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Il Presidente della Repubblica in Italia

In attesa di conoscere il nome del successore di Mattarella, vi consiglio la lettura del libro, intitolato Il presidente della Repubblica, pubblicato da Giappicchelli e scritto da Gianluca Passarelli, docente di Scienza politica e Politica comparata, alla Sapienza di Roma.

Un testo scorrevole e molto interessante grazie anche ai dati e alle tabelle che forniscono informazioni e statistiche su tutte le undici elezioni presidenziali, svoltesi dal ’48.

Poco più di 100 pagine, con la Prefazione di Eva Giovannini, che raccontano i gustosi retroscena, quindi le lotte, le congiure, i tradimenti consumati per l’elezione di tutti i Presidenti della Repubblica, sino ai giorni nostri.

Immancabile il riferimento al tradimento, noto come quello dei “101”- dal numero dei franchi tiratori che impallinarono il presidente in pectore, Romano Prodi – avvenuto nell’aprile del 2013.

Leggendo il libro di Passarelli si scoprono particolari inediti sul carattere dei vari inquilini del Quirinale, luci e ombre della loro attività, che non è stata sempre super partes, di pura moral suasion.  

Luigi Einaudi, è il colto, il mite, il “monarchico”. Successe a De Nicola, e al suo mandato provvisorio. A lui si deve il riferimento alla previsione di bilancio per ogni spesa. Ma fu quello che si oppose all’idea di un mercato lasciato libero a se stesso (1948- 1955).

Giovanni Gronchi, il primo democristiano al Colle con l’aiuto di Moro e Mattei, non notarile come Einaudi, ma molto interventista. Si adoperò per l’istituzione del Cnel, della Corte costituzionale e del Csm. (1955-1962).

Antonio Segni. La presidenza fu “accorciata” dal cosiddetto Piano solo, il progetto che prevedeva azioni repressive nei confronti di politici, intellettuali e figure di rilievo ritenute pericolose – soprattutto esponenti di sinistra- e il controllo della Rai (1962- 1964).

Giuseppe Saragat, il primo socialdemocratico al Quirinale, padre del riformismo (1964-1971).

E ancora Giovanni Leone, “immerso” negli anni di piombo, del terrorismo. Fu il primo a salire al Colle da senatore a vita.  Rimasto incagliato nello scandalo Lockeed, con l’omonima compagnia  aeronautica che ammise di aver pagato tangenti a diversi politici, in cambio di favori nelle commesse. Il primo a proporre di abolire il semestre bianco, riprendendo il messaggio di Segni alle Camere. (1971- 1978).

Sandro Pertini, il partigiano, l’antisistema, parlava schietto e nominò Camilla Ravera, prima senatrice a vita. Fu il Presidente delle 341 esternazioni – sempre minori rispetto a quelle di Scalfaro e Cossiga, impegnati a fronteggiare sistemi partitici in fase di destrutturazione. Ebbe un tratto populista, ante litteram. (1978-1985).

Francesco Cossiga, l’unico politico ad aver accumulato le più importanti cariche politiche e istituzionali. Un personaggio molto discusso. I primi problemi li ebbe da capo del Governo quando gli venne notificata l’accusa di aver informato Carlo Donat Cattin, vicesegretario Dc, che suo figlio era ricercato in quanto militante di Lotta continua. Cossiga, il picconatore, che etichettò il magistrato Luciano Violante  piccolo Vyshinsky, il giudice boia dell’Urss di Stalin.  Fu eletto al primo turno con una maggioranza del 75 per cento. (1985-1992).

E poi, Oscar Luigi Scalfaro che arrivò al Quirinale lo stesso giorno dei funerali di Falcone, al sedicesimo scrutinio. Anti comunista,  conservatore, si ricorda soprattutto perché sotto di lui con il Governo Amato ci furono la manovra finanziaria da 93mila  miliardi di lire e il prelievo forzoso sui conti correnti.  Si oppose al decreto Conso che depenalizzava i reati di finanziamento illecito ai partiti, ribadì più volte la centralità del Parlamento e della Carta Costituzionale. Si conta un migliaio di sue esternazioni (1992-1999).

Azeglio Ciampi, il repubblicano di ferro. Laico, europeista. Eletto con il 70 per cento dei voti, fu come Cossiga eletto al primo turno. Per ragioni tecniche procedette allo scioglimento delle Camere nel semestre bianco. Dopo l’uscita dallo Sme del ’92, l’Italia grazie a lui aderì all’euro. (1999-2006)

Giorgio Napolitano il primo comunista al Quirinale, l’unico che ha doppiato. Il New York Times lo definì “Re Giorgio” per il suo interventismo e il suo prestigio. Il presidente dell’unità nazionale e del rispetto della costituzione. (2006 – 2013 2013-2015).

Sergio Mattarella, mite, ma non debole. Vicino ai cittadini soprattutto con i suoi gesti e i suoi messaggi, ha traghettato il Paese sotto la pandemia.  Eletto dodicesimo PdR al quarto scrutinio. Ha avuto un ruolo determinante per la nomina e formazione del governo nel Conte due e per Mario Draghi. Ha avuto il coraggio di dire no a Paolo Savona ministro dell’economia per le sue reiterate posizioni contro l’Eu e l’euro (2015- 2022)

Le prime pagine descrivono il rito che accompagna l’elezione del Capo dello Stato, le ultime sono dedicate ad una riflessione su una questione aperta, che è quella della rielezione– su cui la Costituzione non si pronuncia- ma contengono spunti di riflessione su come si è evoluta la figura del capo del Quirinale e su come potrebbe cambiare, anche se il protocollo è rimasto immutato dal ’48.

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