Concia delle pelli al vegetale. Una pratica che risale alla preistoria e che in Italia viene garantita solo da ventitré aziende. Riunite in un Consorzio in Toscana.
www.pellealvegetale.it 
Ne parla il presidente Simone Remi, nato a Pontedera nel ’66, che, in questa intervista ci dirà come è nata l’idea, quali sono le difficoltà e quale il mercato di questo prodotto.
Quando e, soprattutto, perché è nato il Consorzio?
Il Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata al Vegetale è nato nel 1994, su iniziativa di 11 concerie del Distretto del Cuoio toscanoche, nonostante fossero concorrenti l’una dell’altra, si riunirono perché vedevano nella forma consortile la formula vincente per delle piccole e medie imprese che volevano promuovere un prodotto di nicchia come la pelle conciata al vegetale sul mercato mondiale. Il Consorzio è un’associazione senza scopo di lucro le cui attività fondamentali sono tutelare, disciplinare e regolamentare la produzione di PELLE CONCIATA AL VEGETALE IN TOSCANA e farne conoscere le caratteristiche a stilisti, produttori e consumatori in Italia e nel mondo. “Pelle Conciata al Vegetale in Toscana” è un marchio registrato di proprietà del Consorzio.
Quante sono le aziende iscritte? Ne fanno parte solo aziende toscane?
Oggi le concerie associate al consorzio sono 23. Sono tutte piccole e medie aziende con sede e stabilimenti produttivi in Toscana e precisamente nei comuni di Santa Croce sull’Arno, San Miniato, Castelfranco di Sotto in provincia di Pisa e Fucecchio in provincia di Firenze, il cosiddetto “Comprensorio del Cuoio e della Calzatura”.
Mi dà qualche numero? (produzione, fatturato, export, dipendenti)
Le do i dati economici dell’anno scorso. Fatturato totale concerie associate: 100 milioni di euro. Quota export: 45% Quota mercato interno 55% Media occupati per azienda: 13 unità Mercati di sbocco: 50% piccola e grande pelletteria 20% cintura 15% calzatura 10% arredamento 5% altro (legatoria, articoli tecnici, fodere)
I principali mercati di sbocco, oltre al mercato interno, sono l’Europa, il Giappone, gli USA.
Ci sono nuovi mercati dove vi piacerebbe sbarcare?
La pelle conciata al vegetale è un prodotto di nicchia che ha bisogno di essere capito e interpretato dallo stilista, dal designer, dall’artigiano o dall’azienda manifatturiera che lo va ad usare per i suoi prodotti finiti. Questa capacità di interpretazione è solitamente propria dei mercati maturi e di clienti che hanno una lunga esperienza nell’uso di questi pellami. E’ molto meno scontata nel caso dei nuovi mercati, più abituati a prodotti intermedi standardizzati che non creano problemi nella grande produzione in serie. Ecco perché finora abbiamo ritenuto che certi nuovi mercati non siano ancora pronti a ricevere il nostro prodotto. Non ne capiscono la qualità e il valore, se messo in relazione col loro modo di produrre. Ci sono mercati emergenti comunque, da cui cominciano ad arrivare i primi segnali di interesse per il nostro prodotto – parliamo di Russia, Cina, India – Vedremo, è presto per fare previsioni.
Ci sono nuove domande da parte di aziende extraregionali, che vogliano aderire al Consorzio?
L’art.7 dello Statuto del nostro Consorzio prevede che “…le aziende consorziate devono necessariamente avere sede legale ed operativa in Toscana.”
Ci sono requisiti particolari per aderirvi?
Oltre al vincolo della territorialità già citato, per essere ammessi al consorzio si deve essere una PMI che esercita il ciclo completo della conciatura delle pelli al vegetale e che lo fa secondo le regole previste dal Disciplinare Tecnico del Consorzio.
Perché?
