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Enzo: "Ce l'ho fatta, perché sono un umile giramondo giallo verde".

Hard because soft. E non è una contraddizione nel caso di Enzo Bartalotta, quarantenne, di Diamante, in Calabria, che ha cambiato vita tante volte e tutte con grande abilità. Enzo è una sorta di Zelig, con la necessità di cambiare stampata nel codice genetico. Milano, Noci, Londra, di nuovo Noci, un comune nel Barese di circa ventimila abitanti.

Laureato in statistica, molto presente nella sua famiglia, nel campo professionale è un innovatore e la sua idea sta riscuotendo successo. Tanto che ne è nato un libro: Chromothinking.

Secondo il metodo spiegato in questo libro, lui è un tipo affettivo: giallo – verde.

Che significa? Scopriamolo attraverso questa intervista.

Allora, Enzo, cosa faceva a Milano e perché ha lasciato la città?

Ricerche di Mercato. Prima ho lavorato in Ipsos, poi in un istituto piccolo. Ho lasciato la città, perché c’era poco rispetto per le risorse umane in azienda e nell’ultimo periodo ho lavorato anche cento ore la settimana. Si voleva sempre di più, e non si apprezzava quanto di sano, bello ed umano avevamo già conquistato. Certo si poteva e si voleva crescere, ma dovevamo farlo in modo sano.

Quanto tempo ha vissuto a Milano?

Sei anni.

Guadagnava tanto?

Guadagnavo abbastanza, avevo una percentuale sul mio budget e portavo a casa più o meno quello che meritavo.

Aveva trovato facilmente il lavoro?

Certo, il mio profilo era molto ricercato all’epoca. Adesso, lo è anche di più, ma per altri versi.

Poi?

Mi sono trasferito in Puglia, a Noci, nel Barese, in una casetta di quaranta metri quadrati, senza un lavoro. Anzi, ho dovuto aspettare due anni per svolgere il mio lavoro in Italia, per via di una clausola di non competitività, che la mia ex azienda si è rifiutata di togliere. È stato un periodo difficile. Avevamo una bimba di un anno e mezzo da mantenere.

Cosa è successo a quel punto?

Dopo un mese ho lasciato la Puglia e per due mesi sono andato da solo a Londra per studiare. Nella City si sono aperte delle nuove opportunità ed ho iniziato a fare consulenze per gli inglesi. Ho lavorato per loro fino alla fine della clausola. Mi sono disintossicato dalla visione gretta: “la sindrome del capo”. Avevo scoperto che per qualche anno avevo sconnesso il mio libero pensiero. E per giunta pensavo in inglese!

Rimaniamo per un attimo a Londra. So che ha imparato l’inglese in due mesi.

Sì, a Londra ho formato molte persone e sono diventato special advisor in un’azienda di cinquantacinque  persone. Ho imparato la lingua, parlando con le persone durante il giorno, ascoltando e studiando la notte. Mi ha aiutato molto Peter, il mio compagno di casa, polacco. Potevamo comunicare solo in inglese.

Conosce altre lingue?

Parlavo francese in modo fluente, prima di studiare l’ inglese. Potremmo aggiungere due dialetti, il cirellese (calabrese) ed il nocese (barese).

Ora vive a Noci. Cosa fa, in un piccolo centro del Sud, uno che è vissuto in una metropoli? E come si sente?

Faccio cinque cose adesso: consulenza sulle analisi di mercato, sul brand e sulla comunicazione a grandi aziende multinazionali; seguo alcune medie imprese del sud come temporary manager; erogo formazione sulla comunicazione interpersonale e sulle tecniche di vendita; faccio seminari e testimonianze in diverse università italiane; scrivo libri ed articoli per Mark Up, rivista di marketing retail del Sole24ore.

Dunque, ha dimostrato di saper adattarsi molto facilmente. Forse, se non avesse avuto l’esperienza all’estero, non avrebbe saputo inventare cinque occupazioni?

Sì, con la mia esperienza  dimostro che si può abitare in provincia e lavorare dove si vuole. Sto poco in ufficio, lavoro anche da casa e viaggio spesso con piacere e senza stress, perché per scelta mi sono dato un tetto massimo di clienti.

Ma Noci non le sta stretta?

No, per niente. Forse, non è Noci a starmi stretta. A volte è l’Italia, che, però, trovo meravigliosa, per alcuni aspetti. Per altri, preferisco Londra. Mentre di Milano ho dei bei ricordi. Ma quella realtà non mi manca per niente.

Dunque, l’ambiente provinciale non è opprimente?

