“Secoli fa nei Sassi di Matera era abitudine accendere, al tramonto, un lume davanti a ogni porta. Così a quelli che erano sopra pareva di vedere, là sotto, un altro cielo luccicare di stelle. Quelle luci si sono riaccese, i Sassi sono infine usciti dal buio della dimenticanza e dell’onta del disprezzo. Sono tornati alla poesia. E sono ancora lì come lezione per il Sud e gli altri”.
E’ con questa immagine della capitale della cultura europea 2019 che Lino Patruno,
giornalista e saggista, per tredici anni direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno, docente di giornalismo all’Università di Bari, chiude il suo ultimo libro, intitolato IL meglio Sud- Attraversare il deserto, superare il divario, edito da Rubbettino.
Poco più di trecento pagine in cui è possibile scoprire un Meridione che sorprende e accende. “Un sud – scrive Patruno – senza il quale l’Italia non potrebbe andare avanti. Un Sud con inaspettati primati produttivi nazionali. Un Sud le cui aziende sono più robuste di quelle di interi Stati europei. Un Sud che va su Marte a caccia di marziani. Un Sud in cui nascono i locomotori per l’alta velocità ferroviaria. Un Sud con la maggiore inventrice italiana. Un Sud dove creano l’aereo superleggero più veloce del mondo. Dove ideano la stoffa alla vitamina e i più avanzati droni tuttofare. E gli abiti da vip e il gessetto scolastico intelligente. E il bracciale magico e il robot maggiordomo. Un Sud che ha la più grande fabbrica d’Italia. Un Sud con più operai del Nord. E con la terza città d’Italia. Un Sud che esporta nel 91 per cento dei Paesi del mondo. Un Sud capace di vendere granite e ghiaccioli agli eschimesi e di sfornare un panettone più gustoso di quello milanese. Di vincere il Nobel dell’informatica e di diagnosticare molto prima alcune malattie. Un Sud con tanti giovani che restano invece di partire. E con tanti giovani che tornano per restarci”.
E tutto per merito dei cento Mosè, dei nuovi cento Ribelli, elencati nel libro, e che fanno, appunto, Il meglio Sud, quello della resistenza economica, ma anche sociale, che si oppone alla mafia e prova ad “attraversare il deserto”, per usare un’espressione cara all’autore, il quale, non manca di dedicare alcune pagine del suo lavoro anche ai cosiddetti Musei degli orrori contro il Sud.
“Il divario con il Nord c’è – afferma Patruno – e va superato. Tanto per citare qualche esempio, Napoli e Bari. le due maggiori città del Mezzogiorno a 154 anni dall’unità d’Italia, non sono ancora unite da un treno diretto. Tornando a Matera, fra le città più antiche della Terra, beh, non sarà facile per chi non è lucano, arrivarci. Abbiamo visto che è l’unica città italiana non ancora raggiunta dalle Ferrovie dello Stato diventate intanto Trenitalia. E’ come se Matera non fosse Italia. Ma la voglia di attraversare il deserto non ci manca. Basta solo smetterla con lo spot nazionale dalli al Sud, che, tra le altre cose, non saprebbe spendere i fondi europei (le pagine 122-123 e 124 sono dedicate all’argomento. ndr) e smettiamo di fare noi stessi autogoal, quattordici quelli più rilevanti. Li descrivo nel libroi”.
In questa intervista Patruno solleva anche qualche appunto a Massimiliano Capalbo, imprenditore calabrese, che ha pubblicato di recente La terra dei recinti, edito da Rubbettino e che a TipiTosti aveva detto: Smettiamo di parlare di questione meridionale. Se ne avvantaggiano solo certa politica e certi opinionisti. I meridionali devono farsi istituzione e non aspettare l’aiuto dallo Stato. Il Sud può farcela solo se viene abbandonato a se stesso”.
Lino, perché hai sentito la necessità di scrivere un libro sulle eccellenze del Sud? Si continua a pensare che il Mezzogiorno sia una valle di lacrime?
Be, è un libro sulle eccellenze del Sud perché ci sono e pochi le conoscono, a cominciare dai meridionali. I miei casi di eccellenza smentiscono che il Sud sia solo un deserto o una valle di lacrime. E, anzi, fanno capire cosa il Sud potrebbe essere, per se stesso e per l’Italia, se non continuasse a essere danneggiato dalle politiche governative. Alludo, per esempio, alle infrastrutture. Perché l’alta velocità ferroviaria solo al Nord? Penso che alcune misure adottate dal Governo impediscano al Sud di unire le sue forze, fare squadra, diventare massa critica, diffondere lo spirito delle eccellenze.
