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Agnese Montagner, una vita da infermiera accanto ai suoi Fantasmi

Da Agnese Montagner, infermiera veneta in una rsa che, con Serenella Antoniazzi, ha scritto un libro, dal titolo Fantasmi (Apogeo Editore) ricevo e volentieri pubblico questa lettera.

Righe che aiuteranno a riflettere su un lavoro, quello con gli anziani e i disagiati mentali, che richiede pazienza, empatia, e anche senso dell’umorismo.

“Ho deciso di scrivere questo libro perché negli anni, più di quaranta, ho conosciuto persone di cui nessuno si ricardava più, isolate dal mondo, senza un’identità e che a volte erano chiuse in sé stesse, ma avevano bisogno di comprensione per rivelare il loro lato umano.

Ho lavorato in tre strutture diverse sempre in Veneto. E con vari tipi di pazienti. Tutti accomunati dal bisogno di attenzioni. Tutti, di età e patologie diverse, con lo stesso desiderio: essere ascoltati o semplicemente considerati. Quando ho iniziato i pazienti erano soli, abbandonati dai famigliari e seguiti solo dalle istituzioni, oggi i parenti sono molto più presenti nelle vite degli ospiti, sebbene lo Stato supporti sempre molto le persone con problemi sociali.

Lavorare con gli anziani non è di per sé stancante. In questo momento lo sta diventando perché il personale deve cercare di conciliare i protocolli di sicurezza e le richieste di attenzioni, coccole e amore dei pazienti.

La maggior parte delle persone che incontro, lavorando, ha qualcosa da insegnare. Non mi sento mortificata perché in tanti anni ho imparato e accettato che malattia, vecchiaia e morte fanno parte della vita. L’importante è affrontare tutto con rispetto e in modo sereno. Quando finisco di lavorare torno a casa e alla mia vita con i suoi alti e bassi anche se è difficile non pensare alle persone che lascio nella struttura. Assistere anziani e malati può dare sorprese inaspettate, se si fa con passione e rispettando il benessere degli ospiti.

In questa fase, la struttura in cui lavoro ha organizzato subito la gestione dell’emergenza secondo i protocolli dell’ULSS, evitando così qualsiasi rischio di contagio. Abbiamo combattuto con la disapprovazione iniziale dei parenti che non accettavano la sospensione delle visite. Anche io e i miei colleghi abbiamo dovuto seguire i protocolli. E grazie a queste accortezze non abbiamo avuto alcun caso positivo. Non è stato facile confortare gli ospiti, ma abbiamo organizzato persino dei pigiama party e sono stati bene. Una frase simpatica che mi è rimasta in mente da parte di una paziente mentre si trovava alla finestra? “Ascolta! Ma tutti quelli lì fuori sono ancora chiusi dentro! Con loro si vive in una dimensione diversa, più leggera, a volte.

Tante volte mi chiedo come mai in altre strutture la situazione sia sfuggita di mano. Forse in tanti avranno minimizzato e il contagio degli ospiti sarà avvenuto durante gli spostamenti nelle varie strutture sanitarie per le visite o gli accertamenti. Nella mia regione, il Veneto, c’è un ottimo sistema sanitario. Quindi abbiamo lavorato con serenità

Io spero che questo virus venga al più presto sconfitto perché ti uccide in solitudine e senza il dovuto rispetto. Chiudo, dicendo, da ottimista, che riusciremo. Abbiamo persone e mezzi in grado di gestire la situazione. Mi auguro di ricevere riscontri da questa mia breve lettera.

Grazie di avermi dato questa opportunità

                                                                                                                                  Agnese Montagner

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