. Il punto quindi non è trovarsi ma scoprire che sono sempre stata io ma che avevo bisogno della forza e della serenità di essere me stessa. Tutte le prove che ho affrontato e superato per poter fare questo libro, in primis intimissime, poi sono diventate prove pratiche come il crowdfunding” . Per il suo crowdfunding, Filomena Pucci si è affidata ad Ulule, migliore piattaforma europea. Ma cos’è in realtà questa raccolta fondi online? Ce lo spiega l’autrice dalle pagine del suo libro: si tratta di “una colletta dal basso” in cui “ogni offerta non è risolutiva ma è come una piccola pacca sulla spalla”. “Sempre più siti, anche in Italia, si propongono come piattaforma su cui andare per raccontare all’utente del web il progetto che si vuole finanziare, lasciando a quest’ultimo la totale libertà di scegliere se farlo e con quanto. Si decide un budget e un tempo in cui raccoglierlo, scaduto il quale il sito raccoglie i fondi donati e li fa arrivare sul conto corrente dell’interessato, trattenendo una piccola percentuale, in genere il 5%”. All’appello di Filomena Pucci hanno risposto famigliari e amici ma anche perfetti sconosciuti che le hanno permesso di raccogliere i fondi necessari per finanziare il suo libro, coprendo anche i costi dei viaggi per portare a termine le interviste.

La storia delle altre ti ha insegnato ad avere il coraggio di provarci. Quindi è tutto lì, iniziare, provarci davvero. Parafrasandoti quindi ti chiedo: come si fa a buttarsi?

“Credo che dopo che sopporti tanto e questo vale a livello personale ma anche sociale – le donne hanno sopportato per più di due mila anni un certo tipo di trattamento che non è necessariamente violento ma certamente fatto di forzature – poi scatta qualcosa. Io personalmente sentivo il peso di tutto ciò e ad un certo punto mi sono detta: “non può essere tutta qui la mia vita”. E da là è iniziato il mio percorso di ricerca. La forza dove la trovi? La trovi perché stai male, perché sai di essere di più, che vuoi creare. Creare pezzi di realtà, e le imprese è questo che fanno. Le imprese di cui parlo nel libro sono realtà imprenditoriali assolutamente nuove, specie nell’approccio “.

Racconti che le cose positive accadono a chi si mette in gioco, a chi le cerca davvero. C’è chi parla di Provvidenza divina, chi di energia cosmica, tu a cosa credi?

“Io non ho credi religiosi, credo nella vita. Il corpo è il luogo della vita ed io sono ammirata dalla vita. Credo che è tutto dentro di noi, dentro c’è un mondo di risposte”.

Il tuo libro sembra avere un approccio femminista, è così?

“Non è un libro da femministe o per femministe. Credo che le donne in questo momento debbano farsi avanti ma non in senso femminista, assolutamente no, nel senso di esperienza dell’anima, perché quest’anima deve essere sdoganata dai luoghi in cui è stata relegata per secoli, per dare anche agli uomini la possibilità di iniziare a parlare questa lingua, la lingua del cuore. E se noi parliamo questa lingua e la mettiamo in pratica facendola diventare realtà, dimostriamo che partendo dal cuore si può fare business”.

Quale sarà il seguito di Appassionate?

“Continuo a chiedermi quali sono le cose a cui davvero non voglio rinunciare e sono: parole, donne e lavoro, ma anche viaggio e piacere perché non si può fare quel che non ci piace. Sono certa quindi che non voglio farmi distrarre da strane proposte. Voglio riprendere a raccontare storie e fare approfondimenti, sicuramente nell’immediato non con un altro libro, ma in un luogo dove questi discorsi possano essere fatti in maniera giornaliera”.

In cosa ti senti una tipa tosta come le donne toste che hai incontrato?

“Nell’aver sempre creduto che non poteva essere tutto così poco. Credo che la vita sia tanta e noi ci dobbiamo mettere davanti alla finestra giusta per ricevere quel tanto che è lì già pronto per noi. E per tanto non intendo prendere il Nobel, vuol dire svegliarsi e con complice la vita, andare a braccetto con l’universo”.Da Appassionate: “Penso che cambiare non sia buttare tutto all’aria, ma continuare ad andare avanti scegliendo ogni giorno cosa lasciare e cosa portare con sé”.

                                                                                                                                                                                      Rossana Paolillo

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading…

0

Commenti

0 commenti

What do you think?

Written by Cinzia Ficco

Disabili in Trentino, l'idea del Bar al buio

Chiara Montanari: Cronache dai ghiacci