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Itc, Luca Tomassini con Blabel sfida whatsapp

Sta provando a sfidare i colossi mondiali del digitale. Eppure di sé dice: “Non mi sento tosto. Sono piuttosto un ottimista, uno che va sino in fondo senza l’aiuto di nessuno, ispirato solo dalla bellezza e dalla magia della sua cittadina”.

Lui è Luca Tomassini, nato nel ’65 e la terra di cui parla è Orvieto, in provincia di Terni, dove ha sede il suoi gioiellino, Vetrya, http://www.vetrya.com/it/ un’azienda specializzata nell’Itc,  quella, per intenderci, con cui si è messo in testa di fare la concorrenza a whatsapp. http://blabel.com/it

Luca è un innovatore, un visionario, uno che ci crede e che per l’ultima sua idea, Blabel, ha investito più di un milione di euro.  La stessa Vetrya, che ha sedi anche in California e Brasile, è nata in un momento non proprio felice. 

“L’ho fondata – afferma – a settembre di cinque anni fa, in uno dei periodi economici meno favorevoli in Italia per dare avvio ad una nuova impresa. Ero convinto, e lo sono anche oggi, però, che nel settore della digital economy ci siano possibilità di crescita e nuove opportunità, anche per il mercato italiano.

E’ stato faticoso realizzare questo sogno in una cittadina come Orvieto?

Realizzare Vetrya, anche se forse la parola realizzare dà l’idea di una cosa già conclusa, mentre noi siamo una realtà in continua evoluzione, è stato, non lo nego, abbastata complesso. Con un tasso di disoccupazione italiano pari all’8,8%, il peggior dato sul PIL del dopoguerra (-5,1% del 2009), la crisi finanziaria internazionale (crack Lehman Brothers), la crisi del credito bancario e il 44% di pressione fiscale, si capisce che il 2010 non era proprio il periodo ideale. Ma volevo provare. Non è stato semplice neanche reperire risorse umane. Insomma, è stato un percosro in salita. per fortuna ho sempre sentito l’appoggio degli orvietani e della mia famiglia. Ho la fortuna di condividere con mia moglie, Katia Sagrafena, romana, 47 anni, direttore generale e responsabile delle risorse umane, questa sfida. Insieme dedichiamo a Vetrya tutto il nostro tempo. E anche il rapporto con le istituzioni locali è ottimo. Vetrya è come una piccola FIAT a Torino. Con la pubblica amministrazione, però, per una nostra scelta, non lavoriamo. 

Ha mai avuto finanziamenti pubblici?

Mai, perché ritengo che siano moderni ammortizzatori sociali e non linfa vitale per lo sviluppo di progetti di impresa. Con i finanziamenti pubblici spesso non si premia l’idea. E poi, nessuna azienda in Italia può pensare di poter finanziare la propria idea con i tempi di erogazione di un fondo regionale o europeo che ci ritroviamo.

Cosa offre Vetrya e chi sono i vostri committenti?

Vetrya è un gruppo italiano leader riconosciuto nello sviluppo di servizi digital, piattaforme di distribuzione multi screen, media asset management, mobile entertainment, mobile commerce, internet tv, contenuti e servizi broadband. I nostri clienti sono le aziende, broadcaster, vendor e media company.

Quanti dipendenti ha?

Sessantacinque.  Per la maggior parte si tratta di ingegneri informatici, provenienti dalle università di Roma, Perugia e, per la parte comunicazione, da Viterbo. 

Con Vetrya, dice, ha realizzato un sogno e non solo il suo.

Sì, il mio e quello dei mie dipendenti. Volevo uno spazio dove potessero sentirsi a casa. Di qui l’idea del campus con grandi aree verdi, due palestre, campo tennis, calcetto, percorso running, zone dedicate allo svago, un’area museale. Uno spazio fondamentale è il mini club dove i figli dei dipendenti possono passare i pomeriggi dalle 15 alle 20, permettendo, soprattutto alle mamme, di non dover scegliere tra famiglia e lavoro. In questo senso Vetrya può essere considerata una realtà unica in Italia.

Quanta ricchezza produce Vetrya per l’Umbria?

Vetrya investe molto sulle persone e la sua attenzione è quella di non perderle nel corso degli anni, quindi c’è molto interesse ad assumere ragazzi umbri.

L’ultima sua idea è Blabel. Di cosa si tratta e perché un nome così?  

Intanto, blab che significa svelare o, simpaticamente, fare la spia, evoca anche i termini able (abile, capace), label (etichetta) e babel che rappresenta la app come una babele dove si incontrano sistemi di comunicazione diversi (foto, video, messaggi). Da qui il payoff che identifica un “passaparola mondiale”. E’ il primo servizio di messaging multimediale disponibile da subito su scala mondiale per diverse tipologie di device: smartphone, tablet, web, smart watch e a breve su game consolle”. 

I vostri concorrenti?

Oggi la volontà delle persone è sempre più quella di conversare e interagire in modo semplice, privato, diretto e in tempo reale, utilizzando qualsiasi tipo di device. Una necessità a cui i giganti hanno già dato una risposta, ma ritengo che ci sia ancora molto spazio per l’evoluzione di questo tipo di servizi. Blabel è già attivo su tutti i principali store (Apple, Google Play, Windows), sul web www.blabel.com, smart watch e presto lo sarà su XBOX.

Il suo prossimo progetto? 

Una Fondazione con cui aiutare le nuove generazioni a vincere le sfide del digitale

Si sente un tipo tosto?

Più che un tipo tosto, sento di essere un gran sognatore, un ottimista e come mi ha detto il direttore di Wired una persona viva, che non si fa abbattere dalle difficoltà. 

C’è spazio in Italia per innovatori come lei e basta solo la determinazione? Non crede manchino spesso le risorse economiche per partire?

Innovatori sono coloro che vedono oltre, perché lo osservano con gli occhi della passione, che è il motore di tutto. Provengo da una famiglia normalissima, tutto quello che sono riuscito a creare è frutto di una grande determinazione e dalla fortuna di avere trovato nella mia carriera persone che hanno creduto in me e mi hanno permesso di emergere. Nella vita servono soprattutto coraggio e determinazione https://www.facebook.com/blabelmessenger?__mref=message_bubble

                                                                                                                                                                                                                        C.F.

 

 

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