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Storia di Margherita. La felicità non passa sempre dal miracolo

“Mi chiamo Margherita, vengo da Giarre, ho un marito, tre figli e una metastasi ossea al quarto stadio che è un grande limite perché da essa dipendo, poiché non posso programmare nulla della mia vita, né della mia giornata, né dell’stante che viene dopo”. Luglio 2012.

Con questo incipit comincia la storia di una donna che all’epoca aveva 45 anni e che non si è mai arresa alla sua malattia, apparsa nel 2010.

L’ha raccontata Mario Tamburino (Soletta, Svizzera, ’63) docente di Lingua e Letteratura inglese al Liceo Classico Umberto I di Ragusa, in un libro, pubblicato l’anno scorso da Edizioni san Paolo, intitolato: Storia di Margherita – La felicità non passa sempre dal miracolo”.

Come una risata scrosciante nel reparto di oncologia, come la forza straripante del gusto di vivere che non si lascia fiaccare dai chemioterapici, come un io che non si lascia ridurre alla sua malattia, la storia di Margherita Ruberto incuriosisce e attrae perché porta un imprevisto dentro la quotidianità.

Il dramma c’è, ma non mancano la forza e l’umanità di Margherita . Quindi un testamento di grande coraggio il suo, che ci arriva attraverso un epistolario fitto di messaggi whatsapp e email. Margherita non è rimasta sola a combattere la sua battaglia, durata sei anni. Accanto a lei, la famiglia e gli amici che si era fatta al Nord, dove si era trasferita, lasciando la Sicilia.

Il 7 dicembre di cinque anni fa il cancro ha avuto il sopravvento, ma come fa intendere Daniele Mencarelli nella Prefazione, il suo esempio è un fascio di luce che squarcia il lutto e il pessimismo. “Margherita come altre grandi figure della storia umana, arriva alla visione definitiva di ciò che è davvero la vita. Vita come dono. Dono di Vita. Questa è l’unica grande e vera rivoluzione. Concepirsi come atto d’amore. Accogliere ogni cosa come fioritura del bene. Non a tutti è concesso questo traguardo, ci si arriva solo attraverso l’esercizio della lealtà e della disponibilità assoluta. Non di meno, avendo al proprio fianco persone dotate di ardimento”.

Margherita ha avuto sempre accanto suo marito, Giancarlo e i suoi tre figli Riccardo, Mariele e Martina, “cresciuti con la consapevolezza che il male esiste e occorre combatterlo”, come aveva insegnato loro Margherita, quasi sempre “cristallina, temeraria, allegra e coraggiosa”. Come la ricordano amici e parenti.  

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