
Da Lara, barese, ricevo e volentieri pubblico:
“Si dice che raccontarsi sia il modo migliore per comunicare qualcosa e conoscere meglio se stessi. Provo a farlo. Amo la musica, gli amici, gli animali, i bambini. Credo in certi valori, sono semplice. Sin qua tutto nella norma. Molto testarda, spesso istintiva, non la mando a dire. Molto mi definiscono donna atipica. Mi piaceva cominciare con i difetti.
Mi chiamo Lara, ho quasi quarant’anni e nasco in una famiglia umile da genitori stupendi e forti, ma che non hanno quasi mai approvato le mie scelte di vita, pur lasciandomi libera di agire. Sì, sono stati sempre pronti a consolarmi davanti a cadute libere e delusioni. Ma non li ho mai sentiti pronunciare la frase: “Te l’avevamo detto”.
Non sono laureata, ho dovuto lasciare gli studi molto presto. L’Università era troppo costosa. Non potevo pesare sulle tasche dei miei, che vivevano un momento economico molto buio. Ricordo ancora le loro lacrime. Si sentivano colpevoli, rifiutavano la mia scelta, ma per me non era così. La realtà era evidente, mi dovevo dar da fare ed aiutarli. Mi rimboccai le maniche e cominciai a lavorare. Esperienze lavorative tantissime, in giro per l’Italia. Dai lavori più umili a quelli più chic o in. Ho lavorato come cameriera di sala. Pulivo le camere, ero cameriera – piani. C’è una gerarchia da rispettare anche negli alberghi. Oggi lo dico con un sorriso, ma di umiliazioni ne ho ricevute tante. Ho fatto la commessa e prima la venditrice porta a porta di enciclopedie mediche, la responsabile alle vendite in una grande catena di distribuzione, la rappresentante di abbigliamento, l’indossatrice.
Mi soffermo sull’ultimo lavoro. Un po’ croce e un po’ delizia, un mondo affascinante, ma non mi apparteneva. Ho sempre detestato quelli che se la tirano, gli snob, e quel mondo ne è pieno, ma avevo bisogno di lavorare. Sempre in viaggio, dormivo poco, saltavo i pasti. Avevo 24 anni all’epoca.
In pochi mesi diventai magrissima, ma la cosa assurda è che, specchiandomi, mi vedevo grassa! Un meccanismo psicologico strano, devastante, che mi portò all’anoressia. Diventai uno scheletro e mi odiavo tantissimo. Mi odiavo, perché sapevo di dare un dolore a chi mi amava.
Seguirono ricoveri, cure, flebo, analisi. Non mi dilungo su tutte le fasi del mio stato. Sembrava un tunnel senza fine, finché un giorno un medico, uno dei tanti, mi prescrisse degli psicofarmaci. Che stavo facendo della mia vita? Rifiutai tutto! Non avevo bisogno di “sostegni “psicologici, ero in grado di intendere e volere Dunque, da sola c’ero entrata, nello stesso modo dovevo tirarmi fuori e reagire. In due anni mi sono rimessa in sesto. Cominciai ad impegnarmi anche nel sociale, facendo volontariato. Oggi posso dire: ‘Io ce l’ho fatta, il mio è solo un lontano ricordo’.
Attualmente sono una 007, lavoro per un’agenzia investigativa, che collabora con la Procura. Sono l’addetta alle intercettazioni ambientali e telefoniche, le trascrivo, ma spesso ne faccio anche di esterne. Un lavoro interessante per certi versi, pericoloso per altri, che mi dà modo di conoscere tante realtà belle e brutte. Queste sono molte di più. Nel frattempo sono riuscita anche a studiare, ho conseguito una qualifica e, dulcis in fundo, ad iscrivermi all’Università, Facoltà di Scienze politiche (SPRISE), corso triennale con la speranza di riuscire a conseguire la specializzazione in Criminologia. Mi piacerebbe ‘importare’ il modello investigativo americano molto più all’avanguardia ed efficace del nostro. Insomma, io speriamo che me la cavo.
Ho ancora tanto da dare e poi non è forse vero che la vita comincia a 40 anni?”
Lara
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