in ,

LOVELOVE

Uomo – donna: una Parità ancora ambigua. E’ ora di mandare in soffitta Dante, Marx e riprendere Mill. Parla Marilisa D’Amico, docente di diritto costituzionale

La pandemia, la prossima elezione del Presidente della Repubblica l’intelligenza artificiale: tre motivi per gridare di qui ai prossimi anni l’urgenza di un riequilibrio del rapporto uomo – donna. Tre sfide per iniziare subito a sbarazzarci in modo definitivo di una parte della cultura greco- romana, di una parte della Bibbia, di un po’ di Medioevo, un altro po’ di Marx e di rivalutare l’illuminismo e il pensiero del filosofo John Stuart Mill.  

Pazienza se il sommo poeta si risentirà delle celebrazioni freddine per i 700 anni dalla sua morte, ma è ora che si accantonino anche un po’ di Dante e della sua distinzione maschilista – ma figlia del suo tempo- tra donna casta, Beatrice, da Paradiso e donna focosa e adultera, Francesca, da Inferno. D’ora in avanti il tema e la grammatica sui diritti delle donne dovranno essere aggiornati.

La provocazione arriva da Marilisa D’Amico, milanese, classe ’65, tre figli, docente di diritto costituzionale  e prorettrice con delega a legalità, trasparenza e parità di diritti all’università di Milano, autrice di un libro di 350 pagine, edito da Raffaello Cortina, intitolato: Una parità ambigua – Costituzione e diritti delle donne- in cui, partendo dalla cultura dei greci e dei romani, attraversando la fase costituente con Teresa Mattei, la “capitana di compagnia della Resistenza”, si ripercorre la storia di una parità tra generi ancora sbilanciata.

In ogni pagina un lavoro di scavo sociologico, storico, ed un prezioso contributo giuridico che l’autrice ricava e regala dalla esperienza di avvocato, fatta negli anni passati, quando si è trovata a difendere nei confronti di Corti italiane ed europee diritti fondamentali, come quello alla procreazione medicalmente assistita, al matrimonio omosessuale, alla presenza femminile nelle Giunte regionali.

“Di strada ne abbiamo fatta – ci dice subito – pensiamo alla seppure breve presidenza della Corte Costituzionale, affidata a Marta Cartabia, o a quella del Senato, di Maria Elisabetta Casellati, entrambe figure equilibrate e di grande spessore culturale, ma ricordiamo che oggi solo una Regione ha una presidenza rosa, ed è quella umbra, con Donatella Tesei, e pochissime sono le donne che guidano città importanti. Penso a Torino e a Roma”.

Professoressa, un limite che dipende dai partiti? Forse il movimento 5 stelle crede di più nelle donne?

Non credo. Matteo Renzi, da presidente del Consiglio, aveva puntato molto sul Fattore D, che è quasi sempre sinonimo di rinnovamento. In ogni caso, possiamo sempre rifarci. Nel 2022 ci saranno le elezioni del Presidente della Repubblica e i tempi mi sembrano maturi per una guida rosa.

Chi le piacerebbe?

Marta Cartabia ha svolto un ruolo impeccabile. E’ stata una innovatrice con la sua Corte aperta e trasparente. Ha saputo impostare la sua attività, per niente semplice, sulle sue capacità di mediazione. Ma abbiamo tante donne in gamba. Dobbiamo solo iniziare ad avere più fiducia in noi stesse, lavorare in modo solidale e, soprattutto, capire una cosa: è arrivato il momento di chiudere con certe tradizioni che da sempre ci vogliono delle Eva, delle Pandora, caste o peccatrici, fragili e quindi da proteggere o diaboliche, da condannare in modo preconcetto. Non abbiamo ancora una griglia mentale giusta per rappresentarci o farci rappresentare.  

Usare l’aggettivo o il sostantivo al femminile, quando è possibile. Lei dice. E poi ricorrere alle quote rosa. Questi i giusti modi per rappresentarci

Esatto. Usare il femminile. Non mi piace, però, parlare di quote rosa, preferisco l’espressione quote di genere, che sono uno strumento di riequilibrio.

Con le quota rose non sembriamo panda, specie in estinzione da proteggere? Le quote di genere spesso non sono sinonimo di merito. O questo aspetto è irrilevante?

Ma perché dobbiamo essere solo noi donne a dimostrare che abbiamo capacità? All’uomo non chiediamo meriti particolari.

Metoo, un altro strumento di riequilibrio o strumentalizzazione?

Guardi, non sono una moralista. E trovo che la nostra società si indigni troppo facilmente. Ma considero insopportabile che un produttore televisivo assoggetti una donna al suo potere. Poi, ho sempre fiducia nella magistratura, che deve valutare gli aspetti penali. Anche se nella mia esperienza mi sono imbattuta in magistrate, oltreché in magistrati, che spesso hanno difeso solo donne che non lavorano, custodi del focolare domestico. Ma una donna deve avere libertà di scelta.

Sì, ma riequilibrio è  avere la libertà di mettersi più a rischio? Ha seguito lo scontro recente Boldrini- Feltri senior e Feltri junior?