La tradizione e la cultura della concia al vegetale sono oggi in Italia un patrimonio quasi esclusivo della Toscana. Sebbene la concia al vegetale sia praticata anche in altre parti del mondo, la Toscana è attualmente l’unico produttore mondiale di pellame conciato al vegetale di alta qualità. Per tutelare ed esaltare questa “eccellenza toscana” il Consorzio ha creato il marchio di qualità Pelle Conciata al Vegetale in Toscana, un marchio che garantisce la qualità di un prodotto ottenuto con una lavorazione prevalentemente artigianale e manuale, di un materiale naturale prodotto completamente in Toscana senza alcuna delocalizzazione, in impianti a norma con piena garanzia della tutela dei lavoratori e con il rispetto per la sostenibilità ambientale. Le aziende associate, per poter vendere i loro pellami a marchio “Pelle Conciata al Vegetale in Toscana”, devono attenersi al Disciplinare Tecnico di Produzione emanato dal Consorzio, dove sono fissati precisi parametri fisici, chimici e territoriali che un pellame deve rispettare per potersi fregiare di tale marchio.
Nessuna delocalizzazione, dunque!
Uno dei parametri più importanti, per contrastare il fenomeno della delocalizzazione delle imprese e tutelare la tipicità di questa produzione, prevede che il processo produttivo nelle sue fasi qualificanti sia svolto interamente sul territorio toscano. Le concerie associate sono sottoposte a controlli da parte di un ente terzo, esterno al consorzio, per verificare il rispetto delle normative e garantire trasparenza.
E veniamo alla lavorazione della pelle e alla concia al vegetale. Mi spiega esattamente cosa significa? Quali impatti ha sull’ambiente?
La pelle dell’animale, così come tutti i tessuti che costituiscono il corpo dell’animale stesso, durante la sua vita è regolata da una attività biologica, che ne assicura la funzionalità e la resistenza agli agenti esterni, siano essi chimici, fisici o biologici. Alla morte dell’animale cessa l’attività biologica e la pelle, così come gli altri tessuti, non è più “protetta” e diventa attaccabile da agenti esterni che ne causano in breve tempo la putrefazione.
Quindi?
Il processo conciario ha lo scopo di impedire questo fenomeno di putrefazione attraverso l’impiego di prodotti concianti, che si fissano alla fibra collagenica del derma della pelle e riescono a stabilizzarnela struttura. Dunqueil processo conciario si può definire una trasformazione che riduce la biodegradabilità della pelle, rendendola un materiale idoneo a successivi tipi di lavorazione. Esistono vari metodi di concia, classificati a seconda del principio attivo usato per stabilizzare la fibra della pelle.
Ci dica qualcosa di più!
Il processo della concia al vegetale si basa sull’ uso del tannino, un estratto vegetale che ha la capacità di trasformare il derma animale nel materiale compatto e resistente, propriamente definito cuoio. Questa sostanza si trova più o meno concentrata in numerosi tipi di piante e può essere presente nella scorza o nel legno, nelle foglie, nelle radici o anche nei frutti. Nell’attuale pratica conciaria si utilizzano principalmente estratti tannici in polvere. Il più noto e antico è l’estratto di castagno, oggi principalmente usato nella concia del cuoio da suola per le sue proprietà indurenti. Il più diffuso nella concia al vegetale è l’estratto di quebracho, un albero che cresce in Argentina: dalla sua corteccia si ricava una polvere dal caratteristico colore rossastro, che conferisce alle pelli un’inconfondibile tonalità calda. Altri tannini usati nella concia al vegetale sono gli estratti di mimosa e tara. Sono, dunque, i tannini a dare alla pelle conciata al vegetale quelle caratteristiche di unicità e naturalezza che la rendono così particolare e viva.
Ha costi elevati questa lavorazione? Sono necessari macchinari particolari, costosi?
