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Emiliano Aiello sulle orme di Omero

Il sogno di Omero. La metafora di un viaggio. Il progetto di Emiliano Aiello, nato a Roma, nel ’75, laureato in lettere con una tesi in Filmologia, di professione regista – dipendente pubblico.

“Il progetto è nato più o meno nel 2006 – racconta Emiliano – quando risiedevo a Barcellona. Era un periodo in cui i miei sogni erano molto vividi, in cui le descrizioni erano ricche di immagini e particolari. Allora mi sono chiesto: ‘Ma chi non può vedere nel quotidiano, come sogna? Di qui l’idea di un docu-film sui sogni dei non vedenti. L’ho chiamata il Sogno di Omero, perché Omero, nell’immaginario collettivo, anche se non si sa se sia mai esistito, è cieco ed è anche il primo poeta dell’Occidente che parla dei sogni”.

A cosa serve un progetto come il tuo?

L’obiettivo è mettere per immagini i sogni raccontati da persone che non possono vedere e cercare di farli comprendere anche a loro attraverso l’audiodescrizione. Altra cosa importante è riflettere su un momento comune a tutti, che è quello del sonno, in cui tutti siamo soli e vulnerabili alla stessa maniera.

Per fare questo hai coinvolto dei ciechi. Come li hai selezionati?

Ho coinvolto cinque persone cieche dalla nascita Rosa, Domenico, Gabriel, Daniela e Fabio.  Il primo step è stato contattare la UICI  http://www.uiciechi.it/e presentare il progetto. Successivamente, attraverso la loro mailing list, la mia richiesta di collaborazione ha girato tra gli utenti. Mi hanno risposto in molti e alla fine ho scelto per vari motivi i cinque personaggi de Il sogno di Omero.

Cosa ti hanno raccontato sui loro sogni?

Più o meno tutti avevano già precedentemente raccolto dei diari registrati in cui raccontavano i loro sogni. Lo avevano fatto grazie ad una ricercatrice, che si chiama Claudia Bellucci. Nei loro diari, a seconda del loro carattere e della loro indole, c’erano sogni, descritti esattamente come farebbero tutti, alcuni con più particolari, alcuni più scarni.

Cosa sognano i ciechi?

Sognano quello sognano tutti. I sogni sono creati dal nostro inconscio e l’inconscio è uguale per tutti. Loro descrivono delle cose che per noi rappresentano delle immagini. Non creano immagini, ma racconti ricchi di particolari, che possono essere tradotti in immagini.

Cosa ti ha impressionato di più dei loro sogni? 

Di primo impatto mi ha sorpreso che fossero esattamente uguali ai miei. Anzi, i miei sono forse meno ricchi di particolari. Più avanti ho capito che erano così perché raccontati attraverso tutti gli altri sensi, quindi più ricchi di sfumature.

Stai mettendo insieme le loro storie per farne un film, vero? 

Sì, il film che stiamo realizzando parte da loro e si snoda attraverso i loro contributi. Saranno allo stesso tempo sceneggiatori, perché racconteranno i loro sogni ed attori. Un’esperienza nuova per me e per loro. E’ un film sui ciechi, interpretato da ciechi.

A che punto siete?

Forse, dopo l’ultima settimana di ripresa in questi giorni siamo ad un quaranta per cento del prodotto. Anche perché quando si va a girare così, in totale libertà, e si sta insieme per tanto tempo, vengono di continuo idee nuove. L’idea è quella di raccontare un film metaforico che renda immagini i racconti dei sogni di ciechi dalla nascita. Questo racconto è anche la metafora di un viaggio. Un viaggio che potrebbe essere anche semplicemente il vivere, la vita.

Qual è stata la difficoltà più grande di questo progetto?

La difficoltà principale è stata quella di capire cosa raccontare e come farlo. Ora sicuramente è la mancanza di risorse. Ci sono troppe spese. Eppure tutte le persone che hanno lavorato fino ad ora l’hanno fatto gratis. Le spese per produrre un film, per quanto indipendente, sono, comunque, molte. Per superarle abbiamo pensato al lancio di una campagna di raccolta fondi su Indiegogo, piattaforma di Crowdfunding. Stiamo cercando risorse, non volendo passare per ora attraverso le istituzioni, che ci farebbero sentire meno indipendenti. https://www.indiegogo.com/projects/il-sogno-di-omero-the-dream-of-homer, Ci trovate sul sito sotto Il sogno di Omero. Mancano solo due settimane alla fine di questa raccolta fondi, chiamiamola dal basso. Puntiamo ai 10000 euro, che ci permetterebbero di terminare le riprese e arrivare al film. Abbiamo l’aiuto del Centro Produzione Audiovisivi di Roma Tre, che ci sostiene con le attrezzature di ripresa e le sale di montaggio.

Hai partner, magari all’estero?

No, per ora non ne abbiamo, ma è una via da percorrere, soprattutto per permettere la post-produzione.

Perché sostenere il vostro progetto?

Secondo me si dovrebbe aiutare questo tipo di prodotto perché per la prima volta non si vuole raccontare il mondo dei ciechi solo affrontando le tematiche sociali dell’handicap, ma raccontare qualcosa di più universale, che accomuna tutti. Come ho detto, nel sonno tutti siamo uguali, indifesi. Credo che raccontare i loro sogni serva ad uno scambio reale tra noi e loro. Così non ci si limita ad osservare quello che loro fanno, come vivono, ma si va più in là. Si cerca di comprendere il loro mondo interiore e forse possiamo scandagliare anche il nostro. Possiamo imparare a vivere i nostri sogni anche attraverso gli altri sensi.

Ti senti un tipo tosto?

Più che tosto, mi sento caparbio e sognatore. Credo che con il tempo tutte le cose che si desiderano possano realizzarsi. Sono anni che lavoro al progetto. Avrei potuto mollare mille volte, ma ora so che si sta realizzando.

E tu cosa sogni?

Di finire e far arrivare a più persone questo progetto. Secondo me si deve vivere attraverso un sogno per volta.

Cos’è  alla fine un sogno?

Ti rispondo con le parole di uno dei protagonisti: ‘Esiste una realtà che tutti conosciamo: questo è un sogno o un link nello spazio – tempo? Una vita che avrei potuto vivere e non ho vissuto, oppure una vita che vivrò? E chi lo sa?’

                                                                                                                                                                                                      V.F.                                                                  

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