Fai un altro esempio.
La spesa pubblica, che al contrario di quanto si crede, è maggiore al Nord che al Sud, con grave pregiudizio dei servizi essenziali e col Sud per questo inevitabilmente sempre agli ultimi posti per la qualità della vita. Il nostro Sud accusato, quando bisognerebbe chiedergli scusa.
Quindi è un libro rivolto solo al Governo?
E’ per i meridionali, i settentrionali, e le tante tante inefficienti amministrazioni locali.
I tuoi cento Mosè vanno a sbattere con le anticipazioni del Rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno 2015, presentate il 30 luglio 2015 a Roma. http://www.svimez.info/index.php?option=com_content&view=article&id=335&lang=it Anche se il professore Federico Pirro le smentisce e dice che la Svimez è diventata una fabbrica della lagna. http://www.ilfoglio.it/economia/2015/08/03/svimez-sud-italia-vi-spiego-diventata-la-fabbrica-della-lagna___1-v-131471-rubriche_c361.htm
I dati Svimez sono purtroppo esatti. Il Sud attende sempre di essere trattato come il resto d’Italia perché nascere a Sud non deve essere un danno. Ma ci sono i cento Mosè, soprattutto i giovani delle imprese faidate e delle start up, che l’aiuteranno a fare la traversata del deserto della quale parla l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno.
Qual è la regione con più Mosè, quindi quella più tosta?
Dipende anche dai programmi regionali di sostegno all’imprenditoria giovanile. Da questo punto di vista la più tosta è di sicuro la Puglia. Basta seguire quelli che si chiamano i laboratori di incubazione, dove maturano le idee innovative. Basta seguire il programma regionale Bollenti spiriti in Puglia e altri analoghi in altre regioni del Sud. Ma chi legge il libro troverà sorprese quasi incredibili ovunque al Sud.
Di cosa hanno bisogno questi Mosè?
Hanno bisogno che il Sud sia trattato almeno come il resto d’Italia. Io dico sempre: non soldi, ma opere di bene, cioè infrastrutture, appunto. Insomma, non si deve essere costretti a essere Mosè per fare al Sud ciò che altrove è tutto più facile perché i mezzi a disposizione sono maggiori. Con una prospettiva incoraggiante: Internet. Cioè un mezzo che tendenzialmente cancella la geografia, riduce i divari territoriali. Non per niente gran parte dei Mosè sono nati con Internet. Ma di una sola infrastruttura ha bisogno Internet: la banda larga. Anche questa inesorabilmente il doppio al Nord rispetto al Sud. Ci siamo capiti?
Qualche settimana su TipiTosti Massimiliano Capalbo, imprenditore calabrese, ha voluto provocare. http://www.magazine.tipitosti.it/articolo/calabria-sulle-orme-di-un-eretico-massimiliano-capalbo–rubbettino-la-terra-dei-recinti–sila–sud-/Imprenditori Capalbo attribuisce buona parte delle responsabilità dei mali del Sud alla incapacità dei meridionali di rischiare, alla loro diffidenza, alla incapacità di sfruttare i talenti. Si compiacciono di passare per vittime. Cosa ne pensi?
Penso che ogni tanto lo trovi qualche Mandrake in giro. Scherzo. Fra l’altro di Capalbo parlavo già nel mio precedente libro Ricomincio da Sud, e lui scrive per il mio stesso editore, che è una eccellenza del Sud. Il fatto è che quando si parla di Sud, ci sta tutto: anche le cose che lui dice, per carità. Mi chiedo, però, solo una cosa fra le tante: se Capalbo non sarebbe avvantaggiato da un’autostrada Salerno Reggio Calabria non in costruzione da oltre 50 anni. O da uno Stato che fosse più presente contro le mafie. Questo non vuol dire che non si può fare, e infatti lui fa. Ma non vuol dire neanche vittimismo.
Il Sud può salvarsi se fa tesoro delle sue ricchezze, dice ancora Capalbo. Stop ai neocolonialismi e al tentativo di imitare il Nord.
Allora parliamoci chiaro: il Sud non si salva col sole e col mare, col turismo e col dio Pan. Importanti, vero. Ma nessuno sviluppo si è fatto al mondo senza la fabbrica. E poi è anche il Nord che ha bisogno del Sud: l’Italia non crescerà mai se non fa crescere il Sud. E’ cresciuta solo quando è cresciuto il Sud, ma con un massiccio programma di investimenti, non con le morali sulla mentalità. L’Italia col Sud sarebbe una Ferrari, ma preferisce restare una Topolino.
Cinzia Ficco
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