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L’home sharing come opportunità di lavoro contro la crisi da Covid. I consigli di Antonella Brugnola

Una coppia di colleghi romani in trasferta di lavoro a Milano per oltre tre mesi; dei vicini di casa con un figlio in arrivo e alle prese con i lavori di ristrutturazione durati settimane; un gruppo di americani in attesa del volo di rientro dopo essere rimasti bloccati in Europa causa Covid: sono solo alcuni degli ospiti che Antonella Brugnola, l’unica italiana nell’Host Advisory Board di Airbnb, ha accolto da host, negli ultimi mesi, nella sua seconda casa di Milano: “Si continua ad affittare nonostante la pandemia – fa sapere lei che ha iniziato ad ospitare nella sua seconda casa milanese nel 2014, quasi per gioco – perché la vita continua anche se con velocità ridotta e molte strutture sono ancora chiuse. Le coppie comunque si sposano, si separano, i bambini nascono, si cambia casa per una più grande o più piccola, ci sono i parenti in visita (transito permettendo), i viaggi per cure mediche ed esigenze mai ipotizzate prima, come trasferire un anziano genitore in una casa vicino alla propria per poterlo assistere meglio”.

Laurea in Economia e una vita nel marketing, Antonella Brugnola ha scritto due libri sull’arte di diventare host affittando una stanza o la propria seconda casa per trarne una piccola rendita integrativa: l’ultimo appena uscito, firmato con Silvia Ghezzi per Flaccovio Editore, si chiama “Mettere a reddito la propria casa nel mercato extra alberghiero. Teoria, pratica e strumenti per l’home sharing” (https://www.collanabedandbusiness.it/manuali/mettere-a-reddito-la-propria-casa-nel- mercato-extra-alberghiero/) e fa parte della collana “BED & BUSINESS”.

Un libro scritto da donne e per le donne che, secondo le due autrici, si appassionano all’home sharing vivendolo come “un’opportunità di microimprenditorialità e di riscatto sociale molto accessibile che in certi casi permette di pagare le rette della scuola ai figli o le spese straordinarie di manutenzione della casa”.

Dati Istat alla mano, sono le donne le più colpite dalla crisi occupazionale imposta dalla pandemia (su 101mila nuovi disoccupati, 99mila sono donne) e nel libro si descrivono i passaggi per una corretta ospitalità home made vissuta come “un’opportunità che permette a donne casalinghe di recuperare un reddito aggiuntivo per la famiglia, utilizzare risorse esistenti e non capitali, mettere a frutto quanto sanno fare bene, realizzarsi personalmente e aumentare la propria autostima”. “Anche se”, scrivono, “siamo convinte che la ricettività extralberghiera possa diventare una fonte interessante di reddito per chiunque, se fatta a regola d’arte, in modo sempre più professionale, imparando dagli esperti e aprendosi al confronto con altri host”.

Secondo l’Associazione OspitaMi, che la Brugnola ha contribuito a fondare, sono almeno 350mila le famiglie italiane in cui qualcuno si occupa di ospitare persone in cerca di alloggio e altri servizi. Anche il suo è un progetto familiare che significa “suddivisione del lavoro tra me e mio marito, io la parte logistica – spiega Antonella – lui da parte di comunicazione, recensioni e manutenzione della casa, e poi insieme a fare i check in”.

Un progetto familiare innescato dalla voglia di accogliere persone provenienti da ogni parte del mondo, all’insegna dell’inclusività.

Da una passione può nascere un nuovo lavoro, ma la formazione è comunque uno degli step fondamentali da mettere in campo, secondo la Brugnola, che il 10 e l’11 aprile prossimi, con il “Corso Completo di Home Sharing”

(https://www.viverediturismo.it/corsi-in-aula/home-sharing/) organizzato dalla Vivere di Turismo Business School di Danilo Beltrante in modalità e-learning, condividerà tutta la sua esperienza di host non imprenditoriale che da zero è arrivata a sedere nell’Host Advisory Board di Airbnb.

“Il nome da dare alla casa di famiglia o al B&B che si vuole aprire ai viaggiatori, gli arredi e le dotazioni da scegliere, le foto da fare, il prezzo e le piattaforme giuste per farsi conoscere, l’annuncio da scrivere: per diventare host – spiega la Brugnola – non basta la naturale propensione all’accoglienza tutta italiana o avere dimestichezza con l’inglese e con la tecnologia. Partire bene con le nozioni di base può fare la differenza”.

Il “Corso Completo di Home Sharing” è dedicato infatti a chi non ha ancor avviato un’attività, vuole affittare la seconda casa o mettere a disposizione delle camere nella propria per avere una piccola rendita e tenere vivo l’immobile e vuole farlo nella piena legalità a trasparenza, conoscendo anche tutti gli adempimenti previsti dalla legge per non incappare in multe e sanzioni.

Chi è Antonella Brugnola

Docente della Vivere di Turismo Business School, Antonella Brugnola rappresenta l’Italia all’interno dell’Host Advisory Board: un gruppo di 17 persone provenienti da tutto il mondo e scelte da Airbnb per consigliare la principale piattaforma di home sharing al mondo nel suo sviluppo.

Torinese di nascita, ha un figlio di vent’anni e ha sempre viaggiato fermandosi a Milano alla fine degli anni ‘70. Questa è la città dove ha finito gli studi e tuttora vive. Dopo la laurea in Economia, ha lavorato da Burghy, Autogrill e Heineken, sempre nel marketing. Inizia affittando la propria casa su Airbnb quasi per gioco.  È socia fondatrice dell’Associazione OspitaMI e collabora a tante iniziative per l’home sharing, perché essere un host responsabile è la sua passione. Il suo motto è “mai sedersi”.

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Written by Cinzia Ficco

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