Non l’ho seguito. In ogni caso, se Feltri padre ha detto quello che dice sempre e cioè, che certe donne, libere, se la vanno a cercare, è da condannare. E’ questo il punto. Se vado ad un party non devo essere automaticamente stuprata. Se decido di prostituirmi non devo correre il rischio di essere uccisa. Servono una mentalità nuova, una educazione sentimentale e sessuale nuove per le future generazioni e non solo per le ragazze. I nostri ragazzi devono imparare sin da giovanissimi che le loro coetanee hanno gli stessi diritti. La strada per affermarsi nella società deve essere la stessa. E basta anche con i tutorial che ci devono dire come essere sempre sensuali anche quando andiamo a fare la spesa.

Una risata su quella trasmissione sarebbe stata irriverente ?

Una risata, sì, ma solo se ci avessero fatto vedere come anche un uomo può fare la spesa in modo sensuale. E qui torna il ruolo della formazione non solo in famiglia. Fondamentali devono essere anche scuola e l’Università. Attraverso una nuova educazione possiamo imparare a conoscerci meglio, ad autostimarsi e ad osare di più. Le faccio un esempio.

Prego

In Italia i numeri delle donne che scelgono materie scientifiche all’Università e per lavoro, sono aumentati, ma sono sempre bassi. Qui è importante la scuola, di primo e di secondo grado.

In concreto cosa fare?

C’è una iniziativa che ritengo utile e riproducibile in tutta Italia, avviata alcuni anni fa dall’assessora milanese, Roberta Cocco, nei mesi di marzo aprile. Una serie di convegni, incontri in cui si incontrano istituzioni, imprese, associazioni e mondo universitario per invogliare le ragazze ad iscriversi a matematica, scienze, ingegneria. Abbiamo sfide importanti e c’è bisogno dell’apporto delle donne.  Aggiungo un appunto.

Ci dica

Mi sarebbe piaciuto vedere un coinvolgimento maggiore delle donne nella gestione della pandemia. Gran parte del peso del Covid, sotto lockdown, è gravato in famiglia sulle donne, che hanno dovuto barcamenarsi tra figli, genitori, marito, casa e lavoro. Eppure non vedo molte donne nelle varie task force. Mi auguro che in futuro si cambi passo e si riveda il welfare, rendendolo più capillare, si defiscalizzi di più l’assunzione delle donne nelle imprese,  si creino più asili nido, si permetta alle donne lavoratrici la possibilità di assentarsi più agevolmente dal lavoro.

Nel suo libro parla di un’altra sfida importante: la creazione di una intelligenza artificiale che non sia contro le donne.

Sì. E un primo dato su cui riflettere è la scarsa inclusione delle donne nella costruzione degli algoritmi che permettono il funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale. Le riporto uno studio dell’Università della Virginia da cui si rileva che i software di riconoscimento fotografico preferiscono associare volti femminili a situazioni come la cura della casa, la cucina e lo shopping. Ma noi donne non siamo solo questo. O meglio, lo siamo, se non è il nostro destino, quindi se decidiamo di fare solo questo. Il pericolo che nelle grandi trasformazioni epocali le donne rimangano ancora in secondo piano, che vengano escluse o addirittura perdano in modo velocissimo e irreversibile parte delle conquiste raggiunte nel giro di poco più di un secolo è troppo grande, per non affrontarle con consapevolezza e incisività. Nel libro parlo del report intitolato Artificial intelligence: Open questions about gender inclusion, datato 2018 in cui c’è tutta una serie di obiettivi che il mondo del diritto e quello delle autorità devono perseguire. Per sintetizzare, i governi devono coinvolgere maggiormente le donne nella costruzione degli algoritmi. La Commissione europea ha presentato nell’aprile 2018 una strategia europea per lo sviluppo di una Intelligenza artificiale antropocentrica, seguita da un piano coordinato in materia, e di recente, ha stilato alcuni orientamenti etici per la definizione di una Ia affidabile.

Ultima curiosità: in tema di aborto, divorzio, libertà procreativa e riproduttiva l’Italia è un Paese moderno? Non è passato tanto tempo dalla polemica scatenata in Umbria dal divieto del day hospital per la pillola abortiva, giustificato da ragioni di sicurezza.

La legge ‘40 è stata fortunatamente modificata. Sulla 194 non capisco la colpevolizzazione di chi decide di abortire. Perché, al contrario, non si fanno polemiche sull’assenza di politiche che aiutino a tenere un bambino chi non può, per esempio, per motivi economici? Ecco, meglio un atteggiamento costruttivo che sterili discussioni.

Comments

Leave a Reply
  1. Condivido le idee della professoressa, un contesto con maggiore spazio decisionale delle donne contribuirebbe ad una società sicuramente migliore e più al femminile. Un augurio di buon lavoro a Marilisa e per tutto quello che di buono vorrà realizzare per le donne!

  2. Condivido le idee della professoressa, un contesto con maggiore spazio decisionale per le donne contribuirebbe ad una società sicuramente migliore e più al femminile. Un augurio di buon lavoro a Marilisa e per tutto quello che di buono vorrà realizzare per le donne!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading…

0

Commenti

0 commenti

What do you think?

Written by Cinzia Ficco

Aut- Out: Lettere dall’autismo. Uscita l’autobiografia di Carlo Ceci Ginistrelli

Enti locali, torna la rivista online di ALI “Governare il Territorio”