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Antonio Allegra: Post o Transumano? No, ecce Homo novus!

L’Associazione Luca Coscioni di recente ha lanciato Cibot, l’intelligenza artificiale per le libertà civili, la prima chatbot al mondo che dà risposte sul testamento biologico senza l’intermediazione umana. Qualche settimana fa Lee Sedol, il campione di Go, ha annunciato di ritirarsi per sempre, affermando che l’intelligenza artificiale è imbattibile. Ed è di qualche giorno fa la notizia della nascita del primo neurone artificiale in silicio, grazie ad una ricerca dell’università di Bath.

Cosa sta succedendo? Abbiamo oltrepassato i limiti in cui l’uomo non sa più cosa fare di Dio e siamo prossimi all’era in cui sarà il robot che non saprà più cosa far fare all’uomo? Stiamo lasciando il transumano per il postumano?

Lo chiediamo ad Antonio Allegra (Barcellona, 65), docente di Storia della filosofia all’Università per stranieri  di Perugia, autore di Visioni transumane. Tecnica, salvezza, ideologia un libro pubblicato da Orthotes due anni fa, studioso del rapporto tra uomo e macchina, che dice: “L’uomo così come lo conosciamo sembra destinato ad essere superato. Se sarà un uomo rafforzato dalla tecnologia o sostituito dalla tecnologia, non è facile stabilirlo. Dunque, sarei cauto. Progetti come Cibot nascono per un’esigenza reale. La mediazione umana non è più necessaria, ma il prodotto tecnologico ha una finalità importante: ridà centralità alla cittadinanza.  E quello dei diritti potrebbe diventare per l’Europa e quindi l’Italia, il campo in cui specializzare le tecnologie. In un contesto come quello europeo, almeno nei programmi attento a diritti umani e partecipazione, ci si aspettano investimenti in questo campo. Bisogna, però, stare attenti.

A cosa?

Ogni progresso tecnologico in questo settore è irrimediabilmente ambivalente: genera controllo e chiusura almeno quanto promette partecipazione e cittadinanza. Servirebbe una visione critica, non appiattita sull’innovazione, ma mi pare un’istanza utopistica.

Cosa resterà dei territori dell’umano, per ricordare il titolo di un libro uscito da poco e scritto da Franco Rella? La tecnologia potrà risolvere il dolore dell’uomo?

Non so fare previsioni sull’immortalità ventura, che è la promessa più impegnativa dei transumanisti, e neanche sulle altre istanze apparentemente più modeste, che contengono tutte il progetto di superare la fragilità umana. Non escluderei che alla fine siano, come qualcuno sospetta anche tra i transumanisti, proprio le intelligenze artificiali, i veri esseri transumani prossimi venturi. Se qualcosa del genere dovesse succedere entreremmo in una terra incognita ossia un vero territorio transumano. Ma non c’è ancora da preoccuparsi. Parliamo di macchine senza autocoscienza e a pensarle e realizzarle, c’è ancora l’uomo. Ma come ho sostenuto nel mio libro, il transumanesimo mira a un potenziamento, anzi un perfezionamento, dell’uomo. Il progetto, o sogno, è di un uomo immortale, appunto, o almeno assai longevo, che resta giovane e prestante, più intelligente e anche più felice. E per la prima volta la concreta pianificazione di questo progetto è totalmente affidata alla tecnica, non solo in veste di medicina. La tecnologia potrà sostituire la religione. Quindi la salvezza dell’uomo non starà più in Dio.

E cioè?

L’uomo, con la tecnologia nelle sue mani, è in grado di compiere operazioni che la tradizione attribuisce a Dio: in questo senso l’uomo diventa Dio. Si può pensare al futuro come allo stadio finale di un’umanità effettivamente trasformata e migliorata, come da progetto transumano. Sarebbe come se ci trovassimo anche così dopo l’uomo, appunto.

Perché dice “anche così”?

Perché c’è un’altra accezione del postumanesimo. Alludo ad un progetto diverso, in cui viene abolito l’antropocentrismo, in nome del ritorno al flusso della vita e dell’evoluzione di cui riconosciamo di far parte. Senza più confini di specie, potremmo diventare parte di una vita capace di costante mescolanza e ibridazione. Non si tratta di andare oltre l’uomo, perfezionandolo, ma di superarlo, negandone la diversità dalle altre manifestazioni del divenire delle forme di vita. E’ il tema su cui sto lavorando al momento e su cui conto di fare uscire un altro libro nel corso del 2020. Come si vede, sono in discussione tesi molto diverse, spesso ferocemente critiche le une con le altre, ma accomunate dal rifiuto dell’uomo così come è. Ma al di là di come questo uomo nuovo sarà, dovremo stare attenti agli sviluppi della tecnologia sull’informazione, ai dati che carichiamo online e che vengono utilizzati da altri, alle bolle comunicative entro cui ci chiudiamo. Guardi, se ci pensiamo bene, già oggi è possibile superare i confini del nostro corpo e non morire mai, lasciando tracce, per esempio, sui social media. Foto, canzoni, post di diverso tipo che si possono raccogliere e usare con profili diversi dai nostri. La nostra memoria eterna, sì. Ma come viene tutelata? Di questo dovremmo preoccuparci. In ogni caso, prepariamoci  a ripensare la tradizione occidentale dell’umanesimo, a cui apparteniamo da forse duemilacinquecento anni. Cosa sarà dell’uomo nell’era digitale? Forse non scompare, ma certamente viene ripensato e messo in crisi.

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