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Marketing islamico: Annamaria la prima ad occuparsene in Italia

Marketing islamico e certificazioni halal: una nuova professione. E la prima ad occuparsene nel Belpaese, è stata Annamaria Tiozzo, 41 anni, padovana, che, dopo essersi laureata in Giurisprudenza, ha cominciato a indirizzare i suoi interessi verso il diritto, la finanza ed il marketing islamici. Oggi, quando è in Italia, Annamaria vive a Chioggia, in provincia di Venezia. “Ma – aggiunge – sono itinerante. Mi divido tra Yemen, Dubai, Malaysia, Turchia. E, appunto, mi occupo di creazione, formulazione, certificazione, marketing e distribuzione di prodotti destinati ad un consumatore islamico. Un lavoro che non ho inventato, ma che per prima ho portato in Italia”. http://www.whad-it.com

Prima Annamaria era titolare di una scuola di preparazione ai concorsi in magistratura.
Ha cambiato lavoro per due motivi. “Era stata modificata la legge – chiarisce – con l’ istituzione delle scuole obbligatorie per le professioni legali. E poi ho seguito un istinto, un moto verso. Verso cosa, l’ ho scoperto molto tempo dopo”.

Ci spiega in concreto cosa fa? “Sono una consulente – replica – Sa, c’ e’ un detto che dice: chi sa fare, fa. Chi non sa fare, fa il consulente. Io amo molto prendermi in giro, ma sono anche certa di saper fare il mio lavoro. Mi occupo di marketing islamico e certificazioni religiose, in particolare, halal, islamiche. E la cosa è nata un giorno per caso. Ero arrivata da poche ore nello Yemen. Avevo portato una scatola di cioccolatini ai bimbi di un medico yemenita. La loro mamma imbarazzata non voleva farli mangiare. Poi, ho scoperto che le prescrizioni alimentari islamiche hanno un forte impatto sui consumi e, di conseguenza, sull’ export dei nostri prodotti”

Chi sono i suoi clienti?

Sono aziende del settore alimentare, ma anche del settore cosmetico, farmaceutico, dei mangimi. Banche ed assicurazioni, hotel, ristoranti, grande distribuzione organizzata e catering per aerei, uffici di promozione turistica e commerciale, studi di architettura ed ingegneria, aziende produttrici di complementi d’ arredo o di impianti. E ancora, aziende del comparto moda, compagnie telefoniche, aziende italiane ed europee. Insomma, di qualsiasi settore, che vogliono o devono valutare il loro mercato su base etnico – etico – religiosa.

Cosa le chiedono in particolare?

Ogni azienda ha le sue necessità. Il lavoro non é mai uguale. Ad alcune aziende offro solo la certificazione. Per altre curo il prodotto o il servizio dalla sua creazione (ideazione o formulazione) al marketing, dalla pubblicità alla ricerca ed al consolidamento di reti distributive. Offriamo anche test di laboratorio, di gradimento a campione, formazione al personale impegnato nella produzione ed a quello a diretto contatto con il cliente. Nell’ ultimo mese ho creato un software per un prodotto bancario sharia complaint e sto seguendo con un gruppo di architetti padovani una gara d’ appalto per edilizia residenziale in un Paese arabo. Non ci si annoia, insomma.

Con chi lavora?

La mente della mia azienda sono io. Non per egocentrismo, ma per necessità.

In che senso?

Ancora non ho trovato, purtroppo, un mio sostituto. Poi, mi avvalgo di collaboratori, partner e antenne territoriali. Poiché faccio parte di molte commissioni per lo studio di problematiche inerenti il marketing etnico e le certificazioni religiose, ho l’ opportunità di relazionarmi con professionisti molto validi, europei ed arabi.

Com’è lavorare con persone che hanno una fede ed una cultura differenti?

Preferisco la domanda: come e’ lavorare con persone che hanno una fede? E’ meraviglioso lavorare con persone coerenti con i propri principi anche nella conduzione degli affari. Qualsiasi sia la loro fede.

Com’è vista l’intraprendenza di una donna di fede e tradizioni diverse?  

Sono incuriositi. All’inizio molti cercavano di reindirizzare il mio lavoro verso attività ritenute dalla cultura islamica più femminili.

Tipo?

L’ insegnamento, la professione medica. La realtà é che le donne hanno molte possibilità di realizzarsi nei Paesi islamici: la separazione dei sessi necessita per definizione di competenze al femminile. Inoltre, le donne in questi Paesi, dovendo dimostrare di più, sono più portate a fare sistema, a supportarsi, a cercare e premiare l’eccellenza.

E gli uomini? Avrà dovuto combattere con i loro preconcetti!

Ho avuto all’ inizio dei problemi, derivanti dai pregiudizi relativi alle donne europee che viaggiano da sole. Ma mi sono subito guadagnata il rispetto, e di conseguenza il riconoscimento professionale.

