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Le Fornaci di Monica Grelli per “accendere” la speranza nei Comuni del cratere sismico

Nel 2007 il suo lavoro ha subito una battuta d’arresto e le ha scombussolato la vita. Oggi quello stesso lavoro motiva chi vive nelle zone colpite dal terremoto.

E’ la storia di Monica Grelli, perugina, classe ’66, ceramista, che con grande determinazione è riuscita a dare una sterzata alla sua vita e alla sua professione.

Formatasi all’Istituto Statale D’Arte Bernardino di Betto del capoluogo umbro, all’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci dove ha frequentato il corso libero del nudo, sempre a Perugia, si è specializzata in Arteterapia presso l’Associazione e società cooperativa  Art Therapy Italiana di Bologna.

Una passione, quella per la ceramica, nata 28 anni fa, per merito del suo maestro di nudo artistico Bruno Orfei, presso l’Accademia di Belle Arti.

“Lì – racconta Monica – ho avuto il mio primo incontro con la materia, l’argilla. Ho realizzato una scultura tratta da un disegno di una modella da me ritratta. Successivamente ho sperimentato le tecniche della pittura su ceramica con il maestro Nicolini di Deruta.  Nel 1994 ho fatto di questo amore per l’arte la mia professione, creando il Laboratorio di ceramica a marchio Mogré.  Con mio marito ho progettato e realizzato in quegli anni una linea di oggetti per la casa molto innovativa grazie all’utilizzo di un Cad 3D, per la progettazione, e di una Macchina a Controllo Numerico con cui realizzavamo i nostri prototipi e stampi. Oggi prediligo la produzione del pezzo unico, fatto a mano. Ho imparato ad amare le imperfezioni legate ai processi di trasformazione della materia. La terra vuol sapere chi la lavora”, diceva un famoso ceramista di Bologna. Non da tutti si lascia lavorare. Ed è così”..

Tredici anni fa, dopo aver fatto notevoli investimenti, in termini di risorse economiche e tempo, Monica ha vissuto di riflesso la crisi che si è abbattuta sull’ Umbria nel settore della ceramica. “Le imprese con cui lavoravo – ci dice- iniziarono a chiudere i propri laboratori.  Ed io ebbi grosse difficoltà. Fu un brutto periodo quello, perché cominciai a mettere in dubbio la passione per il mio lavoro, ma anche la mia identità. Non riuscivo ad andare avanti, trovare nuovi stimoli. Mi ero spenta”.

Poi cosa è successo?

Pensai di propormi in ambito sociale come conduttrice di laboratori artistici rivolti a persone speciali. Aiutando l’altro, avrei aiutato me stessa. Nel 2008 mi venne offerta l’occasione di realizzare laboratori artistici durante un soggiorno sociale marittimo di due settimane, rivolti ad un gruppo di adulti con disabilità.  Accettai e feci parte del team di educatori e assistenti sociali. Quella fu un’esperienza determinante per me. Iniziavo a ritrovare entusiasmo per la mia attività. Ero consapevole che le mie competenze artistiche da sole non sarebbero bastate nella terapia di aiuto. Così iniziai ad investire sulla mia formazione per svolgere al meglio l’attività artistica a scopo sociale. Nel 2009 mi iscrissi ad un percorso di formazione quadriennale come Arteterapeuta presso la Scuola Art Therapy Italiana di Bologna.

Non solo non ti sei persa, ma oggi aiuti persone in difficoltà. Hai creato Tra arteterapia onlus e avviato il progetto la Fornace.

Esatto. La Fornace è un intervento di arteterapia strutturato, che nasce con l’intenzione di garantire un lavoro di continuità nei luoghi colpiti dal terremoto del 2016, nelle regioni del centro Italia.  Promossa dall’associazione Tra arteterapia Onlus, che ho fondato tre anni fa, la Fornace di Sellano – abbiamo iniziato in quel Comune – è una iniziativa pilota che vorrei replicare in altri comuni dell’Umbria e di altre regioni del cratere. Iniziato a Marzo del 2019, il progetto punta allo sviluppo sociale e culturale di quei territori e coinvolge tutta la comunità. Il percorso da me ideato e condotto con l’aiuto di altri professionisti si svolge nella scuola, con bambini e ragazzi. Con gli adulti in uno spazio concesso dal Comune. Gli adulti partecipano il pomeriggio a laboratori creativi con la ceramica. Si incontrano almeno una volta ogni mese in mia presenza, una volta la settimana in modo autonomo. L’idea di FORNACI è un’evoluzione di Art Therapy Tour, il progetto itinerante promosso dall’associazione TRA, che ha operato con uno staff di quindici professionisti arteterapeuti volontari a pochi mesi dal sisma. Si è trattato di laboratori di arteterapia, a cui hanno aderito circa centosessanta e molti adulti. Non finirò mai di ringraziare i tanti che mi hanno aiutata a realizzare l’idea del Tour, nata a gennaio del  2017, subito dopo il mio primo laboratorio di arteterapia con i bambini della Ludoteca VILLAMAGICA, a Sellano. Le donazioni sono state importanti e sono arrivate da amici, parenti, colleghi di Art Therapy, oltre che da Associazioni come Emmaus, Un lago di Donne e da Fornitori come Megacolor e Ticchioni Ceramiche. Nell’autunno di due anni fa grazie all’amico Peter Lerner, giornalista, che ha documentando il post sisma, sono entrata in contratto con la Sterling spa, l’impresa umbra che ha deciso di aiutare TRA arteterapia Onlus a realizzare “La Fornace di Sellano”. Oggi la Fornace è un luogo dove le persone si incontrano ogni settimana per stare insieme, creare, sognare, emozionarsi e vivere il processo creativo, provando a trasformare la realtà”.

In futuro?

Vorrei creare altre Fornaci in Valnerina e connetterle tra di loro e con il mondo. Camini accesi di altri forni per la ceramica, la materia con cui si può imparare a creare una realtà diversa. Facilitare l’immaginazione, creare e giocare: sono validi antidoti al sentimento di rassegnazione e sfiducia. Le mie fornaci, come luoghi di conoscenza e benessere per chi ha scelto la restanza come scelta di vita consapevole, presidio attivo del territorio, cura dei luoghi come beni comuni nelle terre dell’Appennino che lega Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Potere all’arte!

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