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Vivere il Covid19 su una barca. L’esperienza e il libro di Roberto Soldatini

«Le nuvole si dissolvono d’incanto, e ci sembra che il cielo e il
mare non siano mai stati così azzurri come oggi. Siamo gli unici
in questo mare a spiegare le vele come ali, e il sale sulle labbra,
rubato alle onde e portato dal vento, ha il sapore di una libertà
che si riesce anche a respirare.»
Quello di Denecia e Roberto Soldatini è un sodalizio davvero
speciale, ancora di più in una situazione di emergenza
internazionale. Per la prima volta la pandemia causata dal
Covid-19 viene raccontata in un libro da chi vive in barca,
tra
peripezie burocratiche e avventurose navigazioni, affrontate con
il profondo legame dei due protagonisti.
È il racconto di approdi da sogno lungo più di tremila miglia
sotto la chiglia (seimila chilometri), tra Italia, Grecia, Albania,
Montenegro, Croazia e Slovenia
, in baie e porticcioli dove
Denecia era quasi sempre l’unica barca presente a causa del
lockdown.
«Fa arrabbiare questo libro che pone in discussione ogni nostra
scelta», come scrive nella postfazione Sergio Nazzaro. «Perché
prima della pandemia era un sognare ad occhi aperti, durante la
pandemia abitare il sogno sembra essere l’unica forma possibile di sopravvivenza morale e ontologica».

Roberto Soldatini (Roma 1960) è direttore d’orchestra,
compositore, violoncellista e scrittore. Dall’età di quindici anni
ha svolto attività concertistica come solista. Come direttore ha
guidato le orchestre di alcune delle maggiori istituzioni europee e
americane. Dal 2011 vive sulla sua barca a vela Denecia II,
alternando ogni anno sei mesi di navigazione in solitario e sei
mesi in porto per svernare. Con Mursia ha pubblicato Denecia.
Autobiografia di una barca (2018).

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