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Vibre, come curarsi con la realtà  virtuale

Immaginare di sollevare braccia paralizzate in seguito ad un ictus e alla fine muoverle davvero. Succederà  grazie ad un dispositivo, che si chiama Vibre, Virtual Brain Experience, basato su una BCI (Brain Computer Interface, cioè una interfaccia Cervello-Macchina) e fonde due tecnologie particolari: ‘elettroencefalografia e la Realtà  Virtuale.

A progettarlo, sono stati quattro ingegneri biomedici, uno vicino alla Laurea e un fisioterapista.
Si tratta di Raffaele Salvemini (Manfredonia, ’90), Matteo Vissani (Macerata, ’92), Sara Piras (Torino, ’90), Stefano Stravato (Torino, ’92), Simone Tanzarella (Ancona, ’90) e Simone Cesarano ( Campobasso, ’93), fondatori di una start up, che il 27 maggio sarà  allo Start up Day di Bologna.

Amici da anni, alcuni mesi fa hanno deciso di buttarsi a capofitto in questo progetto, investendo risorse economiche proprie.
Raffaele Salvemini, fondatore di Close-up Engineering, con Sara Piras ha sviluppato, in ambito universitario, un dispositivo fotografico per pazienti tetraplegici. Matteo Vissani ha intrapreso un’esperienza in Svizzera per la tesi di laurea e oggi si occupa di reti neurali. Simone Tanzarella e Simone Cesarano lavorano nel campo della riabilitazione. Stefano Stravato sta per conseguire una Laurea nel campo della Bioingegneria della riabilitazione. Oggi cercano sponsor e tra breve avvieranno relazioni con centri di ricerca.

Ma come funziona Vibre? In seguito ad un danno – spiega Raffaele – il cervello si avvale di una caratteristica, chiamata plasticità , che agisce in maniera ottimale per circa sei mesi e permette di rigenerare e riorganizzare circuiti nervosi secondari per sopperire alla perdita di quelli principali. VIBRE si propone di intervenire a questo livello, per incrementare al massimo questa capacità  e accelerare il ripristino della funzionalità  neuro motoria e sensoriale”.

Vibre sarà  dotato di un caschetto per la rilevazione di segnali cerebrali e un visore per la realtà  virtuale. Il paziente dovrà  solo immaginare di compiere un movimento, che vedrà  realizzato in una realtà  virtuale.

Ci fai capire cosa avviene in concreto?
Al paziente si chiede di immaginare di compiere un determinato movimento, utilizzando ‘arto affetto da disabilità . A quel punto, un set di elettrodi, montato su un archetto, acquisisce i segnali cerebrali che vengono elaborati da un microprocessore. Il risultato del’elaborazione va in input ad un programma di realtà  virtuale che comunica con il visore, il quale mostrerà  al paziente il risultato dei neuroni che si sono attivati. Vedendo, per esempio, che il suo arto si muove, il malato spingerà  il suo cervello a sforzarsi ancora di più per sollevare ‘arto e compiere altri movimenti. I protocolli saranno standardizzati e replicabili su tutti i pazienti.

Oltre alla realtà  virtuale, un altro punto cardine del vostro progetto è rappresentato dai biofeedback.
Certo. Vibre è uno strumento che consente il controllo volontario di processi fisiologici, i quali di solito si svolgono al di sotto del livello della coscienza. Parlo della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa o del movimento dei muscoli del capo. Ciò si ottiene attraverso il monitoraggio dei segnali prodotti: acustici, visivi o tattili, che danno indicazioni al paziente sulle sue performance.

Al’estero esiste qualcosa di simile?‘unica tecnologia veramente simile al’estero è NeuRow, benchè di sistemi BCI ne esistano un’infinità .

Allora la novità  qual è?
Innanzitutto il loro sistema EEG non è wireless e questo già  risulta un ingombro, che tentiamo di superare. Inoltre, il nostro sistema si baserà  su più elettrodi per sfruttare vari stati mentali di immaginazione e un algoritmo interno ispirato ai processi neurofisiologici.

Il dispositivo sostituisce la fisioterapia?
E’ un ausilio alla fisioterapia. Segue il paziente in tutte le fasi della sua riabilitazione. In genere, le terapie riabilitative per pazienti post-ictus o con varie disabilità  neurologiche richiedono il movimento di arti lesionati. I dispositivi robotici, al contrario, possono assistere anche chi ha paresi gravi.

Quindi qual è il principio che permette a Vibre di funzionare?
‘immaginazione motoria può essere vista come una rappresentazione o rievocazione mentale di un movimento fisico. Secondo la teoria corrente nelle scienze cognitive del’Embodied Cognition, ogni stato mentale è legato al nostro corpo fisico. Studi scientifici hanno dimostrato come immaginazione motoria e atto motorio reale condividano gli stessi meccanismi. ‘utilizzo del’immaginazione motoria consente al paziente di riattivare in modo positivo i circuiti neurali che servono al movimento reale, senza che sia necessaria una capacità  motoria residua. Per essere efficace il nostro dispositivo, però, ha bisogno di fornire al soggetto dei feedback, che possono essere di diversa natura: suoni, vibrazioni o immagini visive. Un potente feedback visivo è costituito dalla realtà  virtuale, che permette di ottenere un’esperienza 3D, in cui il paziente può controllare il movimento dei suoi arti solo grazie al pensiero.
Chi potrà  utilizzare Vibre?
Tetraplegici o affetti dalla Sindrome di Locked-In.

Prossimi step?
Da marzo ci stiamo facendo strada nei concorsi riservati alle Startup. Il 27 maggio prossimo saremo a Bologna per lo Startup Day. VIBRE è stata selezionata tra le 30 idee partecipanti al’evento, sulle 180 proposte arrivate. Puntiamo a trovare possibili investitori o ad accedere a qualche finanziamento. Tra i primi sostenitori del’idea,William Boselli, affetto da tetraplegia, che si è dimostrato entusiasta di testare la nostra tecnologia, pensata per essere adattata ai più disparati campi – dalla robotica al gaming e allo sport

Vi sentite tipi tosti?
Beh, in un certo senso sì perchè abbiamo pensato a qualcosa di innovativo, ma anche perchè abbiamo scelto di farlo in Italia, un Paese in cui intraprendere strade in completa autonomia non è facile.

Cinzia Ficco

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