Come tutti i prodotti che subiscono una trasformazione, anche questo ha chiaramente dei costi di produzione. La moderna conceria è dotata di macchinari talvolta sofisticati talvolta di grandi dimensioni che alleggeriscono il lavoro dell’uomo, anche se nella nostra realtà non si può parlare di lavoro totalmente automatizzato e la presenza delle maestranze qualificate è ancora fondamentale per l’ottima riuscita del prodotto. Inoltre abbiamo oggi a disposizione impianti tecnologicamente all’avanguardia per la salvaguardia della salute dei lavoratori e dell’ambiente. Oggi la lavorazione conciaria nell’area del distretto di Santa Croce è riuscita a ridurre al minimo l’impatto con l’ambiente. Per ottenere questo risultato le concerie hanno affrontato ingenti investimenti per la costruzione di impianti centralizzati di depurazione, leader riconosciuti in campo internazionale, la realizzazione di aree prettamente industriali, il recupero dei sottoprodotti di lavorazione e il riutilizzo dei fanghi residui della depurazione.
Un prodotto lavorato al vegetale costa di più? Quanto?
I costi relativi al processo di trasformazione, e quindi alla concia e alla depurazione, sono comuni a tutti i tipi di prodotto “pelle”. La pelle conciata al vegetale comunque costa mediamente un po’ di più degli altri tipi di pellame conciato. Il motivo è principalmente dettato dalla qualità della materia prima usata. La qualità della pelle grezza nella concia al vegetale è fondamentale. La pelle grezza, prevalentemente bovina, proviene da macelli nazionali ed europei, soprattutto francesi.
In sintesi qual è l’obiettivo della produzione della pelle conciata al vegetale?
Si tende ad esaltare le caratteristiche originarie del pellame e la naturalezza della lavorazione, mettendo in risalto le piccole rughe e venature presenti sulla pelle piuttosto che cercare di eliminarle con l’uso di prodotti di rifinizione che copronoil fioredella pelle uniformandonela superficie. Perquesto la pelle grezza che utilizziamo deve essere la migliore presente sul mercato, e quindi la più costosa. Naturalmente, nessun capo viene abbattuto per ricavarne il pellame, che, al contrario, proprio perché proveniente dai macelli, è un sottoprodotto della lavorazione della carne destinata al fabbisogno umano.
Il target del vostro prodotto?
Il nostro è un prodotto di qualità fatto interamente in Toscana che si rivolge a un mercato di fascia medio-alta nel mondo della moda e all’artigianato tradizionale e artistico.
Prima di voi, solo i primitivi conciavano la pelle al vegetale. Giusto?
Prima ancora che agricoltore, l’uomo è stato conciatore. La prima documentazione scritta sull’arte conciaria risale infatti al 1250 a.C., e poi traspare lungo l’intera storia della civiltà, dall’antica Grecia a Roma, dall’Egitto all’Asia. Dai primi tentativi di rendere imputrescibili le pelli utilizzando fumo, grasso, allume ed altro, si è giunti “istintivamente” alla prima concia vera e propria: la concia al vegetale. Ad un certo punto si è forse capito che la corteccia di certi alberi conteneva una sostanza in grado di conciare le pelli e così è nata la concia al vegetale, semplicemente mischiando ingredienti che la natura metteva a disposizione dell’uomo. La concia al vegetale è ancora oggi la più classica e la più tradizionale, la più naturale e appartiene tanto al passato quanto al futuro dell’umanità. Si tratta dunque di una lavorazione antichissima, che ha origini nella preistoria e che oggi, come allora, utilizza solo estratti di piante per il processo di concia. I conciatori toscani sono riusciti a preservare questo antico metodo di conciare le pelli e a far sì che non venisse dimenticato, tramandando di padre in figlio la preziosa tradizione artigianale che oggi, unita alla più avanzata tecnologia, sta sempre alla base di questa lavorazione.
Nel resto d’Italia?
Da altre parti in Italia questa tradizione si è persa, perché la concia al vegetale è stata col tempo sostituita dalla più moderna concia minerale, che ha risultati senz’altro più performanti in termini di produzione e di tempo impiegato.
Ma dalla preistoria la pratica non si è mai persa?