Certo, la Puglia è molto diversa dai miei luoghi di origine, ma è una regione sana, bella, positiva, laboriosa e rispettosa.

Bene, ci parla del metodo descritto nel libro  ?

Ho grande rispetto per la psicologia e i modelli psicometrici.  Li ho estesi ed applicati con successo, e a dirlo sono i risultati, all’analisi di mercato. Utilizzo delle variabili, che misurano le energie espresse da un brand. E questo attraverso la comunicazione. Ho scoperto come “colorare” di energie la comunicazione per migliorare un brand. Questo metodo è utile anche per segmentare il mercato, in particolare un database di clienti, e comunicare con loro in maniera più personalizzata.

La sua idea è servita a grandi aziende?

Si certo. Telepass, Avon, Leasys, Sole24ore.

Per chi lavora oggi?

Sono responsabile di Etica, divisione analisi di mercato e consulting di Insights Italia.

Lo stipendio?

Il giusto. Ho uno stipendio da dirigente, lavorando nei giorni, nelle ore, nei luoghi e nei modi (etici) che scelgo io. I soldi contano poco per me. Sono molto soddisfatto.

In base a questo metodo, lei si definisce un tipo giallo verde: cosa significa?

Il metodo Insights profila le persone in base a dei colori a cui corrispondono specifiche caratteristiche.  Quindi io sono un tipo giallo verde. Verde è il colore della natura, dell’equilibrio, del rispetto, della lealtà, dell’ascolto. Giallo è solarità, allegria, divertimento, relazioni. Insomma, sono affettivo, decido di pancia ed amo le persone.

Un difetto ce l’avrà! E in genere quali sono i limiti di un giallo verde?

I miei difetti? Beh, dipende. La discontinuità vista dai tipi costanti, la precisione, vista dai tipi precisi, l’affettività vista dai tipi razionali. Ah, non consegnatemi segreti!

Perché?

Di fronte ad una birra potrei metterli in piazza, ancor prima di berla.

Non le manca niente?

Ho tutto, mia moglie Elisabetta e mia figlia Camilla, che amo. Sono in buona salute. Cosa potrei volere di più?

Tornerebbe a Londra e ricomincerebbe?

Certo, anzi ci penserò più concretamente.

Lo farebbe per rincorrere nuove possibilità di successo e carriera?

No, lo farei per cercare nuovi stimoli.

Dunque, ogni tanto deve cambiare per sopravvivere!

Fino al 2009 ho fatto undici traslochi in dieci anni, ho cambiato sette località e da ricercatore svolgo cinque attività adesso. Si riesce a cambiare con facilità, se lo si vuole davvero.

Ciò significa che sarebbe pronto a fare cambiamenti radicali?

Certo, potrei ritrovarmi a fare l’imbianchino. E ciò ha dei vantaggi, alle 11  si mangia pane e mortadella e si beve birra.

Dicono di lei che è “tosto, ma anche umile”. Che significa?

E chi lo sa? Me lo dicono i miei allievi in aula e i miei clienti, mi fido di loro. Di solito i tipi tosti sono anche presuntuosi. Ma di me dicono che sono umile. Qualcosa di vero ci sarà!

E come fa l’umile ad essere tosto?

Perché è più semplice fare i forti con la decisione e l’arroganza. Con l’umiltà si raggiunge lo stesso risultato rispettando gli altri.

Lo stereotipo comune vuole che i tipi, definiti rossi secondo il metodo Insights, sfrontati, aggressivi, determinati fanno carriera. Secondo lei, invece, meglio essere umili?

Secondo me, i risultati si possono raggiungere in diversi modi. E’ auspicabile che nel percorso si rispettino gli altri. Anche perché servono sempre degli alleati .

Quali sono i suoi sogni?

Apro le braccia e volo. È il mio sogno più ricorrente. Ma ho scoperto che è un sogno da sborone, da giallo diciamo, da chi vuole farsi apprezzare per le proprie penne colorate. A pensarci bene è da un po’ che non lo sogno più.

Sua moglie e sua figlia sono gialle e verdi come lei?

Elisabetta è verde giallo. Camilla? Lo scoprirò tra qualche anno, è troppo piccola.

Possiamo dirlo: si sente un tipo tosto, perché vede la vita a colori?

Diciamo che sono stato fortunato a scoprire questo tipo di lettura della vita. Infatti mi facilita il modo di vedere le cose.

In genere i meridionali sono tutti gialli e verdi?

Ho conosciuto molti gialloni a Milano e molti blu in Terronia. Siamo equipartiti, ovunque. È il contesto generale, che inganna.

                                                                                                                            Cinzia Ficco

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Written by Cinzia Ficco

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