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Matteo: "Penso al contrario. Ma non sono uno stregone!"

Vi  siete mai chiesti se pensare e parlare  al contrario sia faticoso? E come si faccia? E se siano in questo le donne più brave degli uomini? E quanti  siano in Italia quelli che lo fanno da tempo?

Con l’aiuto di Matteo Villirillo, nato a Crotone nel ‘90, studente di Scienze biologiche all’Università di Bari, cercheremo di saperne un po’ di più.

Ha creato di recente una pagina Facebook, a cui può aderire chiunque abbia la mania di stravolgere le comuni regole del linguaggio e del pensiero.

Matteo, ma da quanto tempo pensa e parla al contrario?

Da quando avevo circa otto anni. Non riesco a ricordare l’età esatta, perché non ci ho mai pensato.seriamente.

E’ faticoso?

Non è uno sforzo notevole.. Non provo una sensazione particolare quando lo faccio. Per me è normale. Mi fa piacere, però, vedere la gente stupita che mi ascolta quando riesco a capovolgere qualsiasi parola o frase quasi istantaneamente. Ci tengo a puntualizzare una cosa.

Prego!

La mia capacità non è legata a malattie, disfunzioni cerebrali. Né sono uno stregone. Non c’è niente di esoterico in quello che faccio.

Ma allora, a cosa attribuire tale capacità?

Parto, dicendo che per me e anche per chi, come me, riesce a farlo, è assolutamente naturale. Come per lei, che parla, pensa, legge e scrive normalmente.

Cosa significa naturale?

Per naturale intendo “spontaneo”, perché non penso sia una dote innata, ma un’abilità acquisita col tempo, l’esercizio e nell’età giusta.

Età giusta?

E’ più facile imparare a farlo per un bambino che per un adulto, il quale ha il cervello già sviluppato, che opera in maniera differente. A proposito di ciò, il mio cervello è assolutamente normale. Da piccolo ho fatto le comuni visite, come l’EEG, ed era tutto a posto. Alcuni studi, mi perdoni se non cito le fonti, hanno dimostrato che soggetti con abilità simili alla mia, hanno un’attività dell’emisfero destro del cervello più alta di quella normale. Questo emisfero controlla il linguaggio, la consapevolezza spaziale, la percezione delle immagini, la capacità di comporre musica. Si tratta di attività che si ricollegano alla memoria.

Questo cosa significa?

Quando mi viene detta una parola, una frase, nel mio campo visivo appaiono le lettere più o meno chiare e quindi è facile leggerle al contrario e ripeterle. Quando non penso a qualcosa volontariamente è come se la mia mente continuasse a lavorare sulle parole, rovesciandole, scomponendole in sillabe, collegandole ad altre. Ne conto il numero e le lettere. Continuo con giochetti simili e molte volte finisco per risultare distratto e disattento ai comuni gesti quotidiani. A volte mi è anche capitato di sognare di farlo e svegliarmi con le parole del sogno nella mente.

Cos’altro sa fare?

Sono in grado anche di memorizzare in pochi secondi lunghe serie di numeri e lettere. Un esempio?

Un mio amico una volta mi chiese di memorizzare le targhe di quattro auto. Ci riuscii velocemente. Non solo. Fui capace anche di ripeterle al contrario. Non è semplice capire come funzioni questo tipo di capacità forse dovuta a un alto input dell’emisfero destro. Ancora oggi non ci sono certezze. E questo anche perché da poco si sta studiando il fenomeno.

Quando si è accorto di saperlo fare?

Da bambino mi piaceva leggere le insegne dei negozi che vedevo,  quando mi muovevo in auto con la mia famiglia. Una sera provai a capovolgerne alcune e mi venne abbastanza facile, finché mio padre, sentendomi, mi disse che un mio zio da piccolo parlava al contrario. Spinto dalla voglia di superarlo, iniziai ad esercitarmi e imparai a farlo in pochissimo tempo.

La prima frase pensata e detta al contrario?

Credo sia stata “Ciao sono Matteo come stai?”.

Dunque, le viene spontaneo!

Sì, è come parlare una seconda lingua.

Le è mai capitato di sostenere un colloquio di lavoro o di fare una dichiarazione d’amore al contrario, per sbaglio?

Certo che no! Sono io a decidere quando farlo. Ma a volte mi capita di confondere i fatti legati ad una persona con quelli di  un’altra. Questo è molto più imbarazzante.

Quanti siete in Italia?

Se ne sono contati circa duemila. Ma sono sicuro che siamo molti di più.

Esiste un’ associazione?

Che io sappia no. Ma ci stiamo attivando per crearne una. Il mio sogno sarebbe organizzare un raduno nazionale. E’ da un po’ che ci penso. Ho creato la pagina facebook “Parlare al contrario! ecco come facciamo” con l’intento di riunire il maggior numero possibile di persone dotate di questa capacità. Obiettivo: organizzare in futuro un incontro. In questa pagina ci sono molte informazioni a riguardo, ho anche provato a classificare varie categorie di modi di parlare al contrario. Sì, perché ce ne sono tante. Sto studiando. Se si farà un raduno, sarà davvero una novità. Anche perché non ho mai incontrato nessuno dotato di tale capacità.

Sono più gli uomini o le donne a parlare al contrario?

Nella mia pagina sono più le donne. Inoltre alcuni soggetti presi in esame da alcuni studiosi erano di sesso femminile. Nella storia ci sono stati grandi personaggi capaci di farlo. Il più famoso è Pico della Mirandola, umanista e filosofo italiano del ‘400. Lui era in grado di memorizzare intere opere, leggendole anche una sola volta e di ripetere tutto al contrario. E partiva dall’ultima parola.

Quanto è faticoso ragionare al contrario?

Se lo faccio per molto tempo, mi sembra di far  rallentare la mia mente. Ma non è faticoso come può sembrare. E’ pesante farlo per molto tempo. Allora è come se si facessero operazioni matematiche continue.

Cos’altro è in grado di “capovolgere”?

Che domanda strana! I miei amici dicono che ho il cervello sottosopra, dato che faccio tutto al contrario, rispetto agli altri. Parlo dei comuni gesti quotidiani. Ma io non me ne accorgo, è il mio modo di essere.

I suoi progetti?

Per adesso voglio laurearmi, in modo da avere un titolo di studio valido alle spalle e parlare di quello che so senza essere preso in giro. Magari nel campo della ricerca microbiotica o neurofunzionale. Mi piacciono vari campi della biologia. Devo solo scegliere quello che mi appartiene di più.

Parlare e pensare al contrario è un atto di ribellione? Una sfida?

Spesso è più una sfida con me stesso e gli altri. Questa capacità non è molto considerata in Italia. Per questo non mi dà modo di ribellarmi o esprimermi. A scuola, però, ogni tanto mandavo male i prof al contrario e loro non se ne accorgevano. Che soddisfazione! Agli esami di Stato ho iniziato a parlare al contrario e sono riuscito così a stemperare la forte emozione. Aggiungo e concludo, dicendo, che parlare al contrario è un’abilità come tante. Ci si può provare. Assicuro che è divertente. In tanti rimangono a bocca aperta. Proviamo a stupirci e a far stupire. Abbiamo un cervello. Usiamolo. Anche in modo alternativo.

                                                                                                                          Cinzia Ficco

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Written by Cinzia Ficco

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