Già nel 1300 Firenze era famosa per la sua produzione di pelle, ma l’attività conciaria nell’attuale distretto toscano (nel Valdarno inferiore, a cavallo fra le province di Firenze e Pisa) iniziò a svilupparsi in maniera massiccia verso la metà del 1800, traendo vantaggio dalle particolari caratteristiche del territorio: abbondanza d’acqua, eccedenza di manodopera in agricoltura, presenza di boschi da cui trarre le materie concianti. Oggi il distretto toscano del cuoio è leader mondiale nella produzione di cuoio da suola e di pelle conciata al vegetale.
Cosa risponde a chi dice che green non fa rima con lavoro e sviluppo?
Se si parte da una posizione tanto integralista, allora si arriva facilmente a concludere che l’intera storia dell’uomo sia stata un errore. Qualsiasi attività umana che implica la trasformazione di una materia prima in un prodotto finito, destinato ad altri usi porta con sé un impiego di energia e un impatto sull’ambiente. Io credo che la sfida sia essere coscienti di questo dato di fatto e investire costantemente in ricerca e sviluppo per ridurre sempre di più il nostro impatto sull’ambiente. Nel nostro caso, utilizziamo come materia prima un prodotto di scarto dell’industria alimentare, lo conciamo con estratti vegetali che non producono alla fine del processo di lavorazione un residuo di metalli pesanti difficile da smaltire, i reflui di scarico delle concerie sono convogliati a depuratori che depurano l’acqua prima di restituirla al ciclo naturale e con i fanghi si producono fertilizzanti per agricoltura. Il distretto toscano è all’avanguardia in questo settore, tant’è che ha ricevuto anche la certificazione ambientale Emas. Certo non dobbiamo adagiarci, c’è sempre margine di miglioramento. Noi non pensiamo di fare un prodotto ecologico, siamo sicuri di farlo secondo tradizione e ci impegniamo per farlo in maniera ecocompatibile.
Pensate di ampliare la gamma dei prodotti?
Facciamo pelle conciata al vegetale, in un’ampissima declinazione di varianti. Il nostro consorzio ha 23 concerie associate, tutte che producono pelle conciata al vegetale, ognuna con una sua collezione di articoli. Il nostro prodotto tradizionale è la “vacchetta” – pelle conciata al vegetale e ingrassata con grassi animali/vegetali, senza l’aggiunta di altro. Oltre a questo, a seconda della specializzazione della singola conceria, si producono articoli per calzatura, cintura, pelletteria in genere, arredamento, selleria, legatoria….
E quali sono i vostri progetti in futuro? Nuovi investimenti, nuovi mercati, assunzione di altro personale, eccetera?
Fin dalla sua fondazione il Consorzio e le concerie associate investono economicamente per promuovere le peculiarità della pelle conciata al vegetale in Italia e nel mondo verso tutti i possibili interlocutori della filiera pelle, con attività e materiali pensati di volta in volta per le esigenze di ogni singolo pubblico: approfondimenti e visite guidate in conceria per scuole e istituti di moda, seminari per la catena distributiva, ricerche, pubblicazioni sulle tendenze emergenti per stilisti e produttori, conferenze stampa per i giornalisti, materiali a garanzia dell’originalità e della qualità del pellame per i consumatori finali, mostre, seminari di approfondimento sul pellame conciato al vegetale ed eventi in Italia e nelle maggiori capitali mondiali della moda. Sedi prestigiose quali il Guggenheim Museum di New York, lo Spiral Hall di Tokyo, il Centre Pompidou di Parigi, il Natural History Museum di Londra ola Stazione Leopolda e il Palazzo Pitti di Firenze hanno fatto da cornice a questi importanti eventi che, nel tempo, hanno contribuito a rafforzare il prestigio del Made in Tuscany.Abbiamo intenzione di proseguire su questa strada, ponendo particolare attenzione sulla formazione delle giovani generazioni della moda e del design.
Cinzia Ficco

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