Sfati qualche  luogo comune!
Gli arabi sono inaffidabili negli affari: falso. Sono coerenti e affidabili, ma bisogna conoscere le loro leggi, nazionali e religiose. Le donne musulmane sono relegate in casa e fanno poca vita sociale. Falso. E poi, sotto il burqa niente: è una leggenda popolare. Occidentale.

Il suo lavoro durante la cosiddetta primavera araba?

La primavera araba non ha fermato il mio lavoro. Ne ha, invece, amplificato il senso. Quando tutti mi facevano notare che i ragazzi islamici erano stanchi delle restrizioni imposte dalla religione, io ribadivo che si trattava di una stanchezza diversa. Erano stufi solo di alcune forme di governo. D’ altra parte, avevo vissuto personalmente tutte queste contestazioni nello Yemen già nel 2005. Allora, però, il mondo è stato un po’ distratto. Il tempo mi ha dato ragione. Le cose stanno cambiando.

Cioè?

Molti provvedimenti dei nuovi governi riguardano l’introduzione della finanza islamica. E il Marocco scopre in questi mesi il potenziale dei prodotti halal.

Quali sono le difficoltà più grandi della sua attività?

La difficoltà più grande è collaborare con persone che hanno una cultura distante dalla nostra. Ma con tanta pazienza, ogni resistenza si supera. Se sono maschi, a volte, è difficile viaggiare insieme, prenotare lo stesso albergo, presentarsi insieme da un cliente, o anche solo prendere un taxi.

Se sono donne?

E’ difficile insegnare il rifiuto di qualsiasi invito personale. L’uomo arabo sa essere affascinante. Alcune volte, rischi di non poter più riportare la discussione sul piano lavorativo. Su questo punto sono particolarmente intransigente. C’è un’altra difficoltà.

Quale?

Quella di tracciare il limite tra religione e marketing: si tratta di creare prodotti e servizi rispettosi di esigenze etiche e religiose, non di usare la religione per vendere. E questo punto sembra non essere chiaro a molte agenzie di marketing e comunicazione.

La frase, l’atteggiamento che l’ha infastidita di più in questi dieci anni?

La parola: integrazione. Mi piacciono di più convivenza e reciproco rispetto. L’ atteggiamento: le aziende che si fanno certificare halal, ma non lo vogliono far sapere in Europa per paura di “sporcare” il loro nome.  In realtà la certificazione halal é un’ulteriore garanzia di prodotto etico, sicuro, controllato.

L’esperienza più entusiasmante?

Ogni giorno vissuto nello Yemen, per quello che ho imparato degli altri e di me.

Quanto rende la sua attività?

Nei primi anni sembrava più un sogno testardo. Oggi é una vera attività che, sì, rende bene.

Come è cambiata la sua vita?

Ho cambiato la mia scala dei valori, non do più importanza a molte cose, che prima mi parevano essenziali. Viaggio molto, mi richiedono interviste e sono spesso invitata a tenere conferenze in Italia ed all’ estero sui temi più vari. Ogni volta mi sorprendo, ma mi piace l’ idea di avere qualcosa da dire e un punto di vista da esporre. Ho scoperto che al mondo ci sono persone meravigliose, di cui ignoravo l’ esistenza. In cambio, la vita personale e’ un disastro: perfino il mio cane mi tiene il broncio. Sono serena, perché questo nuovo lavoro esprime quello che sono e sento. E mi ha regalato amicizie vere, conoscenze interessanti, oltre alla possibilità di vivere tante vite diverse dentro ad una vita sola. Da lontano, ho imparato a vedere con occhi diversi il mio Paese, i miei luoghi, e anche i miei affetti.

Cosa ha scoperto?

Bisogna allontanarsi per sentire la mancanza, per reinnamorarsi o per innamorarsi di ciò che ci appartiene.

Ha concorrenti?

Il mio e’ un lavoro particolare, che necessita di tante competenze diverse (linguistiche, religiose, tecniche, legali, relazionali, doganali, di marketing). E’ difficile parlare di concorrenti. Preferisco dire che ho dei colleghi, perché siamo in pochi e ci conosciamo bene tutti. Dei miei concorrenti, insomma, amo avvalermi. E viceversa.

Quali sono i progetti per il futuro?

Ogni giorno mi capitano progetti nuovi e tutti molto stimolanti. Spero che il futuro somigli a questo presente, e mi auguro di avere le risorse per portare avanti i miei sogni.  Vorrei rafforzare la mia presenza in Italia ed all’ estero, dedicarmi alla ricerca di validi collaboratori o partners. Pubblicare un paio di libri, di cui ritardo sempre l’ uscita. Continuare a studiare tanto come adesso, e ad insegnare.

Quanto si sente tosta da uno a dieci?

Le religioni, tutte insegnano ad essere modesti. Ma anche a ringraziare Dio dei doni e delle opportunità ricevute. Mi do un bel 7, lasciandomi il necessario margine di miglioramento.

                                                                                                                      Cinzia Ficco

Ricordo che esiste una pagina Facebook dedicata ai Tipi Tosti. Vi aspetto!!!!!

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Written by Cinzia Ficco

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