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Rubbettino, la storia di una casa editrice non allineata

Rubbettino: la dimostrazione che con la cultura si può mangiare e, soprattutto, dare da mangiare. Anche se non è allineata e si fa al Sud.

E’ la storia della casa editrice , fondata nel 1972 a Soveria Mannelli, un comune di tremila abitanti in Calabria, da Rosario Rubbettino, e guidata negli ultimi  diciannove anni da suo figlio Florindo (Cosenza, ’71) che, oltre ad aver dato vita ad una sorta di pensatoio liberale, ha creato vari posti di lavoro. I numeri? L’intero gruppo ha 85 dipendenti, di cui 13 lavorano per la casa editrice.

“Ma se parliamo dell’apporto dell’azienda allo sviluppo della Calabria – afferma Florindo, che all’Università del Molise tiene un corso di editing – può essere valutato sotto diversi punti di vista. Il primo è quello economico. La Rubbettino ha sede in un comune interno. Credo non sia difficile immaginare cosa rappresenti un’azienda come la nostra per un territorio simile in termini non solo di occupazione, ma anche di indotto. C’è, tuttavia, un secondo aspetto non facilmente misurabile in termini quantitativi. Mi riferisco al valore culturale che Rubbettino ha dato alla Calabria. Fino a poco tempo fa i soli scrittori calabresi, che sono riusciti a farsi conoscere oltre il Pollinosono stati quelli che avevano avuto la possibilità di pubblicare i propri lavori con un editore di caratura nazionale. Come sa, le dinamiche attraverso le quali un autore riesce a far parte del catalogo di un editore possono essere varie e, come la storia dell’editoria insegna, non sempre la qualità di un manoscritto è l’unico passaporto valido. Quello dell’editoria è un mondo fatto anche di relazioni, e per un aspirante scrittore calabrese riuscire a far parte del giro che conta, in un mondo in cui le case editrici hanno l’accento milanese o tutt’al più romano, è dura. Rubbettino ha consentito a molti scrittori – non solo calabresi, ma anche di altre regioni italiane – di valicare i confini regionali e raggiungere una platea più ampia. Non solo. Attraverso un meticoloso lavoro di scavo e ricerca stiamo riportando alla luce libri e autori del passato che, pur essendo spesso di grandissima qualità, rischiavano di essere completamente dimenticati”.

La casa editrice ha sempre fatto scelte toste. Oltre a non aver mai pensato di spostare la sede, è stata una delle prime a proporre libri sulla ‘ndrangheta e sul pensiero liberale, in particolare sulla scuola austriaca.

“Diciamo che amiamo da sempre essere tra i non allineati – conferma l’amministratore unico che ricorda quando girava per i corridoi dell’ex tipografia sin da bambino, sacrificando spesso parte delle vacanze estive per svolgere piccoli lavoretti- Amiamo dire le cose anche quando possono apparire scomode. In fondo il compito di chi si occupa di cultura deve essere anche quello di pungolare, stimolare un dibattito, offrire punti di vista diversi. Ha presente il famoso articolo di Sciascia pubblicato dal “Corriere della Sera” sui “professionisti dell’antimafia”? Era la recensione a un libro pubblicato da noi del compianto storico Christopher Duggan sulla mafia durante il fascismo. Parlando, invece, di ‘ndrangheta posso dirle, per esempio, che abbiamo pubblicato nel lontano 1990   “Alle origini della ’ndrangheta”  –  il primo libro di Antonio Nicaso – che ha scritto altri lavori di successo con il magistrato Gratteri. Per quel che riguarda il liberalismo, abbiamo fatto conoscere esponenti e teorie, in particolare, della Scuola Austriaca quando i riferimenti culturali in Italia erano altri. Oggi tutti si professano in qualche modo liberali e tutti, perfino i partiti di sinistra, riconoscono che l’economia di mercato è l’unica che possa garantire lo sviluppo e la democrazia. Se il paradigma di riferimento è cambiato, lo si deve anche al nostro lavoro”.

Ricchezza dalla cultura. Pensiamo a Matera.

“E’ una grande occasione – ci dice l’editore –  Sicuramente si tratta di una vetrina importante che avrà una grande ricaduta anche in termini turistici. Credo che al momento ci siano tutte le possibilità perché Matera diventi anche un laboratorio per sperimentare una nuova forma di sviluppo che sappia coniugare aspetti culturali e immateriali con altri di natura artistica, architettonica, paesaggistica e ambientale in un’economia di mercato caratterizzata da una dimensione post-industriale in cui la produttività, tradizionalmente intesa, cede il passo alla produzione e al commercio di servizi e contenuti. A Matera dico di imitare non modelli di sviluppo nati altrove, ma buone pratiche per innescare progetti virtuosi di sviluppo che partano dalla realtà concreta in cui si opera”.

Che effetto le fa sentire parlare di autonomia rafforzata, che alcune regioni del Nord vorrebbero – dicono –  anche per “stimolare il Sud”?

“Credo che questo modo di vedere risenta di un pregiudizio antico – ancora Rubbettino – e cioè ritenere il Meridione incapace di badare a se stesso e, pertanto, bisognoso di essere continuamente bacchettato e punito in modo tale da poter raddrizzare la rotta. Il Sud a mio avviso ha bisogno che lo Stato sia davvero presente per garantire uguali possibilità di sviluppo tra i territori: uguale sanità, uguale qualità delle infrastrutture, uguale qualità dei percorsi di formazione, uguale protezione dai fenomeni criminali. Il resto verrà da sé”.

Il sogno di Florindo?

“Vorrei poter continuare – ci fa sapere – a lavorare in una terra normale, in cui il lavoro che svolgiamo non sia visto come una eccezione e in cui le mie figlie possano crescere e affermarsi senza sognare di scappare per non ritornare. Mi piacerebbe pubblicare la versione liberale di Picketty, che mostri al grande pubblico come le teorie economiche di Hayek e Mises  abbiano senso anche per una società totalmente diversa da quella in cui sono state elaborate. E quindi anche oggi”.

Tre libri da suggerire?

“Scelta difficile – replica- ma mi sento di consigliarne tre freschi di stampa: il bel libro intervista di Nuccio Anselmo a Giuseppe Antoci “La mafia dei pascoli”, una bella storia di legalità e coraggio, la nuova edizione (con prefazione di Goffredo Fofi) di un piccolo prezioso classico della letteratura calabrese “I fatti di Casignana” di Mario La Cava, a testimonianza di quanto dicevo prima, a proposito dell’impegno della casa editrice per la riscoperta degli autori calabresi che altrimenti rischierebbero l’oblio. Infine il bellissimo libro dell’attivista rom  Valeriu Nicolae “La mia esagerata famiglia rom”, una dose piccola, ma efficace di antidoto contro il razzismo dilagante.

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Written by Cinzia Ficco

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